Avis: donatori più attenti alla salute






Come mangiano gli italiani e come si comportano di fronte alle diete per la salute? Un interrogativo che ha segnato per 6 mesi l’Expo che sta per concludersi con risoluzioni che saranno prese a livello internazionale con la “Carta di Milano”. Nel frattempo, Avis, l’Organizzazione che riunisce un milione e 600.000 donatori di sangue, ha lavorato per sondare le abitudini degli italiani, distribuendo circa 17.000 questionari fra i suoi soci (e non) donatori, raccogliendone 16.000, dai quali si evince che le donne sono più attente degli uomini alla corretta alimentazione e agli stili di vita sani. È quanto emerge dalla ricerca “Avis per Expo: nutriamo la vita”, i cui risultati finali sono stati illustrati a Milano in un convegno in piazza Città di Lombardia.

Le risposte

Le risposte sono state raccolte da febbraio a settembre di quest’anno, con l’obiettivo di indagare sulle abitudini alimentari e sul grado di conoscenza dei cittadini su tematiche legate alla nutrizione. I maggiori sostenitori del mangiar sano sono stati i donatori di sangue (la maggioranza degli intervistati), i quali sono consapevoli di fare un grande gesto di solidarietà che allo stesso tempo li aiuta a prendersi cura della propria salute. «I donatori, uomini e donne di tutte le fasce d’età hanno dimostrato di conoscere meglio le giuste abitudini alimentari e di mantenere nella quotidianità scelte a favore del benessere fisico», hanno illustrato Andrea Poli e Franca Marangoni, direttore e ricercatrice di Nutrition Foundation of Italy (NFI) istituto che ha condotto lo studio.

Le donatrici

Ma un punto in più va alle donatrici perché prestano maggiore attenzione all’apporto calorico, con la tendenza a evitare cibi eccessivamente energetici (39% rispetto al 32% dei donatori maschi e al 36% delle non donatrici). Inoltre, dichiarano di avere un occhio di riguardo per il sale aggiunto ai cibi, cercando di utilizzare al suo posto le spezie (23% vs 12% degli uomini, donatori e non donatori) e affermano di consumare regolarmente frutta e verdura (52% rispetto al 48% degli uomini e al 40% dei non donatori di entrambi i sessi). I risultati sono positivi anche per la propensione a praticare attività fisica: i donatori hanno, infatti, affermato di camminare, correre e/o andare in bicicletta e lo fanno più frequentemente dei non donatori.

I benefici di una dieta più equilibrata e attenta

Donare per gli iscritti all’Avis significa avere a cuore la propria salute oltre che quella degli altri. Infatti «i donatori sono testimoni di salute – ha commentato il presidente di Avis nazionale, Vincenzo Saturni -. La nostra ricerca ha dimostrato che chi compie questo gesto di grande generosità conosce meglio le proprietà nutrizionali degli alimenti e conseguentemente adotta una dieta più equilibrata e attenta. A questo si aggiunge l’esercizio fisico, che purtroppo vede il nostro Paese tra i meno “attivi” d’Europa. Secondo uno studio condotto da Eurobarometer, infatti, l’Italia si colloca al quarto posto per sedentarietà nell’Unione Europea. Un triste primato che ci pone di fronte alla necessità di studiare nuove strategie d’intervento, in primis attraverso campagne informative sui rischi per la nostra salute. In tal senso, i risultati di questa ricerca rappresentano un patrimonio che AVIS e Nutrition Foundation of Italy vogliono mettere a disposizione di tutta la comunità scientifica e delle istituzioni per favorire l’individuazione di nuove politiche di prevenzione, pianificazione ed educazione».

Salute e lunga vita

Il sondaggio è anche la fotografia di un esercito attento alle sorti del Paese. «L’esito di tutto il progetto “AVIS per EXPO” – ha detto Domenico Giupponi, presidente di Avis regionale Lombardia – restituisce ai cittadini, donatori e non, una fotografia attenta e dettagliata dei loro comportamenti ed è prova che la promozione della donazione di sangue come atto volontario e responsabile produce benefici che vanno al di là dell’ambito delle trasfusioni, coinvolgendo la difesa della salute come un’attitudine individuale e collettiva. È stata, inoltre, una grande opportunità per far conoscere all’esterno l’impegno della nostra Associazione non solo nella sensibilizzazione alla solidarietà, ma anche nella diffusione di buone prassi che si esprimono nel mangiare sano, vivere in forma e in modo attivo».
La conclusione a questa carrellata di dati che saranno utili per avviare campagne di sensibilizzazione e promozione della salute è stata tenuta dal professor Giuseppe Remuzzi, nefrologo di fama mondiale, il quale ha richiamato l’attenzione sul fatto che «i geni contribuiscono soltanto per il 25% a determinare il nostro stato di salute, grazie alle cellule staminali che nel corso della vita si possono riprodurre, ma anche morire in relazione al nostro stile di vita. In Italia siamo secondi al mondo per longevità, dopo l’Australia, con una aspettativa di vita di 80 anni per i maschi e 85 per le donne, ma l’aspettativa di vita in buona salute scende al 70% per tutti e due i sessi». Per questo, ha sottolineato l’esperto, «dobbiamo tenere conto di tutte quelle condizioni che ci possono far star male, dall’ipertensione al colesterolo, dal diabete alla scarsa funzionalità renale dovuti a troppe calorie ingerite, fumo, alcol, droghe e diete sbagliate. Prendiamo esempio dai cittadini di Ikaria, l’isola greca del primo volo in aeroplano e dove ci si dimentica di morire, perché si conduce una vita sana». Qui i cento anni non sono un’araba fenice.

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