Archive for August 7, 2020

Vaccino coronavirus, la questione dei tempi: quando arriverà sul mercato?

Quando arriverà il vaccino (o i vaccini) contro Sars-CoV-2? Una risposta definitiva non c’è, perché — anche per quelli più avanzati — è necessario arrivare in fondo all’iter che ne dimostra sicurezza ed efficacia sull’uomo. Per gli esperti la data più plausibile è la fine del 2021. Dei 165 candidati allo studio in tutto il mondo ce ne sono già 26 in fase clinica e almeno 4 in fase 3, quella conclusiva. I vaccini più avanzati oggi sono quelli di AstraZeneca (azienda svedese a cui l’Italia ha prenotato 400 milioni di dosi di vaccino insieme ad altri Paesi europei), Moderna (che collabora con i National Institutes of Health), BioNTech/Pfizer (accordo industriale Usa-Germania) e CanSino (società cinese).

Prime dosi entro fine anno?

A giugno il ministro della Salute Roberto Speranza ho sottoscritto, insieme ai suoi omologhi di Germania, Francia e Olanda, un contratto con AstraZeneca per il vaccino a cui sta lavorando l’Università di Oxford insieme alla Advent-Irbm di Pomezia (Roma). La prima tranche di dosi, secondo la società farmaceutica, potrebbe arrivare entro la fine dell’anno. «Un primo promettente passo avanti per l’Italia e l’Europa — scriveva per l’occasione Speranza su Facebook —. Il vaccino è l’unica soluzione definitiva a Covid: per me andrà sempre considerato un bene pubblico globale, diritto di tutti, non privilegio di pochi».

Gli effetti di Covid sulla pelle, quali sono i possibili campanelli d’allarme

Non solo febbre e tosse, come ormai tutti sappiamo, talvolta uniti alla perdita di gusto e olfatto. Tra le manifestazioni, meno frequenti, di Covid sono state segnalate anche reazioni sulla pelle, che spesso non sono gravi e regrediscono in maniera spontanea. Potrebbero però essere presi in considerazione come sintomi da monitorare per porre una diagnosi di infezione da virus Sars-CoV-2, visto che in base alle statistiche si presentano in un paziente su cinque.

Rash cutanei nel 20% dei malati di Covid

È stato proprio uno studio italiano, pubblicato a marzo sulla rivista Journal of European Academy of Dermatology and Venereology da Sebastiano Recalcati, dermatologo all’ospedale Alessandro Manzoni di Lecco, a richiamare per la prima volta l’attenzione della comunità scientifica su questo fronte. Sono poi seguite altre indagini e «ciò che è emerso finora è che nel 20% circa dei malati di Covid compaiono rash cutanei simili a varicella, orticaria o vescicole, quindi molto affini a quelle che vediamo in corso di altre manifestazioni virali — dice Ketty Peris, presidente della Società Italiana di Dermatologia SIDeMaST —. Sono più frequenti al tronco, ma possono essere diffuse su tutto il corpo, spesso poco pruriginose e in alcuni casi sono correlate alla gravità della malattia. Ci sono poi lesioni rosse e violacee in particolare sulle estremità delle dita di piedi e mani, simili ai geloni provocati dal freddo eccessivo, che si sono manifestate soprattutto in bambini e adolescenti, per lo più del tutto asintomatici».

Non è mai troppo tardi per smettere di fumare: benefici anche in chi è malato di tumore ai polmoni

Non è mai tardi per smettere di fumare. I vantaggi, tangibili e concretamente misurabili, si vedono anche in casi estremi come, per esempio, nei pazienti ai quali viene diagnosticato un tumore ai polmoni. Da uno studio canadese presentato durante l’ultimo congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (Asco) emerge infatti che le possibilità di superare il cancro aumentano sempre se il tabagista smette, indipendentemente da quando riesce a buttare l’ultima sigaretta. L’obiettivo della ricerca, condotta da scienziati del Princess Margaret Cancer Centre di Toronto su oltre 35mila malati con tumore ai polmoni, era infatti verificare quanto tempo dopo la cessazione si verificano i primi benefici in termini di maggiori chance di sopravvivenza alla neoplasia nei pazienti che hanno ricevuto una diagnosi di carcinoma polmonare.

Prima si smette meglio è (specie per i forti tabagisti)

I ricercatori canadesi hanno analizzato i dati, contenuti in 17 studi internazionali, relativi a 35.428 persone con una diagnosi di carcinoma polmonare, il 47,5% delle quali erano ancora fumatrici durante la malattia, il 30% avevano smesso e il 22,5% non aveva mai toccato una sigaretta. Dalle loro indagini emerge che i benefici nell’abbandonare il tabacco sono maggiori proprio per i forti tabagisti, quelli che per decenni hanno consumato oltre un pacchetto al giorno e che il rischio di morte si riduce rispettivamente del 12%, 16% e 20% in chi ha smesso meno di due anni prima della diagnosi di cancro, tra due e cinque anni prima e più di cinque anni prima. «Non importa quando si dica addio alle sigarette, l’importante è farlo — sottolinea Aline Fusco Fanes, prima autrice dello studio canadese —. Chi lo fa ha comunque maggiori probabilità di sopravvivenza se si ammala di tumore ai polmoni rispetto a chi prosegue sulla via del tabagismo».