Dall’aviaria alla mucca pazza I dati sugli allarmi(smi) e l’Italia

Hanno retto, invece, polli e affini. «Il pollame è la carne anticrisi — sottolinea Sanfrancesco —. In periodi di ristrettezze gli italiani si sono rivolti a fonti di proteine valide ma più economiche e hanno acquisito “confidenza” con le carni avicole perché si è diffusa la consapevolezza che siano carni bianche favorevoli per la salute, “familiari” perché vanno bene a tutte le età, per i bambini come per gli anziani. Di pari passo con la domanda è cresciuta la produzione, tanto che oggi l’Italia è totalmente autosufficiente, anzi produce più di quanto si consumi, circa il 103 % rispetto alla domanda». E margini di miglioramento pare non manchino. «Oggi mangiamo circa 19 kg a testa all’anno di carni avicole, comunque meno della media europea che è sui 23 kg pro capite, — sottolinea Lara Sanfrancesco — ma abbiamo anche i cosiddetti chicken lovers, circa 17 milioni di italiani che scelgono pollame più di tre volte a settimana». Il settore avicolo — spiegano gli esperti — è forte grazie a una filiera «integrata», dalla formulazione dei mangimi fino alla distribuzione: poche imprese, ciascuna con una rete stabile di allevatori.

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