Virus in Cina, lo studio su «Lancet»: possibili casi di pazienti asintomatici

Un bambino senza sintomi

Gli studiosi di Hong Kong hanno preso in esame una famiglia cinese di sei persone che ha fatto un viaggio a Wuhan tra fine dicembre e inizio gennaio, per poi rientrare a Shenzhen (provincia di Guangdong): cinque (tra i 36 e i 66 anni) sono risultati infetti – con febbre, sintomi respiratori, diarrea – e hanno contagiato un altro membro della famiglia che non era stato a Wuhan. Nessuno ha frequentato mercati o avuto contatti con animali. Un bambino di 10 anni dello stesso gruppo familiare, pur non presentando febbre, è risultato positivo al coronavirus. Va precisato comunque che non si può escludere che il test per il virus sia stato eseguito prima che lo stesso avesse completato il periodo di incubazione, durante il quale i sintomi sono assenti.

Lo stress fa venire i capelli bianchi (adesso lo conferma anche la scienza)

Lo stress fa venire i capelli bianchi: a dirlo non sono più solo le leggende popolari (si pensi a Maria Antonietta, i cui capelli diventarono bianchi in una sola notte quando venne catturata durante la Rivoluzione francese, oppure la trasformazione del presidente Barack Obama prima e dopo l’ingresso alla Casa Bianca), ma anche la scienza. Una ricerca condotta tra Stati Uniti e Brasile sotto la guida di Ya-Chieh Hsu dell’Università di Harvard e pubblicata sulla rivista Nature ha stabilito un nesso fra il sistema nervoso e le cellule staminali che rigenerano i pigmenti (nei topi di laboratorio). La scoperta è avvenuta per caso: gli scienziati stavano conducendo uno studio sul dolore sui topi dal pelo scuro e hanno quindi somministrato alle cavie una tossina per indurre il dolore. Meno di un mese dopo il pelo degli animali era diventato completamente bianco. A quel punto il team di studiosi ha voluto indagare più a fondo, per capire se il fenomeno dipendesse dallo stress indotto dal dolore e quindi dall’attivazione delle fibre del sistema nervoso simpatico. Ha quindi messo a punto un esperimento molto semplice: dopo aver iniettato la tossina nei topi, i ricercatori hanno trattato gli animali con un farmaco in grado di inibire la trasmissione alle fibre nervose simpatiche.

Cellule staminali

«Il processo di perdita del colore del pelo è stato bloccato dal trattamento» ha spiegato Thiago Mattar Cunha dell’Università di San Paolo in Brasile. «Sotto stress, il sistema nervoso simpatico è molto più attivo e questa dovrebbe essere in genere una buona cosa – ha sottolineato in una nota Ya-Chieh Hsu -, ma la sua attivazione rilascia grandi quantità di un neurotrasmettitore chiamato noradrenalina che, per quanto ci consenta di agire rapidamente di fronte a una situazione di pericolo, viene però assorbito dalle cellule staminali che rigenerano il pigmento responsabile del colore dei capelli e che si trovano nel bulbo pilifero, favorendone così la rapida riduzione. Gli esperimenti sui topi hanno quindi mostrato come tutte le cellule staminali che rigenerano i pigmenti vengano perse in pochi giorni: una volta sparite, non è più possibile rigenerarle. Questi risultati potrebbero aiutare a fare luce su come lo stress influisca su altri tessuti e organi e aprire quindi la strada per nuovi studi, volti a indagare come modificare o bloccare gli effetti dannosi dell’affaticamento eccessivo».

Sigarette elettroniche sempre più popolari sui social media

Sui social network i commenti positivi sulle sigarette elettroniche sono di gran lunga più popolari delle campagne sui rischi legati al fumo volute dalle istituzioni. A misurare, numeri alla mano, la popolarità delle e-cig è uno studio appena pubblicato sulla rivista Frontiers in Communication che ha analizzato il contenuto di oltre 200mila post pubblicati su Instagram, mettendo in evidenza che ogni 10mila hashtag che promuovono l’uso delle sigarette elettroniche ne viene diffuso uno con contenuti anti-svapo.

Qualsiasi tipo di fumo è vietato ai minorenni

L’indagine nasce da un gruppo di ricercatori californiani dell’Università di Berkeley che ha voluto misurare notorietà e diffusione delle e-cig fra i giovani, soprattutto dopo la campagna anti-fumo istituzionale «The Real Cost» (il vero costo) voluta nel 2018 dalla Fda (la Food and Drug Administration, il corrispettivo della nostra Agenzia Italiana del Farmaco, Aifa) con il preciso intento di spiegare ai ragazzi i danni legati al fumo e nel tentativo di limitare quella che gli specialista statunitensi hanno definito come «un’epidemia da svapo» fra i teenager. Stando alle statistiche in America un ragazzo su tre svapa ma il trend, per l’Organizzazione mondiale della sanità, riguarda tutti Paesi, Italia compresa. Anche se, ufficialmente, non esistono dati mirati su adolescenti e sigarette elettroniche, perché va ricordato che la vendita di prodotti da fumo (tabacco o elettronico) è vietata ai minori di 18 anni.

