Viale: «Il focolaio a Bologna? Ce ne saranno altri, dobbiamo essere rapidi e spegnere subito gli incendi»

Professor Viale, il focolaio di Bologna è preoccupante?
««Non ci ha sorpreso, chi conosce l’epidemiologia si chiedeva quando sarebbero comparsi i primi cluster, non “se” sarebbero comparsi. Per quanto riguarda il focolaio a Bologna, parliamo un paio di soggetti malati e decine di positivi asintomatici». Pierluigi Viale è direttore del Dipartimento di Scienze mediche e chirurgiche all’Ospedale Sant’Orsola-Malpighi di Bologna, professore ordinario all’Università Alma Mater Studiorum e consigliere della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit).

Le persone senza sintomi possono contagiarne altre?
«Il portatore asintomatico è un trasmettitore poco efficiente, però non si può escludere la possibilità che diffonda ad altri il virus. L’infezione è entrata in Italia due mesi prima rispetto al primo caso di malattia ed è circolata tramite gli asintomatici. Ci sono voluti quindi due mesi per arrivare a un caso clinico conclamato. I malati invece sono forti trasmettitori, in grado di contagiare anche 20-30 persone. Oggi il virus è passato dallo stato epidemico a quello endemico: si muove lentamente tra soggetti asintomatici, ma come vediamo, in contesti sociali o lavorativi particolari si possono accumulare numerosi casi, finché uno di loro sviluppa sintomi. Se il malato non viene individuato e continua a svolgere le sue attività può infettare tante persone e generare un cluster di malattia. Se viene invece intercettato rapidamente e si attivano gli screening sui contatti, i positivi asintomatici vengono isolati e talvolta anche trattati e inclusi in sperimentazioni per conoscere la loro carica virale e il loro possibile ruolo nell’epidemia. Questo è il modo per controllare il focolaio. È quello che è successo a Bologna ed è un segnale positivo, di una sanità che funziona. I colleghi del servizio di Igiene pubblica hanno testato i contatti sul luogo di lavoro e ora continueranno a testare altri contatti e i parenti degli infetti, secondo il principio dei cerchi concentrici. Questo ci permetterà di definire i reali contorni del cluster».

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