Diventare padri? Ma gli uomini fuggono davanti all’andrologo

La Pma come scorciatoia

«Si tratta di un totale di ben 18mila coppie che arrivano alla fecondazione artificiale e di altre 40mila che non vi ricorrono ma faticano ad avere un bebè – spiega Alessandro Palmieri, presidente Sia -. Casi in cui si “dimentica” la diagnosi e la cura di problemi maschili di fertilità, che spesso invece potrebbero essere trattati e risolti con interventi meno complicati e costosi di una Pma: abbiamo stimato che un iter che preveda da subito il ginecologo per lei e l’andrologo per lui consentirebbe risparmi per oltre 150 milioni di euro l’anno, evitando circa 8mila interventi di Pma». «Purtroppo la fecondazione assistita – continua Palmieri -, che dovrebbe essere l’ultima spiaggia quando si cerca un figlio, viene utilizzata quasi come fosse una “scorciatoia”, nonostante le procedure siano spesso pesanti: l’80 per cento delle coppie viene sottoposto a terapie di secondo o terzo livello come la Fivet (fertilizzazione in vitro con trasferimento dell’embrione, ndr)». È come se nella ricerca di un bimbo si partisse dal fondo, nell’errata convinzione che la Pma sia il mezzo più veloce per arrivare allo scopo: se non si è seguito il percorso corretto di diagnosi e cura, però, è vero il contrario, così una procedura su due fallisce.

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