Archive for June 3, 2020

Coronavirus, carica virale e mutazione: che cosa sappiamo oggi

Virus meno aggressivo o addirittura scomparso. Presunte mutazioni e carica virale meno forte. In questi giorni si stanno rincorrendo annunci e notizie sul coronavirus, che finalmente sembra darci tregua. Ma cosa davvero sappiamo oggi? Intanto il virus non è mai scomparso. Non lo ha mai detto nessuno, neppure il professor Alberto Zangrillo, direttore dell’Anestesia all’ospedale San Raffaele di Milano che ha citato uno studio in via di pubblicazione su Clinical Chemistry and Laboratory medicine del collega Massimo Clementi, direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia. Il professor Zangrillo ha riferito che, sulla base dei dati raccolti, «il virus è clinicamente inesistente, scomparso». Significa che i nuovi ricoveri in terapia intensiva e in terapia sub intensiva sono pochi o nulli. Nelle ultime settimane negli ospedali, anche in Lombardia, sono arrivati pochi pazienti e tutti con sintomi lievi.

Il virus cerca di adattarsi all’ospite

Il virus però è tutt’altro che scomparso

, sembra comunque uccidere meno. Perché? Quando un microrganismo arriva all’uomo cerca un modo per adattarsi all’ospite. L’interesse del virus è sopravvivere all’interno di un corpo per poi diffondersi ad altri soggetti, cosa che non può succedere se il malato muore a causa dell’infezione. In parole più crude, se uccide troppo in fretta chi ha infettato ha un «serbatoio» in meno da cui diffondersi. Ecco allora che potrebbero aver cominciato a circolare varianti meno «cattive», che proprio per questo hanno maggiori probabilità di resistere sul lungo periodo, visto che risparmiano la vita all’organismo che li ospita.

Sul Corriere Salute: vaccinarsi contro l’influenza (pensando a Covid-19)

Pubblichiamo in anteprima una parte dell’articolo di apertura del nuovo «Corriere Salute». Potete leggere il testo integrale sul numero in edicola gratis giovedì 4 giugno oppure in Pdf sulla Digital Edition del «Corriere della Sera».

Mentre tutto il mondo attende impaziente l’arrivo di un vaccino contro Covid-19, ci diversi motivi per i quali tutta la popolazione adulta dovrebbe sottoporsi il prossimo autunno a quello anti-influenzale, anche nell’ottica di un possibile nuovo picco emergenziale di Coronavirus. Una raccomandazione valida soprattutto per quei gruppi che già prima di questa epidemia erano considerati a rischio: tutte le persone over 65; quelle con malattie (come, ad esempio, patologie croniche dell’apparato respiratorio o cardio-circolatorio, tumori, diabete) che predispongono a un pericolo maggiore rispetto agli altri di contrarre infezioni invasive e sviluppare in tal caso complicanze gravi; tutti i conviventi con persone appartenenti a queste due categorie, ovvero anziani e «malati cronici».

Code: come stare in piedi a lungo senza affaticare le gambe e la schiena

Gli ingressi distanziati sono la regola da quando uffici, negozi e stazioni hanno riaperto. Questo significa tempi molto più lunghi del solito per fare acquisti ma anche per salire su un autobus o un treno e code sui marciapiedi, come abbiamo già sperimentato davanti ai supermercati nelle prime settimane di pandemia. Per alcune categorie di persone può essere molto faticoso (se non dannoso per la salute) stare in piedi fermi a lungo. «La prolungata stazione eretta legata alle lunghe code può comportare diversi problemi prevalentemente agli anziani», avverte Gianfranco Beltrami, specialista in Medicina dello sport e vicepresidente nazionale della Federazione medico sportiva italiana. «Può verificarsi un calo eccessivo della pressione in chi assume alcune categorie di farmaci o ha una ridotta efficienza dell’apparato cardiovascolare. Potrebbero manifestarsi anche tachicardia, capogiri, sintomi di svenimento, stordimento, stato confusionale o anche offuscamento della vista specialmente dopo un pasto pesante o dopo aver assunto alcol oppure in presenza di alte temperature o in caso di disidratazione, più probabili con la bella stagione. Anche la più facile “stancabilità” muscolare nelle persone avanti con gli anni può rappresentare un problema, così come in chi è affetto da uno stato di insufficienza venosa agli arti inferiori con dilatazione delle vene (varici), una situazione facilmente presente nei soggetti in sovrappeso od obesi, lo stare troppo fermo in piedi può portare a gonfiore alle gambe con sensazione di dolore, stanchezza e pesantezza, prurito e formicolio alle caviglie, crampi notturni e comparsa di arrossamenti e macchie scure».

