Sesso, maternità, stop alla violenza Il manifesto per la salute della donna





Sessualità, maternità, salute del cuore, depressione, tumori, violenza: sono alcuni dei punti del «Manifesto per la salute della donna» presentato a Expo dall’Osservatorio nazionale Onda e elaborato dal comitato scientifico dell’ente. È prima di tutto un’assunzione di impegno collettivo, con dodici obiettivi concreti da realizzare nel triennio 2016-18: dovrà essere sottoscritto da istituzioni, società scientifiche, associazioni di pazienti e società civile. Dodici punti che coprono tutto l’arco della vita, dalla nascita (con la sicurezza delle sale parto), fino alla terza età (tutela delle donne anziane). Il primo punto riguarda gli ospedali con i “bollini rosa”, ovvero le strutture più attente alle esigenze delle donne, maggiori utilizzatrici dei servizi sanitari (perché vivono più a lungo e si ammalano più degli uomini). «In Italia abbiamo premiato con i bollini rosa 249 ospedali – spiega Francesca Merzagora, presidente di Onda -, si tratta di riconoscimenti che riguardano i singoli servizi, non l’intera struttura: reparti che curano determinate patologie femminili mettendo la donna al centro del percorso e puntando sull’umanizzazione delle cure. Questi centri, oltre alla capacità clinica, offrono qualcosa in più: campagne informative, esami (per esempio diversi ospedali col bollino rosa offrono fino a fine ottobre una MOC gratuita per valutare l’osteoporosi). Noi verifichiamo la qualità dei servizi offerti alle pazienti e riceviamo un feedback dalle donne stesse, che sul nostro sito commentano la qualità di ciò che hanno ricevuto. Opinioni che poi inoltriamo alle direzioni dei singoli ospedali, insomma facciamo un po’ da mediatori tra pazienti e centri di cura».

Depressione e demenza

Un altro grande tema del Manifesto è la depressione, che secondo l’Organizzazione mondiale della sanità colpisce le donne due volte più degli uomini, soprattutto nelle fasi cruciali della vita (periodo premestruale, perinatale, periodo pre-menopausa, età avanzata associata a decadimento cognitivo). In Italia ne soffrono 2 milioni di donne. Tra queste l’esordio della depressione avviene più frequentemente tra i 20 e i 30 anni, con un picco fra i 30 e i 40 e pesanti ripercussioni sul piano familiare, sociale, professionale. La proposta di Onda è dunque il potenziamento dei servizi psichiatrici e l’avvicinamento precoce alle cure. Al tema della depressione si lega quello del decadimento cognitivo in età avanzata: in Italia un milione di persone circa soffre di demenza, con lieve prevalenza nelle donne. Ed ecco gli obiettivi proposti da Onda: incentivare la ricerca per individuare misure di prevenzione del decadimento cognitivo e diffondere corretti stili di vita mantenendo vivi i rapporti sociali anche negli anziani. «Quelli della depressione e della demenza sono per noi temi centrali – spiega Francesca Merzagora -. Le donne sono più colpite e più vulnerabili e inoltre si prevede che l’Italia arrivi ad essere il Paese più vecchio d’Europa e il secondo Paese più vecchio del mondo. Questo impegno è per noi importantissimo, riteniamo fondamentale garantire la qualità delle cure a chi soffre di questi disturbi, a qualsiasi età».

Malattie del cuore e tumori

Altri obiettivi del Manifesto riguardano i tumori femminili, le patologie cardiovascolari, obesità e sovrappeso, le patologie reumatiche. «Le malattie del cuore uccidono più dei tumori – puntualizza Francesca Merzagora -, ma su questo tema c’è ancora poca consapevolezza e un grosso ritardo diagnostico e terapeutico. Bisogna sensibilizzare le donne per ridurre i fattori di rischio e perché imparino a fare attenzione ad alcuni sintomi specifici». In effetti le malattie cardiovascolari (in particolare infarto e ictus) rappresentano la prima causa di mortalità in Europa, provocando il 51% dei decessi femminili (contro il 42% dei decessi maschili). Secondo Onda, oltre a una maggiore sensibilizzazione delle pazienti, è anche necessario «promuovere studi farmacologici mirati a individuare le differenze di genere in termini di efficacia, sicurezza e tollerabilità». «Parliamo della medicina di genere – spiega Merzagora -, che esiste ormai da una decina d’anni e riguarda anche gli uomini: non punta solo a percorsi terapeutici differenziati in base al sesso dei pazienti, ma anche per esempio a un maggiore coinvolgimento delle donne nella sperimentazione dei farmaci, dato che il nostro organismo è diverso da quello maschile. A Padova è nata da qualche anno la prima cattedra di medicina di genere: è solo un inizio, rispetto agli Stati Uniti c’è ancora molto da fare». I tumori sono la seconda causa di morte femminile, dopo le malattie cardiovascolari. In Italia una donna ogni 4 ha la probabilità teorica di ammalarsi di tumore nel corso della vita. Quasi il 30% di tutte le diagnosi tumorali sono legate al seno; al secondo posto ci sono i tumori del colon retto, seguiti da quelli del polmone, dello stomaco e del corpo dell’utero. Obiettivi: promuovere programmi di screening e vaccinazione, divulgare le misure preventive (stile di vita, fumo, dieta, esercizio fisico, peso corporeo e controllo dell’obesità) e incentivare la ricerca in campo oncologico.

