Archive for August 4, 2020

Dopo Covid ansia e depressione: effetti anche sulla mente dei pazienti

Disturbo post traumatico da stress, ansia, insonnia e depressione: dopo aver superato la malattia da coronavirus, i pazienti si trovano spesso a fare i conti con disagi psicologici di varia natura e gravità. Lo dimostra uno studio dell’Ospedale San Raffaele di Milano, pubblicato sulla rivista Brain, Behavior and Immunity. Coordinato dal professor Francesco Benedetti, psichiatra e group leader dell’Unità di ricerca in Psichiatria e psicobiologia clinica, il lavoro ha riguardato 402 pazienti nell’ambito dell’ambulatorio di follow-up post Covid che il San Raffaele ha attivato a maggio. Si tratta di un percorso di controlli di circa 6 mesi per i malati guariti, che prevede visite con medici internisti, infettivologi, neurologi, psichiatri, nefrologi e cardiologi.

I disturbi

«È apparso chiaro da subito che l’infiammazione causata dalla malattia potesse avere ripercussioni anche a livello psichiatrico. Infatti, gli stati infiammatori, anche in conseguenza a infezioni virali, possono costituire dei fattori di rischio per diverse patologie, in particolare la depressione» afferma Benedetti. Sulla base di interviste cliniche e questionari di auto-valutazione, sono stati esaminati i sintomi psichiatrici dei pazienti (265 uomini e 137 donne) un mese dopo la guarigione da Covid. Di questi, circa 300 erano stati ricoverati al San Raffaele e 100 seguiti a domicilio. I medici hanno riscontrato nel 28% dei casi il disturbo post-traumatico da stress, nel 31% la depressione, nel 42% dei pazienti l’ansia, nel 40% l’insonnia, nel 20% una sintomatologia ossessivo-compulsiva. Nel complesso, il 56% delle persone ha manifestato almeno uno di questi disturbi, proporzionalmente alla gravità dell’infiammazione durante la malattia. Sono le donne ad aver sofferto di più per ansia e depressione, nonostante la minore gravità dell’infezione rispetto agli uomini. I pazienti con una precedente diagnosi psichiatrica sono peggiorati.

Tumore al seno, obesità e sovrappeso riducono l’efficacia della chemio

Fare movimento e non avere chili di troppo si confermano due regole d’oro nella lotta ai tumori. Non solo per tenere alla larga il rischio di ammalarsi, ma anche per avere maggiori possibilità di guarire. Diverse ricerche scientifiche hanno già dimostrato che chi è obeso o sovrappeso rischia di sviluppare forme più aggressive e difficili da curare, così come ha maggiori probabilità di avere una recidiva di un precedente tumore o di andare incontro a complicanze durante le cure. Ora uno studio condotto da ricercatori della KU Leuven (Belgio), dell’Università degli Studi di Milano e dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (INT) è giunto alla conclusione che le donne con cancro al seno sovrappeso o obese potrebbero trarre minore beneficio delle pazienti normopeso dal trattamento con docetaxel, un comune farmaco chemioterapico.

Tutti i danni dei chili di troppo

Nel paziente obeso il trattamento rischia di essere ridotto o eccessivo a causa della differente distribuzione del farmaco che si verifica nel grasso corporeo. Dimagrire però contribuisce concretamente a migliorare la situazione. Ad essere sotto accusa in particolare è il tipo di distribuzione corporea del grasso oltre alla sua quantità assoluta: il grasso viscerale e addominale, situato in profondità intorno agli organi centrali del corpo (come per esempio intestino, cuore, fegato) e quindi non palpabile è ben più pericoloso del grasso sottocutaneo che si accumula in superficie, tra pelle e muscoli. Nella maggior parte dei Paesi europei, oltre la metà delle donne è sovrappeso o obesa (indice di massa corporea o BMI superiore a 25 kg/m2, secondo la definizione dell’Organizzazione mondiale della sanità). Negli Stati Uniti la percentuale sale a oltre il 63% ed è previsto un ulteriore aumento nei prossimi anni. È dimostrato che le donne obese sono soggette a maggiori rischi sia di tumore al seno sia di recidiva. Inoltre molti pazienti oncologici sono sovrappeso o obesi, ma l’efficacia dei farmaci antitumorali in relazione all’indice di massa corporea non è generalmente nota. «Nel mondo della medicina e della ricerca, dobbiamo dedicare maggiore attenzione agli effetti dell’obesità su biologia, progressione del tumore al seno ed efficacia delle terapie —  sottolinea Elia Biganzoli dell’Unità di Statistica Medica e del CRC in Data Science dell’Università degli Studi di Milano, attivo anche presso l’Istituto Nazionale dei Tumori —. C’è ancora molto lavoro da fare in quest’ambito».