Come ridurre i disagi?
«Fondamentale evitare le code in orari caldi, in fase digestiva o se i valori di pressione sono troppo bassi (anche per effetto di terapie antipertensive), indossare un abbigliamento adeguato per evitare sensazione di freddo o calore. Una corretta idratazione e nutrizione con cibi sani e di buona qualità rappresenta inoltre per l’anziano un aspetto sempre fondamentale per mantenere una buona salute».

Ci sono esercizi che possono far pesare meno l’attesa in piedi?
«Importante innanzitutto mantenere una postura corretta con un buon appoggio sulle gambe evitando di stare piegati in avanti, indietro o lateralmente. Si può anche cercare di spostare ogni tanto il peso del corpo alternativamente prima su una gamba e poi sull’altra facendo anche qualche piccolo passo avanti e indietro e flettendo alternativamente le ginocchia».

E chi ha patologie venose per cui soffre particolarmente il disagio di stare fermo a lungo?
«Per favorire il ritorno venoso del sangue al cuore è indicato, oltre agli esercizi precedenti, anche sollevarsi una decina di volte ogni mezz’ora sulle punte dei piedi, ripetendo poi l’esercizio appoggiando sui talloni».

Può giovare qualche accorgimento, per esempio indossare calze elastiche o calzature particolari?
«Le calze elastiche contribuiscono efficacemente a favorire il ritorno venoso del sangue al cuore. È importante scegliere la giusta compressione in base al proprio problema, evitando calze troppo strette. Anche le calzature sono importanti, meglio usare scarpe comode evitando tacchi troppo alti o troppo bassi. Ideali le scarpe sportive o da ginnastica o calzature con un rialzo di qualche centimetro sotto i talloni».

Chi ha subìto interventi ortopedici, come protesi all’anca o menisco, fa più fatica?
«In genere no, ma deve aver riacquistato un sufficiente tono muscolare. Per questo è sempre indicato per queste persone continuare a casa ad effettuare esercizio fisico di rinforzo muscolare e allungamento».

Ci sono esercizi preparatori da fare in casa per affrontare meglio il tempo in fila, magari seguendo uno dei tanti tutorial su internet?
«L’ideale sarebbe mantenere la migliore efficienza fisica con esercizi che consentano di allenare la resistenza alla fatica (come lunghe camminate o giri in bicicletta, certo oggi fortemente limitati) abbinati ad esercizi per il rinforzo dei muscoli della postura (addominali e dorsali) e per la deambulazione (rinforzo muscolare delle gambe). Abbinati ad esercizi per l’equilibrio e l’allungamento muscolare, che sono utilissimi per affrontare senza affaticarsi le code e prevenire i problemi fisici».

E ci sono esercizi da fare poi nel post-coda, per dare sollievo a gambe e schiena stanche?
«Quando si torna a casa è utilissimo mantenere le gambe sollevate per un certo periodo. Dopo essersi stesi su un tappetino a pancia in su e con le braccia lungo i fianchi, sollevare una gamba, fletterla portando il ginocchio al petto e tornare alla posizione iniziale. Un altro esercizio semplice, ma che aiuta in questi casi, consiste nel flettere le caviglie e le punte dei piedi prima verso l’alto e poi verso il basso, utile anche ruotare le caviglie in senso orario e antiorario. Quando si sta in piedi e fermi per molto tempo, la zona più contratta è proprio quella della schiena, soprattutto se l’addome ha una muscolatura poco tonica. In questo caso, infatti, i muscoli posteriori sono costretti a sobbarcarsi tutto lo sforzo della posizione eretta. Qualche esercizio di stretching in questo caso può essere molto utile. Si può fare stando in piedi, alzando le braccia e le mani al massimo e sollevandosi sulle punte, facendo attenzione a mantenere questa posizione per 5 secondi».

