Archive for June 4, 2020

I 10 motivi per cui il «passaporto di immunità» è una cattiva idea (secondo Nature)

«Immaginate un mondo in cui la possibilità di ottenere un lavoro, una casa o un prestito dipenda dal risultato di un esame del sangue. Senza anticorpi il rischio è restare confinati in casa lontano dalla società». Si apre così un’analisi pubblicata su Nature a firma di due bioetisciste dell’Harvard Medical School di Boston Natalie Kofler e Francois Baylis. L’idea di un passaporto di immunità ha conquistato più la stampa che gli scienziati per la verità. Secondo le due esperte questa sorta di certificati rilasciati a persone che hanno avuto Covid-19 e presumibilmente sono immuni dalla malattia finirebbero per causare più problemi di quanti ne risolvano ed elencano le ragioni di natura etica e scientifica. È già successo in passato negli Stati Uniti. Nel XIX secolo a New Orleans, in Louisiana, l’immunità alla febbre gialla ha creato due categorie: gli immuni, quelli sopravvissuti alla malattia e i suscettibili, coloro che non si erano ammalati con una serie di gravi conseguenze politico-economiche e pesanti limitazioni alla libertà. «Qualcosa di simile potrebbe succedere se i governi dovessero introdurre i passaporti di immunità, certificati rilasciati a coloro che, dopo la malattia, sono risultati positivi alla ricerca di anticorpi contro Sars-Cov2, consentendo a queste persone di tornare al lavoro, socializzare, viaggiare sulla base di una presunta immunità. L’Organizzazione mondiale della Sanità il 24 aprile scorso ha però messo in guardia il mondo sul rilascio dei passaporti d’immunità: «Non ci sono prove che le persone guarite da Covid-19 che hanno sviluppato anticorpi siano davvero protette da una seconda infezione». Inoltre, come ha già spiegato l’immunologo Alberto Mantovani non sappiamo se la risposta immunitaria di chi ha incontrato Covid-19 senza sviluppare i sintomi sia davvero protettiva o se queste persone rischiano una nuova infezione, pur avendo il test sierologico positivo. «A nostro avviso – scrivono le bioeticiste – qualsiasi documentazione medica che limiti le libertà individuali sulla base della biologia rischia di diventare un trampolino di lancio per limitare i diritti umani, aumentare le discriminazioni e minacciare, invece che proteggere, la salute pubblica».

1- L’immunità a Covid-19 è ancora un mistero

Dati recenti suggeriscono che la maggior parte dei pazienti guariti produce anticorpi contro Sars-CoV2. Ma gli scienziati non sanno ancora se tutti producono abbastanza anticorpi per garantire una protezione futura, quale è il livello minimo di anticorpi giudicato sicuro e per quanto tempo potrebbe durare l’immunità. Le stime attuali, basate sulle risposte immunitarie a virus strettamente correlati come quelli che causano la sindrome respiratoria acuta grave (Sars) e la sindrome respiratoria del Medio Oriente (MERS) suggeriscono che i pazienti guariti potrebbero essere protetti dal rischio di reinfezione per uno o due anni. Ma se l’immunità a Sars-CoV 2 imita quella osservata con il raffreddore comune (di cui fanno parte altri quattro coronavirus) il periodo di protezione potrebbe essere assai più breve.

Covid, al via studio su potenziale cura con anticorpi (dal sangue dei guariti)

Un anticorpo monoclonale neutralizzante, creato in laboratorio, per curare Covid-19. È partito negli Stati Uniti il trial sul farmaco LY-CoV555, prodotto dall’azienda farmaceutica Eli Lilly (in collaborazione con AbCellera): l’anticorpo è stato somministrato ai primi pazienti, in dose singola. Lo studio, di fase 1 e controllato verso placebo, valuterà la sicurezza e la tollerabilità nei pazienti con infezione da Sars-CoV-2 ricoverati in alcuni ospedali americani. Inoltre, lo studio attraverso esami del sangue verificherà la quantità dell’anticorpo nel sangue dei pazienti e quanto tempo impiega il corpo per eliminarlo. Se i primi risultati saranno soddisfacenti, si passerà alla fase 2 per valutare l’efficacia del farmaco in popolazioni più ampie affette da Covid. L’anticorpo è stato identificato da AbCellera, insieme al Centro di ricerca sui vaccini dell’Istituto nazionale di allergie e malattie infettive Usa, su campioni di sangue prelevati da uno dei primi pazienti statunitensi guariti da Covid. LY-CoV555 è stato poi sviluppato da Lilly. Si tratta del primo potenziale farmaco specificamente progettato per combattere l’infezione da Sars-CoV-2.

Prevenzione e trattamento

«I trattamenti con anticorpi promettono di essere efficaci contro questa malattia» ha dichiarato Mark J. Mulligan, direttore della divisione di Malattie infettive e immunologia e direttore del Vaccine Center presso la NYU Langone Health. «Le terapie come LY-CoV555 possono rivelarsi valide sia nella prevenzione che nel trattamento di Covid ed essere particolarmente importanti per i gruppi più colpiti dalla malattia, come gli anziani e le persone con sistema immunitario compromesso — ha aggiunto Daniel Skovronsky, presidente di Lilly Research Laboratories —. Entro la fine del mese esamineremo i risultati dello studio sull’uomo e intendiamo avviare più ampi studi di efficacia. Nel frattempo stiamo avviando la produzione di questa potenziale terapia su vasta scala. Qualora LY-CoV555 si rivelasse parte della soluzione a breve termine per Covid, vogliamo essere pronti metterla a disposizione dei pazienti il più rapidamente possibile».

Sul Corriere Salute: dolore alla spalla, ecco perché si blocca l’articolazione

Pubblichiamo in anteprima una parte dell’articolo di apertura del nuovo «Corriere Salute». Potete leggere il testo integrale sul numero in edicola gratis giovedì 4 giugno oppure in Pdf sulla Digital Edition del «Corriere della Sera».

I dolori muscoloscheletrici sono molto comuni e se il primato spetta al mal di schiena, seguito dalla cervicalgia, al terzo posto troviamo il dolore alla spalla, con una prevalenza che varia dal 5 a quasi il 40 per cento.