Archive for August 2, 2020

Pelle secca, lavarsi troppo peggiora la situazione: ecco i consigli

Elasticità, morbidezza, consistenza e piacevolezza al tatto della pelle sono qualità che dipendono in parte dal nostro «corredo genetico». Oltre alla predisposizione personale, però, ci sono diversi fattori che portano a un inaridimento della cute e tutto ciò che altera l’equilibrio delle cellule lipidiche dell’epidermide peggiora la situazione. «Quando la pelle è secca il difetto primario sta nella carenza di sostanze grasse e, solo secondariamente, di acqua – spiega Piergiacomo Calzavara Pinton, direttore della Clinica Dermatologica degli Spedali Civili di Brescia -. In alcune persone la condizione è “naturalmente” ottimale, in altre (come i soggetti con allergie cutanee e respiratorie o gli psoriasici) molto meno.

 

Che cosa ha un impatto negativo

La pelle tende comunque a seccarsi per tutti con l’avanzare dell’età o se si è stati troppe volte e troppo a lungo al sole, perché non solo si impoverisce di grassi e acqua, ma si fa anche più sottile». Anche freddo e vento abbassano le difese dell’epidermide che progressivamente perde lipidi e altre sostanze nutrienti, diventando secca e meno elastica. Inoltre detergenti, saponi aggressivi e il lavarsi troppo di frequente hanno un impatto negativo: «Molte persone che avvertono secchezza si lavano spesso: convinte di idratarsi, peggiorano le cose – sottolinea Calzavara Pinton -. La nostra pelle è come quella di una giacca o di un paio di scarpe: se prende l’acqua si screpola. E, oltre a un aspetto estetico poco piacevole, la secchezza porta con sé una serie di problemi: facile arrossamento, talvolta desquamazione e un prurito che può essere molto fastidioso e togliere il sonno. Non sono pochi gli anziani che lamentano prurito che, nella quasi totalità dei casi, è dovuto a una pelle inaridita».

L’intestino protegge il fegato dal fruttosio (ma solo se non si esagera)

Per anni è stato consigliato ai diabetici, poi si è scoperto che troppo fruttosio può far male perché porta ad accumulare grasso sul fegato e alla comparsa di steatosi, il fegato grasso, a sua volta associato a un incremento del rischio cardiovascolare. Una cascata di guai che però può essere tamponata dall’intestino, che funziona come una specie di scudo per il fegato assorbendo il fruttosio al posto suo; almeno, finché non si esagera con le quantità.

Intestino-scudo

I dati arrivano da una ricerca pubblicata su Nature Metabolism, per la quale ricercatori dell’Università della Pennsylvania hanno studiato l’attività di un enzima intestinale, la chetoesochinasi o fruttochinasi, responsabile della velocità con cui si riesce a consumare il fruttosio; i ricercatori hanno dimostrato, grazie a topolini modificati geneticamente, che ridurre i livelli di questo enzima intestinale porta a un maggior accumulo di grasso e a steatosi epatica, al contrario aumentarne la quantità riduce la probabilità di fegato grasso. «Questo significa che il metabolismo del fruttosio a livello intestinale mitiga la lipogenesi epatica, ovvero la produzione e l’accumulo di grasso a livello del fegato — spiega Zoltan Arany, coordinatore dell’indagine —. Inoltre la velocità a cui l’intestino può consumare il fruttosio, che dipende dalla quantità di fruttochinasi presente, determina anche la quantità che se ne può consumare senza andare incontro a problemi; i dati mostrano poi che l’accumulo di grasso epatico aumenta se si introduce tanto fruttosio tutto insieme in poco tempo, rispetto alla stessa dose ‘spalmata’ su tempi più lunghi. Infine, l’effetto negativo è più consistente se il fruttosio arriva da bibite anziché da cibi solidi».

Nuova sindrome del neurosviluppo riscontrata in soli 7 bambini al mondo

È stata individuata una nuova sindrome del neurosviluppo causata dalla mutazione di un gene denominato MAPK1 e riscontrata a oggi in soli 7 bambini nel mondo. La scoperta, effettuata da clinici e ricercatori dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e di altri centri europei e statunitensi, è stata pubblicata sulla rivista scientifica American Journal of Human Genetics.

Il gruppo di patologie rare

La patologia fa parte delle RASopatie, un gruppo di malattie rare di origine genetica caratterizzate da un quadro clinico che include bassa statura, dismorfismi facciali, deficit cognitivo variabile, un ampio spettro di difetti cardiaci, anomalie a carico dell’apparato scheletrico e anche una predisposizione all’insorgenza di neoplasie in età pediatrica. LE RASOPATIE Le RASopatie sono un gruppo di patologie congenito-malformative causate dall’alterato funzionamento del meccanismo di comunicazione intracellulare mediato dalle proteine RAS, che controllano la crescita e la moltiplicazione delle cellule. Queste proteine sono incaricate di trasmettere (trasdurre) le informazioni (per esempio gli stimoli di ormoni e fattori di crescita) dalla superficie della cellula al suo interno, attivando una serie di reazioni a cascata che costituiscono la via MAP-chinasi (MAPK). L’eccessiva attivazione di queste proteine e della cascata di segnalazione RAS-MAPK, oltre a provocare i danni dello sviluppo, è tra le cause principali dell’insorgenza dei tumori.