Archive for June 17, 2020

Giornata Nazionale Ail: sostegno, accoglienza e solidarietà ai malati con tumori del sangue

Durante l’epidemia di Covid-19 i pazienti con un tumore del sangue sono stati fra le persone maggiormente a rischio di contrarre il virus e di andare incontro alle sue conseguenze più gravi. Il sistema immunitario di chi è in terapia per leucemie, linfomi o mieloma è infatti maggiormente in difficoltà perché i trattamenti prescritti per curare le neoplasie ematologiche sono spesso immunosoppressivi, ovvero hanno l’effetto di annullare (o ridurre moltissimo) le normali difese dell’organismo.Ma l’Associazione Italiana contro leucemie, linfomi e il mieloma (Ail), con le sue 81 sezioni provinciali e i suoi 20mila volontari non li ha lasciati soli nell’emergenza. «Consapevoli della loro maggiore fragilità abbiamo fatto del nostro meglio per aiutarli concretamente – dice Sergio Amadori, presidente dell’Associazione, che il 21 giugno come da tradizione, celebra la Giornata Nazionale per la lotta contro i tumori del sangue -: Ail opera al fianco dei pazienti ematologici e dei loro familiari tutto l’anno, ma nella grave crisi sanitaria che si è creata a causa del coronavirus, per mesi sezioni territoriali e volontari si sono adoperati su tutto il territorio nazionale per garantire e implementare, compatibilmente con le attività consentite dai decreti legge emanati dal Governo, i servizi di assistenza». 

In che modo siete riusciti a rendervi utili?
«In particolare sono stati potenziati il sostegno ai reparti di ematologia, il supporto psicologico telefonico e le cure domiciliari per adulti e bambini, essenziali sempre ma ancora di più nel periodo del lockdown – risponde Amadori -. Le cure domiciliari sono un servizio utile per evitare il ricovero in ospedale a tutti i pazienti che possono essere curati nella propria casa con l’aiuto di familiari e amici. Il modo più efficace per migliorare loro la qualità della vita e per aiutarli a lottare al meglio contro la malattia. Inoltre Ail ha collaborato all’attivazione di nuovi servizi dedicati ai malati come la consegna domiciliare di farmaci e della spesa e la distribuzione presso i reparti di dispositivi medici e di protezione individuale».

Quali sono gli obiettivi principali che l’Associazione vuole raggiungere in quest’anno così particolare?
«La missione della nostra organizzazione è racchiusa in poche parole: sostegno, accoglienza e solidarietà – sottolinea Amadori – Il nostro impegno è quello di continuare in modo indefesso a garantire i servizi assistenziali sul territorio anche e soprattutto in tempi di emergenza sanitaria da Covid-19 attraverso il lavoro quotidiano che le sezioni provinciali portano avanti; è fondamentale anche potenziare il più possibile la ricerca scientifica. Un altro obiettivo che sta molto a cuore a noi tutti è la formazione permanente con la scuola del volontariato Ail tra i nostri principali obiettivi».

Lei è stato direttore di un reparto di Ematologia per moltissimi anni: in base alla sua esperienza quali suggerimenti crede sia importante dare ai pazienti ematologici in questa fase due?
«È importante che i malati, soprattutto quelli in terapia, e i loro familiari seguano le direttive date dal Ministero, le stesse che ematologi e società scientifiche continuano a ripetere. Chi ha avuto una diagnosi di leucemia, linfoma o mieloma ed è in cura deve rispettare queste regole con ancora maggiore scrupolosità degli altri: lavarsi più spesso le mani, mantenere le distanze di sicurezza, evitare luoghi affollati, ristoranti, negozi e locali vari. Usare la mascherina se è necessario entrare in contatto con le persone (per esempio se si va a fare la spesa o se bisogna recarsi in ospedale per terapie o controlli), mentre si può farne a meno se si passeggia da soli, lontani dalla gente. Con le dovute precauzioni anche i pazienti con un tumore possono e devono tornare alla normalità. Una diagnosi di cancro comporta sempre un contraccolpo psicologico che porta le persone coinvolte in prima persona e chi li assiste a rivedere le priorità dell’esistenza, a soppesare nuovamente ciò che è davvero importante, a godere appieno di ogni piccola cosa. Malati e caregivers comprendono il valore della vita e sanno quanto sia importante ogni nuovo giorno: non devono rinunciare a nulla per paura del virus. Semplicemente fare, ma con un’attenzione in più».

