Archive for June 1, 2020

Novantenni più forti contro il virus? L’idea che affascina medici ed esperti

Possibile che gli ultranovantenni, e persino i centenari, siano più protetti dalla furia di Covid-19 rispetto ai più “giovani”, 70 e 80enni? L’ipotesi, non ancora studiata a fondo in termini scientifici, sta affascinando medici ed esperti. Dal mondo arrivano storie di grandi anziani brillantemente guariti dall’infezione (qui l’articolo di Sara Gandolfi), come gli spagnoli 88enni Guadalupe Matas Hernández e José Prieto Cerrudo o l’inglese Carrie Pollock, di 99 anni. E Cornelia Ras, signora olandese di 107 anni: quando è risultata positiva a Covid, racconta la nipote, «ha detto che se fosse morta sarebbe andato bene e, se fosse sopravvissuta, sarebbe andato bene lo stesso».

I nostri centenari

In Italia abbiamo avuto nonna Lina, 102 anni, guarita dal coronavirus e dimessa dall’Ospedale San Martino di Genova. Qualcuno l’ha soprannominata “Highlander”, come il film (“L’ultimo immortale”): fan sfegatata di Valentino Rossi, che l’ha chiamata per complimentarsi. La sua storia ha fatto il giro del mondo. Raffaele De Palma, immunologo dell’Ospedale San Martino, ha detto che chiederà alla signora un po’ di sangue per capire meglio il segreto dei centenari: «Forse, nel corso della sua lunga vita, si è imbattuta in tanti di quei virus che il suo sistema immunitario oggi è più attrezzato contro Covid» ha detto il medico. Anche per Michelangelo, Ada e Alberto, tutti sui 100 o giù di lì, il Paradiso può attendere (come racconta qui Elvira Serra) e il coronavirus adesso è solo un brutto ricordo. Per dire: in Ogliastra, nella costa orientale della Sardegna, una delle cinque “zone blu” del mondo (dove la durata della vita media è altissima), il coronavirus ha fatto zero contagi.

Un algoritmo per combattere i tumori nei bambini: aiuta a scegliere le cure in base alle mutazioni genetiche

Un algoritmo può aiutare a scegliere la terapia migliore da usare nei bambini malati di tumore che hanno già avuto una ricaduta e che sono ad alto rischio di veder tornare la malattia ancora più aggressiva. Testato su 525 piccoli pazienti tedeschi, l’algoritmo messo a punto da ricercatori dell’Hopp Children’s Cancer Center di Heidelberg (Germania) mira ad applicare la «medicina di precisione» anche nell’ambito dell’oncologia pediatrica, dove è ancora poco diffuso l’utilizzo di farmaci mirati contro determinate mutazioni genetiche. Gli esiti della sperimentazione sono stati presentati durante il congresso virtuale dell’American Society of Clinical Oncology (Asco), attualmente in corso, con un commento del vice presidente di Asco, Richard L. Schilsky: «Questo studio dimostra il potenziale della medicina di precisione per allungare la vita dei bambini malati di cancro ed è importante proseguire su questa linea di ricerca, moltiplicando gli sforzi e le risorse». Ogni anno nel mondo oltre 300mila bambini e adolescenti ricevono una diagnosi di cancro (sono circa 60 i sottotipi diversi che colpiscono i più giovani). In Italia sono circa 1.500 le diagnosi annue nella fascia di età 0-14 e 900 in quella adolescenziale, tra i 15 e i 19 anni.

Guarigioni in aumento, ma pochi farmaci innovativi

Trent’anni fa sopravvivevano a una diagnosi di cancro solo due bimbi su 10, oggi circa l’80 per cento di loro guarisce, ma le neoplasie rappresentano ancora la prima causa di morte per malattia in età pediatrica nei Paesi industrializzati, seconde solo agli incidenti. In particolare per i pazienti pediatrici con una neoplasia che ha già avuto una recidiva non ci sono molte cure innovative a disposizione e la prognosi è spesso infausta. Soprattutto se si fa un paragone con le sperimentazioni di trattamenti nuovi per gli adulti, appare evidente la grande disparità di opzioni. «Se è vero che negli ultimi decenni abbiamo fatto molti progressi — sottolinea Maura Massimino, direttore della Pediatria oncologica all’IRCSS Istituto Nazionale Tumori di Milano —, restano ancora molti problemi da risolvere per migliorare sia la sopravvivenza sia la qualità di vita dei giovani pazienti. Tra le questioni aperte e urgenti da affrontare ci sono la possibilità di accesso per i bambini ai nuovi farmaci, la mancanza di fondi per la ricerca e di sperimentazioni mirate sulle patologie pediatriche. I medicinali studiati appositamente per contrastare i tumori infantili sono pochi. E anche quelli già utilizzati con successo per curare gli adulti solo in un numero molto limitato di casi vengono testati anche con modalità e dosi adatti ai bambini».