Coronavirus, l’immunologo Alberto Mantovani: «Cure miracolose? Chi le annuncia è irresponsabile»

La Commissione Salute dell’ Accademia Nazionale dei Lincei prende posizione sulla gestione di Covid-19 in un documento firmato da Maurizio Cecconi, Guido Forni e Alberto Mantovani, sotto l’egida del suo presidente Jacopo Meldolesi. «Abbiamo pensato che fosse nostra responsabilità sociale comunicare nel modo più corretto possibile su questo argomento» spiega Mantovani. «Pur consci dei limiti di questo sforzo abbiamo cercato di produrre un vaccino contro notizie false o imprecise che circolano e di fornire un vademecum a chi opera in questo campo anche al di fuori dell’Italia, in condizioni ancora più difficili, basti pensare ai Paesi africani» (qui lo speciale «La parola alla scienza»).

A che cosa si riferisce quando parla di notizie false?

«Una di queste è l’ipotesi che il virus sia stato creato in laboratorio: una falsità già circolata a proposito di Ebola, Sars, Hiv. Ma si potrebbero fare molti altri esempi».

Nel vostro documento però parlate anche di terapie fatte da medici.

«Abbiamo cercato di fare il punto sottolineando la necessità di recuperare la centralità della metodologia della ricerca. Non è responsabile dichiarare di avere la cura in mano dopo aver visto due pazienti stare meglio. Così si nega il diritto alla speranza che si deve garantire in medicina».

Ma chi prova nuove cure lo fa, se in buona fede, proprio per dare una speranza.

«Anche in questa situazione è necessario trovare un equilibrio fra emergenza e rigore. Nel nostro documento, non a caso, facciamo riferimento a editoriali comparsi su importanti riviste scientifiche che concordano sull’importanza anche nelle circostanze attuali, di seguire metodi rigorosi, per potere aiutare i pazienti di oggi e di domani. Chi diffonde notizie di soluzioni mirabolanti senza evidenza scientifica tradisce i malati».

Ma si possono invocare sperimentazioni controllate in emergenza? Provare non è meglio che non fare nulla?
«Siamo in contatto da tempo con Wuhan e conosciamo il valore dei medici cinesi. Anche loro hanno provato di tutto, il che è comprensibile, ma così non si sono ottenute prove chiare a favore di questo o quel trattamento».

C’è qualche caposaldo da cui partire?

«Certo. Il primo è il supporto respiratorio, che serve a guadagnare il tempo perché le difese dell’organismo facciano il loro lavoro. Su questo si possono innestare diversi interventi che analizziamo nel nostro documento in base alle evidenze disponibili. Sugli antivirali utilizzati non ci sono ancora prove sufficienti di efficacia nel trattamento precoce. Su alcuni l’Oms sta cercando di avviare uno studio globale e secondo noi è un approccio giusto. Ci sono poi i farmaci per fermare il cosiddetto “fuoco amico”, cioè la risposta immunitaria fuori controllo, che causa danno e non beneficio. Fra questi l’ormai celebre tocilizumab, che è entrato nelle linee guida cinesi all’inizio di febbraio dopo le sperimentazioni di Haiming Wei dell’università di Hefei. Non c’è sicurezza che dia beneficio ad alcuni malati, anche in questo caso però sono in corso studi clinici controllati per verificarne l’utilità. Altra opzione è rappresentata da molecole che bloccano l’interleukina-1 o il complemento (una componente del sistema immunitario, ndr) o altri farmaci ancora. Su tutte queste possibilità però serve cautela perché non sono medicinali privi di effetti collaterali. Quanto a clorochina e idrossiclorochina, di cui si parla molto, c’è da dire che hanno attività antivirale ad alte dosi e anche attività sul sistema immunitario, quindi forse possono fermare “il fuoco amico” inappropriato ma anche sopprimere la risposta immunitaria. In ogni caso sono farmaci con un’importante tossicità sul cuore. Sono molto preoccupato da comunicazioni fatte al pubblico su questi farmaci senza che vi sia un’evidenza scientifica condivisa, comunicazioni che hanno causato e possono causare gravi danni. È bene ricordare che ad esempio l’agenzia francese per la sicurezza dei medicamenti ha annunciato di avere avuto notifica di 30 casi di tossicità grave , fra cui 3 morti, associati a questi farmaci. E la rivista Science ha riportato di decessi causati da questi medicinali negli Stati Uniti dopo una dichiarazione del Presidente che li definiva “dono di Dio” . Questo tipo di affermazioni, prive di base scientifica, fanno male ai pazienti e disorientano i medici in prima linea. Sono necessarie sperimentazioni rigorose, come ad esempio quella annunciata dall’Oms».

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