La Giornata Nazionale è posta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e istituita permanentemente dal Consiglio dei Ministri: per voi è un momento molto importante. Come la si celebra in quest’anno diverso dal solito e qual è il messaggio che vuole dare?
«La Giornata Nazionale 2020 sarà indubbiamente ricordata come quella che si è svolta in tempi di coronavirus, un’edizione particolare per tempi difficili, organizzata sul web. Tutti lontani eppure accomunati da uno scopo condiviso: il bene dei pazienti ematologici. Come sempre, la Giornata sarà l’occasione speciale per sensibilizzare alla lotta contro i tumori del sangue ed essere più vicini ai malati ematologici, adulti e bambini, e alle loro famiglie, anche in un momento come questo che ci costringe al distanziamento sociale. La vicinanza e la condivisione sono il messaggio che tutti noi vogliamo trasmettere ai pazienti e alla popolazione in generale. In un periodo critico e delicato come quello che stiamo vivendo, è necessario dare un forte e concreto sostegno ai malati e ai loro famigliari. Vogliamo proseguire nel solco della solidarietà tracciato in 50 anni di impegno e lavoro».

Resta però l’appuntamento fisso: la linea diretta con gli ematologi.
«Sì, venerdì 19 giugno dalle 8 alle 20, quando 8 illustri ematologi italiani e un pool di specialisti risponderanno a tutte le chiamate che arriveranno al numero verde e gratuito 800 2265 24. Il servizio telefonico dedicato ai problemi ematologici è poi sempre attivo ogni terzo mercoledì del mese dalle 14 alle 17 per dare informazioni sulle malattie, sui centri di cura e sui servizi svolti dall’Associazione».

App di monitoraggio, telemedicina: italiani «pazzi» per la sanità digitale

A dispetto delle classifiche sulla «digital health literacy» (le competenze digitali in campo sanitario) che, almeno fino al 2017, vedevano il nostro Paese fanalino di coda in Europa, una nuova ricerca ci fa adesso scoprire un vero e proprio cambiamento di rotta: gli italiani infatti sono i più «digital oriented» rispetto agli altri europei, quando si tratta di utilizzare i dispositivi elettronici e la tecnologia per consultare il medico o monitorare il proprio stato di salute e i progressi terapeutici. Solo una minima parte è preoccupata per la propria privacy in caso di utilizzo di app per la salute (e questo forse dovrebbe un po’ preoccuparci). Quando si tratta, però, di acquistare farmaci, anche online, la maggioranza degli italiani preferisce rivolgersi alla propria farmacia di fiducia. È quanto emerge dall’«Health Report 2020» che raccoglie i risultati di un’indagine internazionale realizzata dal Gruppo Stada in collaborazione con il Kantar Market Research Institute, che ha riguardato 12 Paesi europei (Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Polonia, Russia, Serbia, Spagna, Svizzera e Regno Unito) e intervistato oltre 24mila cittadini nel periodo compreso tra febbraio e marzo 2020. L’indagine ha voluto indagare conoscenze, opinioni e comportamenti degli europei nei confronti di temi importanti relativi alla salute tra cui innovazione e digitalizzazione. Particolare attenzione è stata riservata all’emergenza coronavirus, per la quale è stata realizzata una survey ad hoc a fine aprile su oltre 6mila persone in 6 Paesi (Germania, Italia, Russia, Serbia, Spagna e Regno Unito).

