Archive for September 1, 2020

Vaccino coronavirus, in Usa procedure abbreviate: i dubbi (anche italiani)

Allarme tra gli scienziati americani per l’annuncio di Stephen Hahn, alla guida della Food and Drug Administration, di voler accorciare i tempi per l’approvazione di un vaccino per Covid- 19. Il sospetto, scrivono tanto The Guardian che il Financial Times , è che Hahn voglia fare un favore a Trump permettendogli di annunciare la disponibilità di un vaccino “made in Usa” prima delle rielezioni di novembre. Stephen Hahn ha confermato di essere pronto ad autorizzare in emergenza il vaccino prima che la Fase tre (studi su larga scala per confermare che un farmaco – o un vaccino- è efficace e sicuro) sia completata, ma ha respinto le accuse di compiacenza nei confronti del presidente americano ( che per altro aveva a lungo negato la gravità della pandemia). Hahn ha dichiarato di appellarsi a un criterio che da sempre guida la medicina: scegliere in base al fatto che i benefici superano i rischi. D’altronde negli Stati Uniti sia in corso un’emergenza, lo dicono i dati: i casi confermati di Covid-19, domenica scorsa, hanno raggiunto i sei milioni.

I rischi

Molti ricordano però le critiche, provenienti anche dal mondo politico vicino a Trump, per il modo affettato con cui Russia e Cina hanno dichiarato di aver approntato un vaccino e diversi scienziati americani hanno sottolineato come non solo «saltare» la fase 3 esponga la popolazione a dei rischi e a dei potenziali danni (dovuti a pesanti effetti collaterali o una risposta immunitaria tale da risultare dannosa per l’organismo ), ma che in caso di insuccesso si minerà la fiducia dei cittadini nei confronti di tutti i vaccini.

Reinfezione Covid, secondo caso documentato (primo negli Usa)

Un 25enne dello Stato del Nevada che aveva contratto il coronavirus e poi era guarito si è di nuovo ammalato: si tratta del primo caso di reinfezione documentato finora negli Stati Uniti (e il secondo nel mondo).

Nuova malattia più severa

Secondo quanto riporta la Cnn, test genetici condotti dalla Scuola di medicina di Reno dell’Università del Nevada e dal Laboratorio sanitario pubblico dello Stato del Nevada, indicano che il giovane ha contratto due diversi ceppi del coronavirus. I risultati dello studio relativo sono stati resi noti in una pre-pubblicazione di una rivista scientifica autorevole, Lancet. La particolarità, rispetto al primo caso segnalato, sarebbe quella di una seconda malattia più grave con necessità di supporto di ossigeno e sviluppo di polmonite (non giustificati da un precedente stato di salute). Ciò potrebbe indicare che l’esposizione iniziale al virus non si è tradotta in un’immunità protettiva del 100%, hanno scritto gli autori nello studio. Non è dato saperlo perché nel primo caso al ragazzo non erano stati fatti test per la rilevazione di anticorpi. Tuttavia, «è fondamentale notare che la frequenza di un tale fenomeno non è definita da un singolo caso di studio. Questo può rappresentare un evento raro», hanno concluso gli studiosi. Con milioni e milioni di casi al mondo la vera domanda è: cosa succede alla maggior parte delle persone? E ancora non lo sappiamo.