Obesità e malattie reumatiche

Altro tema importante è quello dell’obesità: secondo l’Oms, la percentuale di donne italiane in sovrappeso passerà dal 39% del 2010 al 50% nel 2030, mentre le donne obese passeranno dal 10 al 15%. L’obiettivo di Onda: diffusione di Linee guida che suggeriscano modelli alimentari adeguati (dalla pianificazione della spesa alla realizzazione dei menù) e indichino strategie pratiche riferibili allo stile di vita nel suo complesso. E veniamo alle malattie reumatiche: «Le patologie infiammatorie croniche legate a malattie su base autoimmune sono causa di disabilità e sono più frequenti nelle donne in età fertile, condizionandone sia il ruolo materno in termini di fertilità, fecondità, complicanze gravidiche, sia l’attività lavorativa causando assenze, impossibilità di dedizione al lavoro, aggravamento di comorbilità associate, quali rischio cardio-vascolare e disturbi legati alla menopausa» si legge nel Manifesto. Le proposte: aumentare la consapevolezza di queste patologie e promuovere servizi dedicati all’interno delle strutture sanitarie, quali le Lupus Clinic e le Early Arthritis Clinic. Un altro punto indicato dall’Osservatorio è quello del dolore cronico, che affligge 13 milioni di italiani di cui la maggior parte sono donne.

Sessualità e stop alla violenza

E veniamo infine alle tematiche più tipicamente femminili: sessualità, maternità, stop alla violenza sulle donne. Onda chiede di garantire la sicurezza di tutti i punti nascita in Italia (ancora oggi un parto su dieci avviene in strutture non sicure). Per quanto riguarda la sessualità, la proposta è di potenziare l’educazione e i servizi per permettere a tutte le donne di vivere una vita sessuale sana e soddisfacente (oggi solo il 16% delle ragazze ha rapporti sessuali protetti). L’ultimo punto del Manifesto chiede di «fermare la violenza sulle donne»: «In Italia si stima che 6.743.000 donne tra i 16 e i 70 anni siano vittime di abusi fisici o sessuali e circa un milione abbia subito stupri o tentati stupri – si legge -. La violenza domestica, inoltre, è la seconda causa di morte per le donne in gravidanza». La proposta è quella di attivare il codice rosa in tutti i Pronto Soccorso italiani con l’obbligo di una formazione specifica sulla violenza domestica di tutti gli operatori, medici e infermieri. «La violenza ha un fortissimo impatto psichico e fisico sulle donne – spiega Merzagora -, il codice rosa permette di avere al Pronto Soccorso un accesso riservato e la possibilità di un confronto con le forze dell’ordine. La Toscana in questo è all’avanguardia: dal 2014 tutte le Asl hanno attivato il codice rosa. A Milano abbiamo l’esempio luminoso dell’ospedale Mangiagalli».

Maschi e femmine sono biologicamente diversi

«Tutte le iniziative che sottolineano la necessità di approcciare in modo diverso la salute maschile e femminile sono contributi preziosi alla costruzione di una medicina moderna, che progetta una sanità che tiene conto delle differenze tra uomini e donne e promuove la qualità della vita – aggiunge Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità e membro del comitato scientifico di Onda -: un obiettivo che non può essere disgiunto dagli interventi terapeutici. Maschi e femmine sono biologicamente diversi, portatori di culture e sensibilità differenti, che necessariamente si riflettono nell’approccio, nell’evoluzione e nella cura delle malattie. Le diversità sono una ricchezza: se anche la medicina se ne accorge, riesce a realizzare pienamente il significato più autentico della cura».

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