Il desametasone, un farmaco da 6 euro, riduce la mortalità del coronavirus del 35%

Uno farmaco steroideo ampiamente disponibile da tempo, l’antinfiammatorio desametazone, potrebbe essere un’efficace arma per salvare la vita a pazienti gravi di Covid-19. Emerge da uno studio dell’Università di Oxford.

Lo studio e l’efficacia

Il farmaco sarebbe in grado di ridurre la mortalità del 35 per cento in quei pazienti che hanno avuto bisogno di ventilazione. La BBC nel darne notizia parla del «più grande studio al mondo che sta testando i trattamenti già esistenti». La molecola è stata somministrata a 2.000 soggetti ricoverati in ospedale, messi a confronto con oltre 4.000 che non hanno ricevuto il farmaco. Il rischio di decesso si è ridotto dal 40% al 28%, mentre nei pazienti trattati con ossigeno è stato in grado di salvare una vita ogni 20-25 persone circa. Secondo Peter Horby, a capo del team, «questo è finora l’unico farmaco che ha dimostrato di ridurre la mortalità e la abbatte in modo significativo. È un grande passo avanti». Il trattamento «dura fino a 10 giorni, il farmaco costa circa 6 euro, in totale si spendono in media meno di 40 euro per salvare una vita», evidenzia Martin Landray, ricercatore dell’Università di Oxford. Il desametasone non sembra aiutare però le persone con Covid-19 con sintomi più lievi e che non hanno bisogno di aiuto per la respirazione. La Gran Bretagna inizierà immediatamente a somministrare desametasone ai pazienti affetti da coronavirus. «Poiché abbiamo individuato i primi segnali del potenziale del desametasone, lo abbiamo accumulato da marzo», ha affermato il ministro alla Salute, Mart Hancock.

Danni da bricolage, tinte e solventi usati male scatenano irritazioni

Nel periodo in cui ci si dà al «fai da te», in casa e in giardino, aumentano gli accessi ai Centri Antiveleni per colpa della superficialità con cui si maneggiano colle, vernici, solventi, acquaragia e così via. «Gli sverniciatori per esempio sono bombe tossiche, perché spesso sono miscele di solventi: vanno utilizzate con molta cautela, leggendo sempre prima le istruzioni sulla confezione», osserva Carlo Locatelli, direttore del Centro Nazionale Informazione Tossicologica-CNIT della Fondazione Maugeri di Pavia. «Il terrore di noi tossicologi? Il metanolo, che può essere letale: non c’è più nei prodotti per uso domestico ma ogni tanto capita qualcuno che si è ritrovato in casa un prodotto organofosforico per uso semi-professionale in cui c’è il metanolo, per esempio per il giardinaggio, e lo ha ingerito perché lo ha conservato in un contenitore inadeguato e scambiato per qualcos’altro». Casi per fortuna rarissimi ormai, molto meno comuni dei classici incidenti con le vernici, come racconta il consigliere Sitox Guido Mannaioni: «In questo periodo c’è stata un’impennata di casi, probabilmente perché molti durante la quarantena si sono dedicati a ridipingere cancelli, tinteggiare pareti e così via.

Areare sempre le stanze

Quando si usano le vernici in interno, le stanze vanno sempre areate molto prima di dormirci o soggiornarci: è una raccomandazione banale, ma molti non la seguono e può diventare un problema per chi è particolarmente sensibile, per esempio gli allergici. Le tinteggiature diluite con solvente anidro, poi, sono molto pungenti: vengono spesso usate proprio in questo periodo sui termosifoni, per ridipingerli quando sono spenti, ma sono fortemente irritanti se si resta a lungo nella stanza dove sono state utilizzate. Chi è asmatico o ha malattie delle vie aeree può aver bisogno di cure, perché provocano una broncocostrizione che impedisce di respirare bene ed è più dannosa in chi ha già qualche difficoltà respiratoria. Anche gli antiruggine possono essere pericolosi: alcuni contengono acido fluoridrico che può venire a contatto con la pelle se non si proteggono le mani con guanti da lavoro, meglio se in doppio strato. L’acido ha un’alta permeabilità termica e un effetto vasocostrittore potente, può dare intossicazioni locali con necrosi consistenti dei tessuti».

