Australia: centinaia di decessi per influenza evitati, grazie alle misure anti Covid

Il distanziamento, l’uso delle mascherine e l’igiene delle mani potrebbero contribuire a frenare in parte l’influenza del prossimo inverno. Queste misure, conosciute per l’efficacia nelle malattie infettive e già studiate per le influenze stagionali, solitamente non sono diffuse tra la gente come invece succede (anche se a macchia di leopardo) da qualche mese con l’avvento del Covid-19. L’adozione da parte di fette importanti di popolazione dei blocchi e del distanziamento sociale in Australia, hanno già provocato benefici effetti proprio sull’influenza (quella che da noi arriverà in autunno).

Da 132mila a 21mila contagi

La stagione influenzale australiana raggiunge il massimo durante i mesi invernali, da giugno ad agosto, ma i casi spesso iniziano a svilupparsi intorno a gennaio, quando i viaggiatori dell’emisfero settentrionale portano il virus nel Paese australe. Ebbene pare che quest’anno l’Australia abbia iniziato con tassi di influenza relativamente elevati: 6.962 casi di influenza confermati in laboratorio a gennaio e 7.161 a febbraio. Tuttavia, da allora i casi sono precipitati: 5.884 registrati a marzo e solo 229 ad aprile, rispetto ai 18.705 di aprile 2019. Come scrivono alcuni siti di notizie locali, il sistema di sorveglianza australiana FluTracking ha monitorato in totale, da gennaio a fine giugno 2019, più di 132.000 persone cui è stata diagnosticata l’influenza. Quest’anno sono state 21.000. La forte riduzione dei casi è probabilmente dovuta alla decisione dell’Australia di chiudere i confini il 20 marzo e vietare gli assembramenti il 16 marzo. Il 23 marzo anche pub, ristoranti, palestre, cinema e altre attività non essenziali sono state costrette a chiudere. Inoltre, pochissimi bambini frequentano la scuola da metà marzo.

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