Archive for October 1, 2020

Come si cura oggi il Covid? Ecco le terapie più efficaci

Sono passati 7 mesi da quando si è scoperto che Sars-CoV-2 era arrivato anche in Italia. Lo sforzo per trovare una cura è enorme in tutto il mondo, ma, tra tutti i farmaci testati, attualmente solo tre si sono dimostrati realmente efficaci e sicuri: remdesivir, desametasone (con parere favorevole dell’Agenzia europea dei medicinali) ed enoxaparina. In Italia l’Agenzia del farmaco (Aifa) ha autorizzato 45 studi clinici, la maggior parte tuttora in corso, ma che in molti casi hanno dato risultati preliminari deludenti. «L’ottimismo dei mesi scorsi si è un po’ attenuato — afferma Filippo Drago, professore ordinario di Farmacologia e direttore dell’Unità operativa di Farmacologia clinica al Policlinico di Catania —. Le sperimentazioni vanno comunque portate a termine, ma purtroppo non ci hanno fatto fare grandi passi avanti. Penso al tocilizumab, anticorpo monoclonale che inibisce l’interleuchina 6, una citochina coinvolta nel processo infiammatorio associato all’artrite reumatoide: su questo farmaco si erano concentrate grandi speranze, ma due studi sono già stati chiusi in assenza di dati positivi».

L’unico farmaco approvato (contingentato)


Filippo Drago
Filippo Drago

L’unica terapia approvata per Covid (coronavirus disease) è rappresentata dal remdesivir, un antivirale nato in chiave anti-Ebola che negli studi ha mostrato un’interessante attività contro Sars-CoV-2. Il farmaco, di fascia H (solo per uso ospedaliero), è in commercio da circa un mese con il nome Veklury, dopo l’approvazione dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema). Il farmaco può essere fornito al momento esclusivamente nell’ambito dell’Emergency support instrument (Esi), strumento con il quale la Commissione Europea ha messo a disposizione degli Stati membri e del Regno Unito un quantitativo contingentato di confezioni, al fine di coprire il fabbisogno clinico in attesa della disponibilità commerciale del farmaco.

Covid, a scuola arrivano i tamponi rapidi: il via libera dal ministero della salute

Il Comitato tecnico scientifico (Cts) ha dato il via libera, nella riunione di oggi, alle indicazioni contenute nella circolare del ministero della Salute sull’uso dei tamponi rapidi anche nelle scuole «per la sola attività di screening». Si tratta dei “test antigenici” rapidi usati finora negli aeroporti sempre per monitoraggio sui grandi numeri di persone. Il ministero della salute, con una circolare diffusa in serata, ha dato il definitivo via libera: «L’utilizzo di tali test antigenici rapidi è in grado di assicurare una diagnosi accelerata di casi di Covid-19, consentendo una tempestiva diagnosi differenziale nei casi sospetti tra sindrome influenzale e malattia da Sars-CoV2».

Come funzionano

Tecnicamente si tratta di un diverso tipo di tampone diagnostico “rapido” che rileva la presenza del virus negli individui infetti. Si chiamano “rapidi”, “antigene” o “saponette”. Funzionano in modo diverso dai tamponi tradizionali: sono basati sulla rilevazione di proteine virali (antigeni) presenti nelle secrezioni respiratorie. Anche in questo caso il prelievo avviene con dei bastoncini infilati nelle narici e nella faringe. La risposta è “del tipo sì/no” come per i kit di gravidanza e arriva in media entro 20 minuti. Per la lettura non occorre un addestramento particolare e l’esito non richiede strumenti di laboratorio. La risposta (ma dipende dai modelli) arriva in minuti. Hanno una sensibilità dell’80-85%, sicuramente inferiore ai tamponi “classici”, cioè riconoscono circa 80-85 infetti su 100. Se una persona ha una bassa quantità di virus nel proprio corpo, il test potrebbe dare un risultato falso negativo. A volte hanno l’aspetto di “saponette” o “carte di credito” con barre colorate. Sono già utilizzati in Italia negli aeroporti o quando servono screening di massa (come successo in occasione di ritorno dai Paesi considerati “a rischio” come Croazia, Spagna, Malta e Grecia).

Medicina, societa, politica, ed economia al tempo di Covid – 19

Un parterre di oltre 50 ospiti tra le voci più accreditate del panorama nazionale e internazionale per un articolato dibattito su Covid-19 e sul suo impatto sociale e culturale: è la promessa della sesta edizione del Festival della Scienza Medica, per la prima volta interamente on line, che parte il 2 ottobre e fino al 17 presenta incontri, dibattiti, lezioni magistrali proprio sulla pandemia, per trarre indicazioni utili sulle caratteristiche e le conseguenze dell’emergenza sanitaria sul piano scientifico, economico, sociale e politico.

Gli ospiti stranieri

Tra gli ospiti del Festival 2020 Bruce Beutler, premio Nobel per la Medicina nel 2011 per le sue scoperte sull’immunità e sul modo in cui l’organismo si difende naturalmente dagli attacchi esterni attraverso il sistema immunitario, e una voce importante ma poco allineata, come quella di John Ioannidis, epidemiologo statunitense che ha attirato critiche a seguito delle sue osservazioni sui numeri ufficiali della pandemia, a suo avviso non del tutto credibili e pertanto responsabili di una percezione falsata della gravità della situazione. Tra gli ospiti internazionali anche Edward Holmes dell’Università di Sydney, che al Festival parlerà della possibile origine di Covid-19 e del modo in cui pandemie analoghe possano essere anticipate e impedite (giovedì 15 ottobre, ore 17 in diretta anche su Corriere.it) e Michele Gelfand, psicologa dell’Università del Maryland, che dimostrerà come i modelli culturali e sociali dei diversi paesi, nell’alternanza di rigidità e apertura, abbiano svolto un ruolo strategico nel contenimento della pandemia.