Estate e «prova psoriasi»: il duplice impatto della stagione sulla malattia

Le terapie disponibili e i bisogni dei pazienti

«Oggi sono stati fatti passi da gigante, solo rispetto a 15 anni fa è cambiato completamente l’approccio al paziente affetto da psoriasi — conclude l’esperto —. Prima dell’introduzione in terapia dei farmaci innovativi si cercava di tamponare le forme più gravi con grandi disagi e sacrifici per i pazienti che a volte erano costretti a ricoveri lunghissimi e ripetuti. Attualmente riusciamo invece quasi sempre a tenere stabilmente sotto controllo la patologia e il paziente non è più costretto a ricoverarsi. È chiaro che ci sono ancora ampi margini di miglioramento, per esempio riguardo le terapie, allungare l’intervallo di assunzione dei farmaci; un altro aspetto importante che andrebbe affrontato riguarda la burocrazia, che è spesso di ostacolo a una efficiente relazione medico-paziente. Anche l’accesso ai centri dedicati andrebbe migliorato in quanto non è omogeneo sul territorio nazionale; creare una omogeneità di trattamento tra i vari centri di cura è una sfida interessante. Andrebbero individuate le necessità dei pazienti e, in base a queste, stabilite modalità e tipologia delle prestazioni da erogare. Un esempio, di cui in queste settimane si parla molto, è la telemedicina, che si può rivelare utile in caso di emergenze sanitarie come quella da Covid e in casi particolari, per esempio nei pazienti ben noti e stabilizzati, anche se non può sostituire la relazione e il contatto diretto medico-paziente, su cui si fonda il rapporto di fiducia».

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