Archive for June 19, 2020

Scoperta (dal supercomputer) la molecola che fa sperare: si tratta del raloxifene

Raloxifene: un farmaco conosciuto, approvato (e commercializzato) in Europa per la cura dell’osteoporosi. Ma anche una possibile arma contro Sars-CoV-2. Appartiene al gruppo di farmaci definiti “modulatori selettivi dei recettori per gli estrogeni” (SERMs, selective estrogen-receptor modulators) e, nella cura dell’osteoporosi, presenta un livello elevato di sicurezza e tollerabilità. Il consorzio europeo “Exscalate4CoV”, che ne sta valutando la potenzialità terapeutica contro Sars-CoV-2, ha ribrevettato il farmaco per la nuova indicazione (uso universalistico) ed è pronto a produrlo in quantità massicce. In Italia non è stato testato sull’uomo contro Covid, per la scarsità di nuove infezioni, mentre l’autorità sanitaria della Corea del Sud ne avrebbe confermato l’efficacia su alcuni pazienti.


Quello che possono dire i numeri

È un momento difficile per chi si occupa di numeri. Ora che la violenza devastante di questa pandemia sembra dare respiro a previsioni più ottimistiche, sono tutti sotto accusa, virologi, epidemiologi, infettivologi, politici e perfino statistici e matematici. Qualcuno rimbomba: «i modelli matematici hanno fallito». Ma in questa dichiarazione si perde di vista la differenza tra i modelli matematici e i dati che i modelli usano. I modelli servono a prevedere, ovvero vedere prima, e nella biomedicina moderna sono considerati strumenti insostituibili alla base della prevenzione. Ma il loro ruolo è stimare differenti variabili con differenti metodologie, per rispondere a diverse domande. Per esempio possiamo stimare il numero di infetti basandoci sul famoso indice R0 oppure stimare R0 usando i dati degli infetti. Tutto funziona quando la malattia ha parametri noti, come prevalenza e incidenza.

Modelli matematici

Ma in un mondo in cui nulla è noto e in cui i dati forniti non sono sufficienti a stimare nemmeno i denominatori dei tassi di fatalità, noi statistici ci siamo tutti stupiti di fronte alla fiducia illimitata, anzi quasi alla devozione, con cui molti esperti e politici si sono affidati a modelli dei matematici che al massimo potevano aiutare a raffigurare un trend di breve periodo. I modelli statistici di per sé predicono con una probabilità di errore che dipende non solo da quanti ma soprattutto da quali dati utilizzano. Le conseguenze diventano emblematiche e drammatiche quando dati inaffidabili sono alla base di pubblicazioni sulle riviste più importanti che orientano da sempre la ricerca scientifica, come accaduto di recente nei casi di «ritiro» di due studi da parte del New England Journal of Medicine e di The Lancet. Queste due pubblicazioni discutevano di aspetti molto importanti nel trattamento del COVID-19: effetto di farmaci anti-ipertensivi e dell’idrossiclorochina sul rischio di morte da COVID-19.

Ricerca oltre Covid: «Il virus insegna che studi seri sono indispensabili»

«Proprio in questo momento storico in cui un virus stravolge la nostra vita, appare chiara l’importanza della nostra missione. Ora che gi scienziati di tutto il mondo lavorano incessantemente per trovare un vaccino e una cura per fermare l’epidemia di Covid-19 risulta evidente il valore di quello che facciamo ogni giorno: raccogliere fondi per finanziare la ricerca scientifica di qualità, che cerca nuove strategie sempre più efficaci contro patologie che minacciano la vita di migliaia di persone». Così Paolo Veronesi, presidente di Fondazione Umberto Veronesi, commenta l’impegno della Fondazione per il 2020.  «Lavoriamo ogni giorno per promuovere la ricerca scientifica di eccellenza su nuove terapie, progetti di prevenzione, iniziative di educazione alla salute e di divulgazione della scienza, in modo che tutti possano essere informati sugli strumenti che abbiamo a disposizione per vivere il più a lungo possibile in salute» aggiunge Veronesi, che è anche direttore della Divisione di Senologia Chirurgica dell’Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) di Milano.

La scelta d’investire sui ricercatori più promettenti

Bastano pochi numeri per misurare il valore del lavoro sostenuto dalla Fondazione: 186 i medici e ricercatori premiati nel 2020, 1762 i giovani scienziati e 119 i progetti di ricerca sostenuti dal 2003 a oggi. E ancora: i ricercatori che hanno lavorato grazie ai suoi finanziamenti negli ultimi dieci anni (tra il 2009 e il 2019) hanno prodotto 1315 pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali peer-reviewed (quelle di maggior prestigio, che accettano solo dati ritenuti attendibili), il 95% delle quali è poi stata a sua volta citata in altri articoli (dimostrazione che sono state ritenute utili, innovative e importanti da altri scienziati). Con un impact factor medio (punteggio che indica il valore e il prestigio di ciascuna rivista) di 6,65: quello dei 49 Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico italiani è di 4,36.