Europa, melanoma curato ‘all’antica’ Troppe disparità per accesso alle cure

In Europa esiste un «caso melanoma». Emblematico. Almeno 5 mila persone, con una forma grave di questo tumore della pelle, non sono curate come si deve. Non hanno, cioè, accesso alle cure più innovative, come le terapie a bersaglio molecolare e l’immunoterapia, che hanno radicalmente modificato la sopravvivenza dei pazienti negli ultimi anni. «Prima del 2011 non c’erano grandi possibilità di trattamento per il melanoma metastatico, (e purtroppo la diagnosi di questo tumore spesso avviene quando la malattia è ormai diffusa, ndr ) – ha ricordato Lidija Kandolf -Sekulovic dermatologa all’Accademia Militare di Belgrado (Serbia) a Copenaghen, in occasione del congresso annuale dell’Esmo, la Società Europea di Oncologia Medica – ma negli ultimi cinque anni sono arrivati, in clinica, farmaci che possono prolungare la sopravvivenza di questi pazienti fino a diciotto mesi, rispetto al passato e, in alcuni casi, anche oltre i dieci anni, come hanno riportato ricerche pubblicate in letteratura. Ma non sempre i pazienti hanno accesso a questi farmaci, soprattutto se vivono nei Paesi dell’Est e del Sud Est dell’Europa». Lo testimonia un’indagine, promossa proprio dall’Esmo, in 29 nazioni europee, con la collaborazione di numerose istituzioni, compresa l’Università Cattolica di Roma. Indagine che ha dimostrato come nei Paesi dell’Europa occidentale almeno il 70 per cento dei pazienti sono curati con medicine innovative, mentre in certi altri questa percentuale si ferma al dieci per cento: spesso i farmaci non vengono registrati e tantomeno rimborsati.

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