Coronavirus, quali saranno le conseguenze a lungo termine nei pazienti gravi?

Il doppio tampone negativo sancisce la fine virologica della malattia: non si è più contagiosi. Ma per molti, soprattutto per chi ha trascorso un lungo periodo in terapia intensiva inizia un secondo percorso di recupero delle abilità perse durante la malattia. Se è vero che ormai l’infezione è superata, il ritorno a una vita «pre Covid» può essere tortuoso e non sempre scontato. Le conseguenze legate al prolungato allettamento, le patologie pregresse di cui spesso questi pazienti soffrono rendono la riabilitazione motoria e respiratoria indispensabile. I pazienti più gravi reduci dal Covid-19 sono spesso debilitati, hanno difficoltà nei movimenti, faticano a respirare e devono imparare di nuovo queste abilità. La malattia mette infatti a dura prova la muscolatura respiratoria che diventa meno efficiente. «Dopo le dimissioni questi pazienti raccontano di sentirsi spesso stanchi, di faticare anche solo a farsi la barba o una doccia» racconta Marta Lazzeri, presidente dell’Associazione Riabilitatori dell’Insufficienza Respiratoria (ARIR)». E i problemi potrebbero non fermarsi qui. Secondo uno studio pubblicato su Lancet Psychiatry lunghi periodi trascorsi in terapia intensiva possono aumentare il rischio di delirio, agitazione e confusione e conseguenti problemi di salute mentale, anche se non è chiaro, conclude lo studio se l’attuale pandemia potrà influenzare a lungo termine la salute mentale dei pazienti più gravi.

Si tornerà a una vita normale?

Agli aspetti fisici si aggiungono poi quelli più emotivi come disorientamento e la perdita di gusto e olfatto che possono perdurare. I pazienti più debilitati sono quelli che hanno trascorso più tempo in terapia intensiva, ma anche chi ha è rimasto ricoverato almeno due settimane nei reparti di malattie infettive o pneumologia ha quasi sempre bisogno di un periodo di riabilitazione. Intensità e durata della fisioterapia, in particolare respiratoria, dipendono dall’età e, in linea generale, da quanto è durato il ricovero. «Quello che ci preoccupa – aggiunge Marta Lazzeri, che è anche fisioterapista all’ospedale Niguarda di Milano – sono le conseguenze a lungo termine per i pazienti più gravi, che hanno subito una polmonite importante, perché temiamo ci possa essere un’evoluzione in fibrosi polmonare, con cicatrici permanenti ai polmoni. Questa malattia ha ancora moltissime incognite. Chi è stato gravemente malato tornerà a una normale attività fisica? Recupererà l’attività lavorativa? La qualità della vita sarà influenzata a lungo o per sempre dalla malattia?».

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