Molti italiani in questo periodo hanno scoperto l’utilità di attrezzare una mini-palestra in casa.
«Avere a disposizione una cyclette o addirittura un tapis roulant o un’ellittica (macchina che simula il movimento dello sci di fondo, ndr) è sicuramente utile per un allenamento aerobico, ma servono anche piccoli pesi ed elastici per il rinforzo e la tonificazione muscolare. Ma anche chi non dispone di attrezzature per l’home fitness può tranquillamente effettuare esercizi a corpo libero come piegamenti e flessioni, utilizzando oggetti di uso quotidiano come bottiglie d’acqua in sostituzione dei pesi, sedie, asciugamani, cuscini e un manico di scopa. Il programma di allenamento dovrebbe sempre comprendere circuiti aerobici alternati a esercizi di potenziamento muscolare per finire con qualche esercizio di allungamento. L’intensità del lavoro naturalmente deve essere calibrata a seconda delle condizioni di salute e dell’età del soggetto e deve essere aumentata gradualmente, riducendo man mano le pause tra un esercizio e l’altro».

Fibra e lattobacilli al posto degli antidepressivi? Ipotesi azzardata?

Invecchiamento e microbiota

Lei scrive che anche un buon invecchiamento dipende dalla nostra flora intestinale, perché?

«Pensiamo ai pastori bulgari, che superano gli 80 anni in ottima salute fisica e mentale. Come ci riescono? Certo non fanno la vita sedentaria e stressante di un milanese ma, oltre a questo, hanno una dieta amica dei batteri amici: abbondanza di yogurt e latti fermentati, verdura, frutta e poche proteine animali. E non solo con questo menu raggiungono età venerabili, ma invecchiano meglio, con meno problemi di decadimento cerebrale, che aprono le porte all’Alzheimer. In pratica adottano lo stile alimentare suggerito nel mio libro: dieta mediterranea con un forte accento sul ruolo dei vegetali e dei fermentati».

Risposta al dolore

Come mai il buono stato del microbiota modifica anche la risposta al dolore?

«Perché il microbiota regola anche la produzione delle citochine, piccole molecole che portano messaggi di crescita, differenziazione, sviluppo o morte a ogni nostra cellula. Tra le loro infinite funzioni c’è anche la regolazione dell’infiammazione, e meno infiammazione è uguale a meno dolore. E anche minor rischio di patologie croniche, dal diabete all’aterosclerosi ad alcuni tipi di tumore».

Integrità della parete intestinale

Tutto sempre e solo merito del microbiota? «Conta molto anche l’integrità della parete intestinale. Un intestino che “sgocciola” comporta il passaggio nel flusso sanguigno di antigeni, sostanze estranee presenti nel cibo che non dovrebbero mai passare la barriera intestinale; se viene superata, possono innescare una reazione infiammatoria cronica che, in modelli sperimentali animali, ha prodotto una risposta simil-depressiva. Una corretta alimentazione, ricca di fibre vegetali aiuta, oltre al microbiota, anche l’integrità della parete intestinale».

Lei scrive che non conta solo che cosa, quanto e quando si mangia ma «come» si mangia. «Bisogna nutrirsi con calma e usare tutti sensi: si gusta di più il cibo, ci si sazia di più e, soprattutto, si capisce meglio cosa si mangia. Se ci dessimo il tempo di assaporare un panino da fast food magari scopriremmo che, alla fin fine, ci lascia una “bocca” per niente buona, mentre un riso integrale, ritenuto poco gustoso, masticato lentamente rivelerebbe un gradevole sapore dolce».