Organizzare ospedali e reparti per operare i malati di tumore

E’ importante mettere a punto una strategia ben definita, valida per tutto il territorio nazionale, per continuare a operare i malati di cancro durante l’epidemia di coronavirus ed è importante farlo in fretta. La cura dei tumori nel nostro Paese è stata finora garantita a chi ne aveva bisogno, rinviando tutto ciò che poteva essere posticipato (come, ad esempio, visite di controllo, esami o certe terapie) per evitare ai pazienti oncologici di esporsi al rischio di recarsi in ospedale, dove le probabilità di contagio con il virus SARS-CoV-2. «A causa della pandemia da Covid 19 il numero degli interventi chirurgici per asportare i tumori dall’inizio dell’emergenza è già stato ridotto durante l’ultimo mese, seguendo l’indicazione generale a procedere solo ad operazioni non procrastinabili – sottolinea Alessandro Gronchi, presidente della Società Italiana di Chirurgia Oncologica (Sico) -. Superata l’emergenza, però, serve organizzarsi bene per proseguire a garantire ai malati le migliori cure necessarie, senza perdere tempo prezioso».

Evitare di ritardare interventi fondamentali per curare bene i pazienti

Sono 371mila i nuovi casi di cancro diagnosticati nel 2019 in Italia e la gran parte dei pazienti viene sottoposta a intervento chirurgico, spesso decisivo per poter aspirare alla guarigione o a convivere a lungo con la malattia. «I pazienti oncologici in questo momento sono “sotto tiro” da più parti – continua Gronchi, che è anche responsabile della Chirurgia dei Sarcomi all’Istituto Nazionale Tumori di Milano -: al pericolo legato all’infezione da coronavirus rischia di aggiungersi il danno creato dal ritardare interventi fondamentali per la loro possibilità di cura. Per questo è indispensabile favorire la creazione di strutture (o parti di strutture) a bassa incidenza di ricoveri Covid-19 positivi, dentro le quali poter continuare a seguire pazienti affetti da patologie non dilazionabili come i tumori (ma anche le patologie cardiovascolari, quelle neurologiche, i traumi). La razionalizzazione delle risorse che questa riorganizzazione permette, dovrà poi tenere conto di un ordine di priorità basato su diversi fattori: la biologia delle neoplasie, la possibilità o necessità di effettuare terapie neoadiuvanti, le caratteristiche dell’intervento e la conseguente necessità di terapia intensiva post-operatoria, le condizioni del paziente. Oggi, fatta eccezione per le poche strutture monospecialistiche come gli Istituti Tumori, diffusi sul territorio nazionale, gli ospedali e i presidi sanitari non sono pronti ad affrontare questa necessaria rimodulazione organizzativa perché i luoghi dove tutelare la salute delle persone rischiano si essere il principale veicolo dell’epidemia».

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *