Intercettare il tumore all’ovaio con il pap test? Si può fare (con sei anni di anticipo)

Se c’è un tumore che, purtroppo, viene diagnosticato in ritardo è quello dell’ovaio. Pochi sono i sintomi che possono far nascere un sospetto della sua presenza e così le terapie arrivano spesso in ritardo, quando la malattia è già in fase avanzata. Ma una ricerca, condotta all’Istituto Mario Negri di Milano e all’Università Milano Bicocca e pubblicata sulla rivista scientifica Jama Network Open (i lavori pubblicati qui sono peer-reviewed, cioè valutati da revisori, ma la pubblicazione prevede un pagamento da parte degli autori), suggerisce una nuova modalità per l’identificazione di questa neoplasia che sfrutta il Pap test. 

Carcinomi sierosi

Potrebbe essere una metodica ideale perché il Pap test è regolarmente praticato da un elevato numero di donne con l’obiettivo primario di individuare tumori del collo dell’utero. I ricercatori sono partiti da un’ipotesi: che dalle tube di Falloppio (condotti che mettono in comunicazione l’ovaio con l’utero), dove nascono la maggior parte dei tumori ovarici, si possono staccare, fin dalla fase precoce, alcune cellule tumorali che finiscono poi nel collo dell’utero, dove, appunto possono essere “intercettate” dal Pap Test (parliamo qui dei cosiddetti carcinomi sierosi che rappresentano l’80 per cento di tutte le neoplasie ovariche maligne). 

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