Resistenza, fiducia, resilienza: le parole guida ai tempi del coronavirus

In un’epoca di diffuso garantismo e benessere, come quella attuale, si vive al riparo delle istituzioni, sanitarie e di sicurezza sociale. Rischia quindi di essere un po’ dimenticato il valore del coraggio e della resistenza psicologica. Caratteristiche che sono state poco considerate anche dagli psicologi, tranne quelli che si occupano della cosiddetta psicologia positiva, che invece di focalizzarsi sui disturbi e le difficoltà, come ansia, depressione e dolore di vivere, focalizza il suo interesse su emozioni come benessere e resistenza.

Questione di definizioni

Ai tempi del coronavirus, con qualità come coraggio e fiducia devono fare i conti intere generazioni che tutto sommato non hanno conosciuto eventi spaventosi. «Definirei il coraggio “prendere un rischio per cui valga la pena correrlo” dice Cynthia Pury, psicologa della Clemson University, intervistata da Corriere Salute. Esperta di paura e coraggio e autrice di un articolo sull’argomento pubblicato sul Consulting Psychology Journal – Practice and Researchassieme a Cooper Woodart del Groden Center. Cynthia Pury è anche Associate Editor del Journal of Positive Psychology. «È un comportamento che può essere messo in campo da chiunque, anche se ci sono differenze in ciò che le persone intendono con il termine “ne vale la pena”, ossia l’obiettivo dell’azione intrapresa. Se l’obiettivo è salvare una vita, rischiare la propria sembrerà giustificato sia di fronte a se stessi sia di fronte agli altri. Ma non tutti gli obiettivi sono all’altezza. Lo si è visto recentemente anche negli Usa, quando sono stati intervistati degli studenti universitari che affollavano le spiagge. Alcuni di loro affermavano di voler affrontare il rischio di esporsi al coronavirus pur di divertirsi. Un comportamento da disapprovare, mettendo a confronto un momento di divertimento con la probabilità di contrarre il virus. Un ragionamento simile si può fare confrontando i rischi di incorrere in un danno economico con la necessità di appiattire la curva dei contagi».

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