Archive for October 5, 2020

Vaccino influenzale: dove richiederlo e chi ha diritto a riceverlo gratis

Le priorità

Da chi si partirà con le iniezioni? Il Ministero della Salute indica le categorie da tutelare per prime, a cui il vaccino è offerto gratuitamente: chi ha più di 65 anni, chi ha malattie croniche, tumori, basse difese immunitarie, le donne incinte, i lavoratori dei servizi pubblici, chi è a contatto con gli animali, i donatori di sangue. Per questa stagione influenzale il Ministero dà la possibilità di allargare le maglie della gratuità anche ai 60-64enni. Lo faranno varie Regioni, come il Piemonte, la Lombardia, la Liguria, l’Abruzzo, l’Emilia-Romagna. La raccomandazione è estesa anche ai bambini tra i 6 mesi e i 6 anni ed è tradotta diversamente dalle autorità sanitarie. Il Piemonte, per esempio, suggerisce la vaccinazione solo per i fragili, la Lombardia la offre gratuitamente ai piccoli dai 2 ai 5 anni, l’Emilia la prevede a pagamento. C’è poi chi ha alzato l’asticella per spingere i cittadini a proteggersi. È il caso del Lazio, che aveva reso obbligatoria l’antinfluenzalee l’antipneumococcica per gli over 65 e il personale sanitario. Ai trasgressori sarebbe stato vietato l’accesso a luoghi come centri d’incontro e Rsa (nel caso degli anziani) o continuare a lavorare (per medici e infermieri). Una decisione contro cui sono stati presentati diversi ricorsi: il Tar ne ha accolto uno, annullando di fatto l’ordinanza. In Sicilia invece l’obbligo riguarda soltanto il personale sanitario.

Rischio di cancro: le tinture per i capelli fatte a casa sono sicure

Tornate in grande spolvero in tutto il mondo durante il lockdown, le tinture per capelli «casalinghe» vengono utilizzate ogni giorno da milioni di persone che possono continuare a optare per il colore che preferiscono in sicurezza perché non c’è pericolo di cancro, come confermano i risultati di un nuovo studio americano da poco pubblicato sulla rivista scientifica British Medical Journal.Dopo aver analizzato i dati relativi a oltre 117mila donne raccolti al Brigham and Women’s Hospital and Harvard Medical School di Boston, seguite per oltre 36 anni, i ricercatori hanno concluso che non sussistono evidenze di un possibile legame fra l’uso di tinture permanenti e la maggior parte dei tumori.


Lo studio su 117.200 infermiere

Indagini precedenti avevano sollevato dubbi sui possibili rischi cancerogeni

di alcune sostanze chimiche contenute nei prodotti e ipotizzato che le tinture permanenti per capelli e i prodotti liscianti potessero aumentare le probabilità di sviluppare in particolare un tumore al seno, ma gli esiti non sono mai stati considerati definitivi e in grado di dimostrare con chiarezza un legame fra colorazione della capigliatura e neoplasie. I ricercatori hanno studiato per anni senza arrivare a prove conclusive sul fronte dei «consumatori», mentre già nel 2010 l’esposizione lavorativa per i parrucchieri ad alcuni composti è stata catalogata fra i «probabili cancerogeni» dagli esperti dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC).Ora i ricercatori statunitensi hanno esaminato le informazioni su 117.200 infermiere reclutate per una vasta indagine al Brigham and Women’s Hospital e, nello specifico, non è emerso alcun nesso causale fra i prodotti per capelli comunemente utilizzati a casa e il cancro a vescica, cervello, colon, rene, polmone, sangue, pelle e seno.«Per la maggior parte delle neoplasie non abbiamo rilevato differenze fra le donne che abitualmente, per anni, si tingevano i capelli e quelle che non lo facevano» hanno sottolineato gli autori. Un lieve aumento del pericolo è stato registrato per il carcinoma cutaneo a cellule basali (specie per le donne con chioma naturalmente chiara); per il tumore dell’ovaio; per tre tipi di cancro al seno (con i recettori per gli estrogeni negativi, recettori ormonali negativi e recettori di progesterone negativi) soprattutto in colore che hanno dichiarato d’aver fatto largo uso di tinture; per il linfoma di Hodgkin, ma soltanto nelle donne con capelli scuri (per cui si ipotizza una maggiore concentrazione di ingredienti).

Come si può curare un’emicrania che compare durante il ciclo?

Ho 42 anni e un ciclo mestruale abbastanza regolare; una volta al mese ho un episodio di attacco di emicrania prima o durante il ciclo, al lato sinistro della nuca che si risolve dopo due giorni ma che talvolta colpisce anche al lato di destra. Durante gli attacchi dolorosi, che mi costringono a stare a letto, assumo ibuprofene. Riesco a risolvere il problema temporaneamente ma so già che il mese successivo tornerà a presentarsi. Devo rivolgermi a qualche centro specializzato? E quando andrò in menopausa gli attacchi di emicrania potranno peggiorare?

Risponde Florindo D’Onofrio, Centro Cefalee Ospedale San G. Moscati, Avellino

Alti livelli di colesterolo da giovani possono causare seri problemi cardiovascolari nella mezza età

Avere il colesterolo alto durante l’adolescenza o da ventenni aumenta il rischio di subire infarto, ictus, eventi cardiovascolari durante la mezza età. Il rischio persiste anche in chi è riuscito ad abbassare il livello di colesterolo prima di raggiungere i trent’anni. Lo studio è stato condotto da scienziati dell’Università di Medicina del Maryland (Stati Uniti) e pubblicato sul Journal of American College of Cardiology. Secondo gli autori la ricerca è un valido motivo per i medici a intervenire precocemente per trattare i livelli di lipoproteine, il cosiddetto «colesterolo cattivo» (LDL).

Lo studio

La ricerca si è basata sui dati del Coronary Artery Risk Development in Young Adults Study (CARDIA). Lo studio è iniziato 35 anni fa con il reclutamento di 5.000 giovani adulti di età compresa tra i 18 e i 30 anni. I partecipanti sono stati seguiti per tutti questi anni per capire come le caratteristiche individuali, lo stile di vita e i fattori ambientali contribuiscono a rallentare lo sviluppo di malattie cardiovascolari. «Abbiamo scoperto che avere un elevato livello di colesterolo LDL in giovane età aumenta il rischio di sviluppare malattie cardiache e purtroppo questo rischio persiste anche in chi è riuscito in un secondo momento ad abbassare il livello di colesterolo cattivo» ha commentato l’autore principale, il professor Michael Domanski. Ad esempio due persone con lo stesso livello di colesterolo a 40 anni hanno un rischio molto diverso di subire un infarto o un ictus: a rischiare di più è chi aveva livelli elevati da adolescente. «Il danno alle arterie all’inizio della vita può essere difficilmente reversibile – avverte il dottor Domanski – per questo i medici dovrebbero insistere nel convincere i più giovani a cambiare stile di vita ed eventualmente prescrivere farmaci per abbassare i livelli di colesterolo LDL con l’obiettivo di prevenire problemi nel corso della vita». Per portare avanti lo studio i ricercatori hanno utilizzato complessi modelli matematici per capire come il rischio cardiovascolare (infarto, ictus, ischemie e morte per malattie cardiovascolari) aumenta con il crescere dell’«esposizione cumulativa» al colesterolo LDL per una media di 22 anni scoprendo che maggiore era il tempo di esposizione e il livello di colesterolo cattivo nel corso del degli anni più era probabile che i partecipanti sperimentassero un evento cardiovascolare più serio.