Tumore dell’utero, una ricerca italiana raddoppia la sopravvivenza

La chemioterapia abbinata a un anticorpo monoclonale migliora significativamente la sopravvivenza nelle pazienti con un tumore dell’utero particolarmente aggressivo. E’ quanto emerge da uno studio condotto all’Università americana di Yale da un gruppo di ricercatori quasi interamente italiano e appena pubblicato sulla rivista scientifica Clinical Cancer Research.Dagli esiti della sperimentazione di fase due, che ha coinvolto 58 donne sottoposte a intervento chirurgico per un carcinoma sieroso uterino, emerge infatti che con l’aggiunta di trastuzumab alla chemioterapia standard la sopravvivenza libera da malattia (ovvero l’intervallo di tempo prima che la neoplasia si ripresenti) è quasi raddoppiata passando da 9 mesi circa a 18.

Carcinoma sieroso, raro ma responsabile di oltre il 40% dei decessi

Alessandro D. Santin, docente al Dipartimento di Ostetrica e Ginecologia alla Yale University School of Medicine e direttore della divisione di Oncologia Ginecologica, è il primo autore dello studio: «Quello all’utero è il cancro ginecologico più comune sia in America che in Italia – dice – e il carcinoma sieroso è la variante più aggressiva e letale. Sebbene costituisca meno del 10% di tutti le neoplasie uterine, è responsabile di oltre il 40% dei decessi per questa patologia. Questa è una delle ragioni per le quali ci siamo focalizzati su questo tumore così aggressivo e pericoloso con l’intento di sviluppare una nuova terapia efficace». Il carcinoma uterino sta aumentando rapidamente sia in Italia che negli Usa sia per invecchiamento della popolazione, sia per la diffusione di sovrappeso e obesità, che sono fra le cause principali della malattia: tanto che la sua incidenza è quasi raddoppiata negli ultimi 20 anni. La maggioranza dei casi insorge dopo la menopausa e i sintomi da non trascurare sono piccole perdite ematiche vaginali, in presenza delle quali è sempre bene vedere un medico.

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