L’aritmia ventricolare per la prima volta trattata con i protoni

Per la prima volta al mondo un paziente con aritmia ventricolare è stato trattato con un fascio di protoni che ha colpito, in modo mirato e con un ridottissimo impatto sui delicati tessuti circostanti, la parte del cuore responsabile dei battiti cardiaci irregolari. L’intervento, messo a punto in collaborazione con la Fondazione Irccs Policlinico San Matteo, è stato eseguito al Cnao di Pavia.

Aritmia ventricolare aggressiva

Il Cnao è il Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica, una delle 6 strutture al mondo dotate di acceleratori capaci di generare fasci di protoni e ioni carbonio, utilizzati in genere per la cura dei tumori radioresistenti e non operabili. «La scelta di utilizzare l’adroterapia con protoni, forma avanzata di radioterapia per la cura dei tumori, per il trattamento di una patologia cardiaca – si legge in un comunicato di Cnao e San Matteo – è nata dalla necessità di contrastare una forma particolarmente aggressiva di aritmia ventricolare che non aveva risposto efficacemente sia ai trattamenti tradizionali sia a quelli più avanzati (plurimi farmaci, ablazione invasiva tramite radiofrequenza e chirurgia toracica sul sistema nervoso cardiaco) e che determinava nel paziente continue e pericolose alterazioni del ritmo cardiaco».

Tumore della vescica: in Europa 6.500 casi legati a contaminanti presenti nell’acqua del rubinetto

Italia fra i 9 Paesi con valori elevati

«Il dato rassicurante è che in media nella popolazione europea i livelli di trialometano nell’acqua potabile sono risultati molto al di sotto della soglia massima consentita con 11,7 microgrammi per litro in confronto ai 100 fissati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e ai 30 fissati per alcuni di essi dalla Direttiva CE come limite massimo – commenta Renzo Colombo, vice-presidente della Società Italiana di Urologia Oncologica (SIUrO) e coordinatore dell’Area di Attività Assistenziale Uro-oncologica dell’Unità Operativa di Urologia dell’IRCCS San Raffaele di Milano -. In nove Stati, però, la concentrazione delle sostanze è risultata superiore al valore massimo, tra i quali l’Italia, oltre a Cipro, Estonia, Ungheria, Irlanda, Italia, Polonia, Portogallo, Spagna e Regno Unito. Il risultato dell’indagine appena pubblicata sollecita quindi il rispetto delle normative comunitarie anche attraverso il ricorso a tecnologie più sicure per il trattamento dei trialometani nelle acque contaminate ricorrendo ad esempio alle tecniche in cui i composti volatili vengono estratti dalla fase fluida o ai sistemi filtranti a carboni attivi che possono essere adottati anche per il trattamento le acque di rubinetto delle unità abitative».

Tumori, in Italia sopravvivenza più alta che nel resto d’Europa

Se lo chiedono, almeno una volta, migliaia di connazionali che affrontano una diagnosi di cancro come malati in prima persona o assistendo una persona cara: devo andare all’estero a farmi curare? Non ci saranno più speranze di guarire se vado dal luminare oltre confine? La risposta è scientifica e sta nelle statistiche ufficiali: in Italia i tassi di sopravvivenza a cinque anni dalla scoperta di una neoplasia sono più elevati rispetto alle media europea. A ricordarlo sono gli esperti riuniti a Bari per la presentazione del rapporto «State of Health in the EU: Italy. Country Health Profile 2019». Basta guardare i numeri dei tipi di cancro maggiormente riscontrati nelle persone: per il tumore alla prostata (il più diffuso fra gli uomini) la sopravvivenza nel nostro Paese è del 90% contro una media dell’87% nel resto d’Europa; per quello ai polmoni (terzo più frequente nella popolazione) è del 16% in Italia e del 15% in Ue; per quello al seno (il più comune nelle donne) dell’86% da noi contro l’83% europeo; per il carcinoma colon-rettale (secondo nella diffusione nel nostro Paese) rispettivamente del 64% e 60%. 

Ssn promosso: cure efficaci e tempestive

Il Rapporto di Salute nell’Unione Europea è un’iniziativa biennale che presenta a rappresentanti politici, gruppi di interesse e operatori sanitari, una panoramica a livello dell’Ue dei profili sanitari per Paese, mettendo in evidenza le caratteristiche specifiche di ciascuno Stato membro e le relative sfide che saranno presentate insieme ad una relazione di accompagnamento in cui la Commissione trae conclusioni trasversali. La Regione Puglia ospita oggi a Bari una delle quattro tappe europee di presentazione del Rapporto: le altre saranno ad Atene, Stoccolma ed Helsinki. «Il Sistema sanitario nazionale – si legge nel volume – fornisce di norma cure efficaci e tempestive per i pazienti oncologici» e il nostro Ssn italiano viene promosso per la sua efficienza: «L’Italia – è scritto – registra il secondo tasso più basso di mortalità prevenibile nell’Ue, dopo Cipro».

