Coronavirus, lo studio che rivela perché alcuni pazienti sviluppano forme più gravi della malattia

Anticorpi che non si comportano come dovrebbero, mutazioni genetiche. Sarebbero queste le cause delle forme gravi di Covid-19 rispettivamente nel 10 e nel 3,5 per cento dei pazienti in precedenza sani. In entrambe le situazioni ci sarebbe una ridotta funzionalità dell’interferone di tipo I, che fa parte di una grande famiglia di proteine chiamate citochine e ha grande importanza per il sistema immunitario. Lo ha scoperto una ricerca condotta dal Covid Human Genetic Effort (CovidHGE), un consorzio internazionale che coinvolge più di 50 centri di sequenziamento genetico e centinaia di ospedali. Allo studio hanno partecipato tra gli altri il Laboratorio di Genetica Medica dell’Università di Roma Tor Vergata, l’Istituto San Raffaele di Milano, l’ospedale Bambino Gesù di Roma, l’Istituto di genetica e biofisica «A. Buzzati-Traverso» del Consiglio nazionale delle ricerche di Napoli (Cnr-Igb).

I risultati

La ricerca è stata pubblicata in due articoli sulla rivista Science e nasce dall’analisi dei tessuti biologici di 987 pazienti gravi. La prima pubblicazione spiega che più del 10 per cento delle persone sane che sviluppano forme serie della malattia ha anticorpi disfunzionali: attaccano il sistema immunitario invece del virus, impedendogli di agire efficacemente contro l’infezione. L’interferone in questo caso viene neutralizzato dagli auto-anticorpi. Il secondo articolo individua nel 3,5 per cento di pazienti in condizioni gravi una mutazione genetica predisponente, che causa una minor produzione della proteina-chiave per la risposta immunitaria ai virus.

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