Archive for September 5, 2020

Test antigene per il Covid rapidi ed economici: sono la svolta che tutti aspettano? Come funzionano

Una nuova generazione di test rapidi si sta facendo strada promettendo risultati strabilianti: sono i test dell’antigene. Sono rapidi ed economici, delle dimensioni di una carta di credito e possono essere fatti al costo di circa 5 dollari, in futuro anche in casa da soli.

Senza laboratori e tecnici

Negli Usa la Food and Drug Administration ne ha autorizzati già quattro, l’ultimo la scorsa settimana. Rispetto ai tamponi, chiamati in gergo medico “test PCR” i test antigeni non necessitano di sostanze chimiche complicate, mezzi di trasporto virali o kit di estrazione dell’RNA. Non richiedono necessariamente appuntamenti presso laboratori specializzati, tecnici altamente qualificati o determinate macchine. E possono fornire una risposta in pochi minuti, invece che in ore o giorni. I test dell’antigene funzionano in modo leggermente diverso dal tampone. Cercano solo “un pezzo del virus”. La proteina virale, appunto, antigene. Mentre con il test molecolare (tampone) si evidenzia l’acido nucleico (RNA), con l’antigenico si evidenziano le proteine del virus: il bastoncino con un campione di saliva e muco viene inserito nel dispositivo insieme a un liquido, per favorire il passaggio su una striscia dove sono presenti anticorpi che si legano al materiale virale, comportando un cambiamento nel colore della striscia stessa. Se la colorazione cambia, significa che gli anticorpi si sono attivati e che quindi la persona sottoposta al tampone ha un’infezione da coronavirus in corso.

Covid-19 e danni alla ricerca sul cancro: durante il lockdown attività ridotte in oltre il 93% dei centri

Ogni giorno in Italia circa mille persone scoprono di avere un tumore. Statistiche alla mano, circa il 60 per cento di loro guarirà definitivamente grazie ai molti successi ottenuti dalla ricerca sia nella diagnosi precoce sia nelle terapie. L’epidemia di Covid-19 può però aver influito negativamente anche su questi aspetti. Se da un lato, infatti, durante il lockdown screening per la diagnosi precoce del cancro al seno (mammografia), colon-retto (ricerca del sangue occulto nelle feci) e cervice uterina (Pap test o Hpv-Dna test) sono stati sospesi, dall’altro anche molti laboratori di ricerca si sono quasi del tutto fermati come mettono in luce i dati raccolti dalla Società italiana di cancerologia (Sic). «La ricerca sul cancro ha consentito negli ultimi anni di raggiungere traguardi impensabili nella diagnosi e terapia delle malattie oncologiche, è l’unico mezzo per trovare metodi per salvare vite e proprio per questo non si può fermare — sottolinea Nicola Normanno, presidente della Sic —. Se lo scorso marzo non eravamo preparati a gestire la situazione e ognuno ha fatto del suo meglio, è ora determinante che ci si organizzi affinché non si creino nuovi blocchi. Ogni ritardo, ogni giornata di chiusura dei nostri laboratori allontana l’arrivo di strategie che possono salvare la vita di milioni di pazienti nel mondo».

Lockdown: in Italia attività scientifiche ridotte oltre il 90%

Proprio la pandemia di coronavirus, con gli scienziati di tutto il mondo impegnati a trovare terapie efficaci e un vaccino contro Sars-CoV-2, ha reso evidente l’importanza della ricerca scientifica e dei suoi tempi rapidi, ma ha anche interrotto per mesi gli studi in corso su altri fronti. Tanto che, in un articolo pubblicato su Cancer Discovery, alcuni ricercatori americani stimano che i mesi di chiusura forzata per Covid produrranno un ritardo di circa due anni nei programmi di ricerca oncologici e nelle nuove scoperte. Per valutare cosa sia accaduto nel nostro Paese durante e immediatamente dopo la fase di lockdown la Società italiana di cancerologia, associazione di scienziati che operano nel campo dell’oncologia sperimentale e clinica, ha avviato un sondaggio tra ricercatori che si occupano di oncologia nelle Università, Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs) ed Enti di ricerca. Hanno risposto, tra il 5 e il 27 maggio, 570 ricercatori, di cui 178 responsabili di laboratori di ricerca da 19 regioni italiane ed è emerso che, nei mesi di chiusura obbligatoria, le attività scientifiche si sono ridotte nel 93,5% dei casi, con una sospensione del lavoro in presenza totale per il 48% dei partecipanti e parziale per il 36%. L’88,6% dei ricercatori ha svolto attività di ricerca in smart working e il 29% si è occupato di ricerca, attività diagnostiche o comunque attività di supporto relative all’emergenza per il virus.

Ingoia senza accorgersi un ago da cucito che gli ha trafitto il cuore

Un dolore acuto al petto che non passa, ancora più forte in posizione sdraiata e respirando profondamente. Quando un ragazzo di 17 anni si è presentato al pronto soccorso del Memorial Medical Center in Massachusetts i medici, in un primo momento, non sapevano a che cosa pensare. Con sorpresa, alcuni giorni dopo, i pediatri hanno trovato la causa di tanto dolore: una spilla da cucito conficcata nel cuore. L’adolescente l’aveva ingoiata senza neppure accorgersi. La storia è un «case report» pubblicato il 29 luglio su The Journal of Emergency Medicine.

Gli esami

L’elettrocardiogramma segnalava valori anomali tanto che i medici hanno pensato in un primo momento a un’infiammazione del muscolo cardiaco. I test del sangue hanno evidenziato alti livelli di proteine nel sangue che indicano possibili lesioni cardiache. Solo la Tac al torace ha mostrato qualcosa di insolito: un «oggetto estraneo metallico lineare» che sporgeva dal ventricolo destro lungo circa 3,5 centimetri.