Depakin, su Sanofi indagini per «omicidio involontario»: sotto accusa gli effetti dell’antiepilettico su feti

Omicidio involontario è il nuovo reato ipotizzato a carico di Sanofi, il gruppo farmaceutico sotto inchiesta in Francia per non aver sufficientemente avvertito le pazienti in gravidanza delle possibili controindicazioni nell’utilizzo dell’antiepilettico Dépakine (a base di sodio valproato e acido valproico, in Italia il nome commerciale è Depakin). Le indagini sono cominciate nel 2016 e sono attualmente 42 le famiglie che accusano Sanofi di essere responsabile di aborti terapeutici o delle gravi conseguenze neurologiche patite dai neonati. Le prime denunce avevano portato gli inquirenti a ipotizzare la truffa aggravata e le lesioni involontarie provocate dalla commercializzazione del farmaco senza adeguate avvertenze.

Disturbi dello sviluppo

Ma, secondo Charles Joseph-Oudin, uno degli avvocati delle famiglie, le responsabilità sono più gravi. Il 40% dei bambini le cui madri hanno assunto Depakin durante la gravidanza soffre di pesanti disturbi dello sviluppo neurologico e nel 10% dei casi non sono nemmeno venuti al mondo: è stato infatti necessario ricorrere all’aborto terapeutico perché i feti presentavano evidenti malformazioni fisiche. Da qui la richiesta fin da febbraio di un’indagine per «omicidi involontari» , accolta dalla Procura, come ha anticipato Le Monde e confermato oggi (lunedì 3 agosto) Sanofi all’agenzia di stampa France Press.

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