Coronavirus, in Italia dati migliori che nel resto d’Europa: come mai?

Poco più di dodicimila positivi, di cui 735 ricoverati e 44 in terapia intensiva. Cinque morti in un giorno, 255 nuovi contagi. I dati italiani consentirebbero un certo ottimismo sull’andamento dell’epidemia, ma gli appelli alla prudenza sono quotidiani, sia per il rischio di un peggioramento della situazione, sia per quel che accade in altri Paesi, anche vicini a noi. Tra i “pessimisti” c’è Andrea Crisanti, professore ordinario di Microbiologia all’Università di Padova, che in un’intervista al Messaggero ha detto: «Viene da pensare che avremo problemi con il coronavirus non a ottobre-novembre, come si era ipotizzato, ma già alla fine di agosto». Non solo: l’esperto ritiene che sarebbe utile conoscere le ragioni della differenza dei nostri dati con quelli degli altri Paesi (per esempio Spagna, Francia, Romania) e azzarda: «Forse non stiamo facendo i tamponi alle persone giuste».

Controllare gli spostamenti

Certo assistiamo alla nascita di piccoli focolai in diversi punti della Penisola, ma finora la situazione appare ampiamente sotto controllo. Lo conferma Alessandro Vespignani, direttore del Laboratory for the modeling of biological and Socio-technical Systems alla Northeastern University di Boston, in un’intervista al Corriere: «In Italia i nuovi casi sono a livello endemico, sotto controllo. Il Sistema sanitario adesso mi pare in grado di gestire il tracciamento tradizionale dei positivi, isolando gli eventuali focolai. Certo, bisogna restare assolutamente vigili e mantenere le precauzioni adottate. Non credo servano nuove misure». Secondo il fisico informatico l’impennata dei casi in alcuni Paesi europei suggerisce però «prudenza nel controllo degli spostamenti delle persone» ed è «l’ennesima dimostrazione che il circolo virtuoso non si mantiene da solo».

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *