Lavoro da remoto, come gestire i rapporti con i colleghi senza stress

Riunioni via Skype cercando di isolarsi dal resto della famiglia, comunicazioni coi colleghi via mail o telefono che lasciano l’amaro in bocca perché sembra di non essersi mai spiegati abbastanza, la pausa caffè sostituita dal caricamento della lavatrice: lo smartworking indispensabile ai tempi dell’emergenza non è sempre così «intelligente» e può diventare stressante, soprattutto se si protrae per settimane e siamo sempre stati «animali da ufficio». Lo dimostrano i dati di un’indagine di SmartBreak, un progetto sul rapporto fra tecnologia e psicologia, condotta intervistando circa trecento dipendenti al lavoro da remoto forzato causa Covid-19: solo uno su cinque non è a disagio, il 70 per cento ammette di essere in ansia per l’incertezza della situazione e uno su quattro arranca nella gestione delle comunicazioni coi colleghi.

Aumentano le rigidità

Le difficoltà sono tante, nell’ufficio virtuale e a casa, come spiega la psicologa Monica Bormetti, autrice dell’indagine: «L’attuale sensazione di incertezza aumenta l’ansia e quindi modifica l’atteggiamento con gli altri: si diventa più rigidi, ma ora per far funzionare le relazioni serve l’esatto contrario. In assenza della comunicazione non verbale tutto si complica per cui occorre essere più pazienti con i colleghi, provare a mettersi nei loro panni prima di rispondere a tono alimentando i conflitti, esplicitare meglio ogni richiesta. Anche le riunioni online non devono diventare uno strazio: vanno preparate stabilendo un ordine del giorno preciso, se durano più di un’ora diventano difficili da tollerare. E va mantenuto il rito della pausa caffè in cui si parla d’altro, pure se l’incontro con il collega è solo virtuale». Lo smartworking impone di adattare le dinamiche dell’ufficio alla nuova situazione, ma il cambiamento è forse perfino più evidente nelle abitudini a casa: chi al mattino usciva vestito di tutto punto adesso ciondola in pigiama fra salotto e cucina, o è costretto a lottare per trovare un po’ di tranquillità fra figli e partner.

Spazi inadeguati

«Chi vive in case non pensate perché in tanti ci convivano tutti assieme nello stesso momento è sotto stress perché deve negoziare gli spazi con i familiari; chi vive da solo non ha il minimo controllo sociale, uno sguardo altrui che sproni a prendersi cura di sé, e rischia di lasciarsi andare. L’isolamento sociale porta a chiudersi in se stessi, la paura e l’ansia generalizzate del periodo aumentano questa tendenza», spiega Bormetti. Per di più lavorare da casa fa scivolare verso il multitasking (perché mentre siamo in riunione via web c’è pure da pensare al pranzo, e così via), ma il nostro cervello non è fatto per svolgere tanti compiti insieme in maniera davvero efficiente: quando bisogna spendersi su più obiettivi siamo più spesso incapaci di filtrare le informazioni davvero rilevanti e finiamo preda delle distrazioni. Che in casa fioccano: dai familiari che passano nella stanza allo sguardo che si posa sulla mensola da riordinare, così diventa più difficile concentrarsi. Il rendimento cala, la sensazione di perdere tempo cresce, lo stress pure.

Nuovi equilibri

Per uscirne (quasi) indenni, Bormetti suggerisce alcune regole per gestire l’equilibrio lavoro-tempo libero durante la «reclusione» in casa: «Occorre mettere confini e stabilire orari precisi per il lavoro, stampandosi un’agenda settimanale di impegni a cui attenersi; quindi, bisogna dare al cervello segnali di continuità con la routine del passato, creando una postazione dedicata solo al lavoro e vestendosi come se fossimo in ufficio», raccomanda la psicologa. «Servono anche venti minuti di stop ogni novanta minuti di lavoro: nell’arco della giornata attraversiamo cicli di attività in cui a momenti in cui siamo capaci di buone performance si alternano fasi in cui abbiamo bisogno di rallentare. Il cervello poi cerca coerenza, fatica se il contesto esterno è diverso dal solito: è bene perciò crearsi un rito, un gesto che ci faccia entrare nella modalità operativa uscendo da quella domestica. Quindi, sì allo svago sociale, dalle videochiamate ad amici e familiari a uno spazio per chiacchiere informali prima della riunione via web; altrettanto importante prendersi cura del benessere mentale e fisico, dedicando tempo a interessi che non abbiamo mai avuto modo di coltivare e a un po’ di esercizio in casa. Infine, sarebbe meglio non stare appesi alle notizie ma ascoltarle soltanto in uno, due momenti della giornata per non farci travolgere dall’ansia: dobbiamo nutrire la mente di contenuti e attività positive per stare e lavorare bene».

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