Archive for September 8, 2020

Vaccino coronavirus: chi potrà averlo in Italia, e quando?

Due-tre milioni di dosi entro fine anno, precedenza a medici e anziani con patologie, in particolare nelle Rsa. Le previsioni del ministro della Salute Roberto Speranza riguardano il vaccino sviluppato dall’Università di Oxford e prodotto da AstraZeneca.

Oltre a quello inglese, ci sono altri studi avanzati?
«Sono 8 (su 176 in tutto il mondo) i candidati vaccini che hanno raggiunto la fase 3 e quindi potrebbero essere disponibili nei prossimi mesi: tre basati su vettori virali (AstraZeneca, CanSino e Gamaleya), tre su virus inattivati (tutti cinesi) e due su Rna (Moderna e BioNTech/Pfizer). La fase 3 può durare da 6 mesi a diversi anni e consiste nel somministrare il vaccino a 30-40mila persone, che vengono poi confrontate con un gruppo di controllo non vaccinato. Il numero di infezioni con malattia nel gruppo vaccinato deve essere notevolmente minore rispetto a quello registrato tra i altri volontari non immunizzati».

Uso di cannabis e depressione: una «relazione pericolosa»

Tanti credono che la cannabis faccia bene all’umore, favorisca il relax, sia utile in generale per il benessere mentale. È falso e per esempio può peggiorare i sintomi della depressione, che invece è una fra le condizioni più spesso associate alla scelta di consumarla. Al punto che oggi c’è una gran quantità di depressi che non disdegnano uno spinello, almeno negli Stati Uniti: lo segnala una ricerca pubblicata su JAMA Network Open secondo cui fra i pazienti con depressione il tasso di utilizzo di prodotti derivati dalla cannabis negli ultimi anni si è letteralmente impennato.

Effetti collaterali

Stando agli autori, la prevalenza dell’utilizzo della cannabis è costantemente aumentata negli ultimi due decenni, del 98 per cento nel caso dell’uso sporadico almeno una volta al mese e del 40 per cento quello quotidiano: un dato che preoccupa perché questa sostanza può avere effetti collaterali consistenti e, per esempio, peggiorare i sintomi della depressione. Proprio questi pazienti però sono i più attratti dal consumo: «Il 50 per cento pensa che sia utile contro i disturbi dell’umore e l’ansia, appena il 15 per cento ha idea dei possibili rischi», dice Deborah Hasin, la psichiatra della Columbia University di New York che ha coordinato l’indagine. «Così, circa un paziente su quattro riferisce di averla provata come auto-medicazione».

Dopo una dieta le donne «ringiovaniscono» più degli uomini

Mettersi a dieta per perdere i chili di troppo fa bene a chiunque sia un po’ in sovrappeso, ma nelle donne non più giovanissime ha un effetto ancora migliore del previsto: quando si sono superati i 65 anni dimagrire significa ritrovare capacità motorie che si erano «appannate’per colpa dell’eccesso di peso, in maniera più rapida ed evidente rispetto agli uomini che invece pur dimagrendo non tornano a performance altrettanto brillanti.

Analizzati otto studi

Gli elementi che definiscono il successo di una strategia per il dimagrimento sono vari e non si misurano soltanto coi chili persi ma anche con la possibilità di tornare a muoversi in scioltezza e autonomia, cosa che può diventare impossibile per colpa di sovrappeso e obesità. Kristen Beavers della Wake Forest University statunitense ha deciso di capire che cosa accade alle capacità funzionali negli over 65 sottoposti a una dieta, rianalizzando i risultati di otto studi precedenti sul tema che hanno coinvolto in totale oltre 1300 persone. I risultati, pubblicati su JAMA Network Open confermano che la restrizione calorica rimane imprescindibile per avere qualche risultato sulla bilancia: chi ha dato un taglio alle calorie nel giro di sei mesi ha perso in media il 7 per cento del peso rispetto a chi non si è messo a dieta.