Attenzione anche a pesticidi ed erbicidi

Serve parecchia cautela, quindi, quando ci si dedica alla manutenzione di casa e giardino: anche erbicidi, pesticidi e prodotti vari da giardinaggio possono essere rischiosi se vengono mescolati o si usano senza le adeguate precauzioni (per alcuni possono bastare i guanti, in altri casi serve munirsi di maschere o altri dispositivi di protezione). L’importante è leggere sempre le etichette, senza pensare di saperla già molto lunga: la probabilità di farsi male, se si è approssimativi maneggiando sostanze chimiche, non è irrisoria.

Cosmetici sicuri (se sono autorizzati)

Ma i cosmetici possono far male? No, se si acquistano prodotti noti e si utilizzano in maniera corretta: come ciò che serve per la cura della persona, sono anch’essi a base di sostanze chimiche ma i controlli sono così serrati che non c’è da avere timori. Spiega infatti Corrado Galli, presidente SITOX: «La valutazione dei cosmetici è aggregata, ovvero ogni singolo ingrediente viene valutato per tutti i prodotti dove è presente e coprendo perciò tutti i tipi di esposizione possibili; le stime di tossicità sono poi molto conservative e fatte considerando un uso massiccio. Per farsi male con i cosmetici occorre davvero impegnarsi per sbagliare l’utilizzo, per esempio lasciando in posa una tintura per capelli molto, molto più a lungo del raccomandato». Tutto questo è vero per i cosmetici acquistati attraverso i canali tradizionali e prodotti dall’industria, perché come sottolinea Galli «Ciò che si compra sul web o i cosmetici cinesi che non passano il vaglio delle autorità europee non è detto siano altrettanto sicuri. Lo stesso vale per i pastrocchi fai da te, potenzialmente più pericolosi del prodotto industriale». Il rischio è farsi male anche usando ingredienti naturali (come può succedere per esempio a chi prepara in casa la crema solare e poi si scotta). E non è neppure il caso di far da soli il gel disinfettante per le mani, tanto utile di questi tempi, seguendo le indicazioni dell’Oms: come ha sottolineato il Centro Nazionale Sostanze Chimiche si tratta di ricette pensate per farmacie e laboratori, per le quali occorre maneggiare sostanze pericolose e irritanti come l’acqua ossigenata oppure l’alcol etilico e l’alcol isopropilico, che sono anche infiammabili.

Sul «Corriere Salute»: come riparte la sanità dopo l’emergenza Covid?

Pubblichiamo in anteprima una parte dell’articolo di apertura del nuovo «Corriere Salute». Potete leggere il testo integrale sul numero in edicola gratis giovedì 18 giugno oppure in Pdf sulla Digital Edition del «Corriere della Sera».

Passata la fase acuta dell’emergenza da Covid-19, in cui sono stati rimandati oltre 600 mila interventi chirurgici non urgenti e circa 11 milioni di prestazioni ambulatoriali differibili, tra visite ed esami, da maggio sta riprendendo gradualmente e con le dovute precauzioni l’assistenza «ordinaria» sia per i malati cronici, che devono fare i controlli per le loro patologie, sia per chi ha bisogno di fare una prima visita o un’indagine di approfondimento. Dovremo abituarci, però, a una «nuova» normalità poiché, oltre a rispettare le misure generali di protezione dal coronavirus, quali distanziamento sociale, igiene delle mani, indossare la mascherina, ci sono specifiche procedure di sicurezza e nuove modalità di accesso alle strutture sanitarie per tutelare la nostra salute e quella di chi ci cura. Di certo, non troveremo più lunghe code allo sportello del Cup né sale d’attesa affollate.