Sul «Corriere Salute»: il cervello sa rigenerarsi (e noi possiamo aiutarlo)

Pubblichiamo in anteprima una parte dell’articolo di apertura del nuovo «Corriere Salute». Potete leggere il testo integrale sul numero in edicola gratis giovedì 16 gennaio oppure in Pdf sulla Digital Edition del «Corriere della Sera».

È senz’altro l’esempio più spettacolare della straordinaria plasticità del cervello e della sua capacità di adattarsi e compensare i danni a cui può andare incontro: l’emisferectomia, l’asportazione neurochirurgica di un emisfero cerebrale, metà del cervello. Impensabile per l’altro organo simbolo del corpo umano, il cuore. Invece l’asportazione di metà cervello non solo è compatibile con la vita, ma dà il via nella metà restante a un processo spontaneo di profonda ristrutturazione interna che consente di recuperare gran parte di quelle funzioni che erano svolte dalla metà mancante. L’emisferectomia viene effettuata per gravi disturbi, come certe forme di epilessia intrattabile che scatenano centinaia di attacchi al giorno e che sarebbero incompatibili con la vita ed è sovente praticata in età molto precoce, in modo da contrastare il disturbo prima che arrechi ulteriori danni, ma anche perché il cervello infantile può meglio mettere in campo tutte le potenzialità di recupero permessa dalla plasticità cerebrale.

Cina, mappato il genoma del virus «Condivideremo i dati con l’Oms»

Una quarantina di contagi e un morto: in Cina, e non solo, desta preoccupazione il focolaio di polmonite virale che si è scatenato a dicembre a Wuhan, la più popolosa città della Cina orientale. Il responsabile è un virus della stessa famiglia di quello che provoca la Sars (severe acute respiratory syndrome), malattia che tra il 2002 e il 2003 ha ucciso più di 700 persone tra Cina e Hong Kong. Gli scienziati cinesi però hanno fatto un grosso passo avanti, completando la mappa genetica del nuovo esemplare della famiglia dei coronavirus (il nome è dovuto alla forma a corona): la notizia è stata pubblicata sul sito della rivista Science, che ha intervistato Xu Jianguo, direttore del Laboratorio nazionale cinese per la prevenzione e il controllo delle malattie infettive.

Le informazioni all’Oms

I frammenti del virus dai quali è stata estratta la sequenza genetica sono stati prelevati da 15 persone con i sintomi della misteriosa forma di polmonite. Sulla base dei dati preliminari, ha spiegato Xu, il nuovo virus è simile a un ceppo noto veicolato dai pipistrelli, mentre sarebbe diverso dal coronavirus responsabile delle due gravi infezioni che finora hanno colpito l’uomo, ossia la Sars e la Mers (Middle East respiratory syndrome). La Commissione Sanitaria Nazionale cinese ha annunciato che, per tutelare la sicurezza della salute a livello globale, condividerà con l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) le informazioni sulla sequenza genomica del virus rilevato nei casi di polmonite virale. La richiesta era stata fatta dalla stessa Oms il 9 gennaio. Quella dei coronavirus è una famiglia molto numerosa, alla quale appartengono ceppi in grado di colpire l’uomo e altri che circolano negli animali (per esempio cammelli, gatti e pipistrelli). Secondo i Centers for Disease Control and Prevention statunitensi, il virus si sarebbe sviluppato nei mercati di pesce e animali.

Mesotelioma, arrivano le linee guida per curare al meglio tutti i malati

Raro, ma ancora spesso letale, il mesotelioma pleurico maligno resta un «big killer» molto difficile da curare. Durante i lavori del congresso della European Respiratory Society (ERS) gli specialisti della maggiore società scientifiche internazionali, riuniti recentemente a Madrid, hanno però presentato le nuove linee guida su questa patologia, che nella pratica clinica forniscono gli strumenti necessari a tutti i medici per poter trattare al meglio e in modo omogeneo i pazienti, utilizzando l’esperienza dei ricercatori più competenti al mondo.

Linee guida: quali esami e quali terapie servono nei vari stadi

Il mesotelioma è una neoplasia particolarmente aggressiva che colpisce il mesotelio, una membrana fibrosa che riveste vari organi e strutture tra cui i polmoni e la parte interna della gabbia toracica (pleura), il cuore (pericardio), l’intestino (peritoneo) e i testicoli. «Fino ad ora non esistevano delle linee di condotta comuni sul mesotelioma pleurico, valide per tutti gli specialisti europei – spiega Giuseppe Cardillo, primario di Chirurgia Toracica al San Camillo Forlanini di Roma, che è fra i coordinatori dei lavori e ha presentato le linee guida al congresso ERS in Spagna -. Per mettere a punto queste indicazioni è servito lo sforzo congiunto di 30 ricercatori (suddivisi fra pneumologi, oncologi, chirurgi toracici, radioterapisti e patologi), che hanno analizzato gli studi condotti in letteratura e, seguendo specifici criteri scientifici, hanno tirato le somme di cosa è meglio fare per chi si ammala di questo tumore. Il risultato sono queste raccomandazioni, che indicano quali esami e terapie sono più indicati nei vari stadi della malattia».

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