Archive for June 11, 2020

Remuzzi: «Coronavirus, potremmo parlare di 3 epidemie diverse a Nord, Centro e Sud: ecco perché»

Professor Remuzzi, siamo in presenza di tre epidemie diverse, al nord, centro e sud Italia?
«È più corretto parlare di tre diverse manifestazioni dell’epidemia. Non solo il solo ad avere questa opinione: la condivido per esempio con Donato Greco, grandissimo esperto di epidemie. Quando è stata annunciata la chiusura della Lombardia, moltissime persone sono partite per il Sud, oltre 800 solo da Milano — sottolinea Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Bergamo —. Ma nelle regioni meridionali i casi di Covid sono stati estremamente limitati. Come si spiega? Non solo: in Abruzzo, Umbria, Sardegna, Molise, Basilicata ci sono oggi zero contagi. Il motivo non può essere ricondotto solo alle buone pratiche di distanziamento o alla fortuna, anche se certamente il dramma avvenuto in Lombardia è stato di insegnamento per tutti. Credo che l’80% delle persone, in tutte le regioni italiane, rispetti le tre regole anti-Covid, le uniche realmente efficaci: lavaggio frequente delle mani, distanziamento interpersonale di almeno un metro e uso della mascherina. Non può essere solo questo l’elemento che ha fatto la differenza: bisognerebbe riuscire a tenere insieme sorveglianza delle malattie, esperienza delle precedenti epidemie e raccolta sistematica dei dati. E c’è anche il rapporto, tra uomo, virus e ambiente che potrebbe essere diverso tra Nord e Sud. Riuscire a capire tutto questo ci aiuterà di fronte ai rischi di nuovi focolai o di una recrudescenza dell’epidemia nei mesi invernali».

Che cosa sappiamo oggi del virus e della sua capacità di trasmissione?
«L’epidemia attacca i cosiddetti cluster, gruppi di persone che vivono in luoghi chiusi e hanno contatti ravvicinati: penso alle famiglie, alle Rsa, agli ospedali. Lì c’è stata l’esplosione dei contagi, grazie anche ai cosiddetti “superdiffusori”, persone in grado di trasmettere il virus a molti altri soggetti. In Lombardia ci sono stati pochi cluster e da lì è nato il disastro a cui abbiamo assistito. Lo stesso è accaduto in Cina, dove sono stati individuati 318 gruppi di forte trasmissione: uno solo si è sviluppato nell’ambiente esterno, tutti gli altri in luoghi chiusi. Il Giappone si è salvato dalla furia del virus impedendo alle persone di stare a stretto contatto in spazi ristretti. Qui c’è un paradosso. Se ci rifacciamo a questi modelli forse si riesce a capire anche perché in quelle località dove c’è stata più attenzione agli anziani — luoghi di aggregazione come università per gli anziani, teatro, attività ricreative (come a Nembro, per esempio) — la diffusione dell’epidemia sia stata così violenta. Insomma una tragedia che nasce paradossalmente dall’aver saputo dare agli anziani momenti di attività culturale e svago».

Sul Corriere Salute: tremore, come capire se c’è un disturbo neurologico

Pubblichiamo in anteprima una parte di uno degli articoli del nuovo «Corriere Salute». Potete leggere il testo integrale sul numero in edicola gratis giovedì 11 giugno oppure in Pdf sulla Digital Edition del «Corriere della Sera».

Difficile da nascondere, il tremore può essere solo lo specchio di una tensione interiore, di uno stato d’ansia, ma altre volte è un vero sintomo neurologico. Può rappresentare l’aspetto fondamentale di un disturbo, come nel tremore cosiddetto «essenziale», oppure far parte di una malattia che al tremore associa altri sintomi. «Il tremore può essere definito un movimento ritmico e oscillatorio» dice il dottor Elan Louis del Dipartimento di neurologia della Yale School of Medicine, di New Heaven, negli USA, autore di una revisione sul tremore pubblicata su Continuum, rivista dell’American Academy of Neurology. «Può manifestarsi con modalità diverse, la sua fenomenologia è molto ricca, quindi non c’è da meravigliarsi che esistano tanti modi per classificarlo».