Affanno e svenimenti, quando la causa è l’ipertensione (polmonare)

Sono circa tremila in tutta Italia, per lo più donne. Convivono anche per due anni con sintomi come spossatezza, affanno, svenimenti prima di arrivare alla diagnosi: ipertensione arteriosa polmonare, una malattia rara ma non troppo (i casi sono 60 per milione di abitanti, con una prevalenza circa doppia nel sesso femminile) su cui è importante fare informazione, come sottolinea l’Associazione Ipertensione Polmonare Italiana (AIPI,), per arrivare alla diagnosi e alle cure prima possibile.

Malattia poco conosciuta

«Diciannove anni fa, quando ho ricevuto la diagnosi, la sopravvivenza media dei pazienti era di appena tre anni e le terapie possibili pochissime. Oggi non è più così, per questo è fondamentale riconoscere presto la malattia», spiega Leonardo Radicchi, presidente AIPI. «Il problema principale è che si tratta di una patologia poco nota, oltre che rara: le diagnosi arrivano tardi e spesso i pazienti stessi si rivolgono al medico quando il problema è già in fase avanzata». L’ipertensione arteriosa polmonare può essere idiopatica, ovvero non avere una causa specifica se non la predisposizione genetica (sono una decina le mutazioni correlate), e in questo caso colpisce soprattutto persone giovani fra i trenta e i cinquant’anni; oppure può essere secondaria ad altre malattie, per esempio cardiopatie congenite, malattie autoimmuni come la sclerodermia o il lupus eritematoso sistemico, HIV, la cirrosi epatica. «In caso di ipertensione arteriosa polmonare aumenta la pressione sanguigna nel circolo polmonare e questo porta a un progressivo sovraccarico di lavoro per il ventricolo destro del cuore; in assenza di trattamenti adeguati, la malattia può culminare nello scompenso cardiaco e nella morte prematura», specifica Nazzareno Galiè, direttore della Cardiologia al Policlinico S. Orsola dell’Università Bologna, coordinatore delle Linee Guida Internazionali sull’Ipertensione Polmonare e responsabile del Comitato scientifico AIPI.

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