Archive for May 28, 2020

Il coronavirus si è indebolito? Ecco cosa ne pensano i virologi

Sars-CoV-2 fa meno paura. Questa affermazione può avere diversi punti di vista: economico, psicologico, sociale. Ma è la prova scientifica, data da coloro che il virus lo guardano in faccia, che può confermare il sentimento collettivo. I dati annunciati dal professore Arnaldo Caruso, presidente della Società italiana di virologia, hanno già aperto il confronto tra esperti. Il coronavirus si è davvero indebolito? E non dobbiamo temerne un ritorno nella sua veste più crudele?

Pochissime mutazioni

Massimo Galli, direttore del Dipartimento di Scienze biomediche e cliniche “Sacco” dell’Università Statale di Milano, in un tweet ha sottolineato l’importanza di un ampio studio cinese pubblicato sulla rivista Nature, secondo cui il microrganismo, dall’inizio dell’epidemia, non è sostanzialmente cambiato. «Al momento le circa 30mila sequenze virali depositate nella banca dati internazionale dicono che il virus da dicembre a oggi ha subito pochissime e poco significative mutazioni — conferma Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’Istituto nazionale per le malattie infettive “Spallanzani” di Roma —. Tutti gli isolamenti che abbiamo effettuato confermano questo trend. Ad essere mutate sono le condizioni ambientali: il numero degli infetti è diminuito, l’affinamento delle strategie di sorveglianza consente di individuare sempre più precocemente i casi positivi. Per valutare se il virus è cambiato ci vogliono studi su grandi numeri, che al momento non mi sembra siano disponibili».

Anziani, perché nella fase due è meglio uscire (con le precauzioni)

Emergenza caldo

Come comportarsi però d’ora in avanti, tenendo conto che ci sarà da affrontare pure l’estate e quindi l’emergenza caldo, che certo non aiuterà gli anziani? Secondo i geriatri la soluzione passa dalla cautela e dal controllo a distanza, per Covid-19 come per la canicola estiva. «Resta valido e necessario il rispetto delle prescrizioni di protezione individuale, come l’uso delle mascherine, e delle norme igieniche che dovrebbero ormai essere automatiche nei nostri comportamenti; detto ciò, occorre trovare un compromesso fra rischio ambientale e vulnerabilità individuale, valutando caso per caso», dice il geriatra. «Il pericolo ambientale è riassunto nel valore Ro dell’area dove si vive, che indica quante persone può infettare un positivo al virus e quindi il rischio di contagio; la vulnerabilità del singolo dipende dalla presenza o meno di malattie croniche come scompenso cardiaco, diabete, broncopneumopatia cronica ostruttiva, insufficienza renale. Quindi chi è più fragile, oltre a seguire le regole di precauzione e igiene ormai note, dovrà uscire quando la densità di persone in strada è inferiore ed evitare i posti dove, nonostante le misure di distanziamento, ci possano essere parecchie persone tutte assieme».

Meno spesa più passeggiate

Meglio insomma la passeggiata al mattino presto e in aree poco affollate, lasciando magari l’incombenza della spesa al supermercato a qualcun altro. La Sigg ha proposto peraltro anche un monitoraggio da remoto per gli anziani più debilitati, come illustra Antonelli Incalzi: «L’obiettivo è cogliere tempestivamente l’eventuale esordio dell’infezione e prevenire che le malattie croniche presenti si aggravino; i soggetti da seguire potrebbero essere scelti secondo i criteri di selezione degli anziani a rischio durante le ondate di calore e il monitoraggio potrebbe essere affidato al medico di famiglia oppure al geriatra nei casi più problematici, con un aiuto variabile da parte di infermieri». Così facendo sarà possibile garantire una buona dose di libertà e qualità di vita agli anziani, anche ai più deboli, senza metterli in pericolo. La telemedicina sarà perciò sempre più un alleato perché eviterà tante visite in ambulatorio e il conseguente rischio di contagi: nelle sale d’attesa dei medici di base spesso ci sono quasi solo anziani, nei prossimi mesi non dovrà né potrà essere più così. Aggiunge il geriatra dell’Università Campus Biomedico di Roma Claudio Pedone: «Con le videochiamate e la telemedicina il medico può cogliere criticità e variazioni dello stato di salute dell’anziano senza pregiudicarne la sicurezza, ottenendo informazioni per esempio sulla glicemia, la pressione, l’ossigenazione del sangue, la mobilità del paziente, l’assunzione corretta dei medicinali prescritti, o addirittura la precisa localizzazione all’interno del domicilio ed eventuali situazioni di pericolo, come le cadute. Le tecnologie non potranno sostituire il rapporto di persona coi pazienti, ma sono di grande aiuto per la continuità delle cure in un momento in cui per i più fragili o disabili uscire di casa resta un rischio».

Attenzione alla dieta

I geriatri, poi, raccomandano di fare particolare attenzione anche alla dieta, nelle prossime settimane, soprattutto in chi a causa delle malattie concomitanti dovrà comunque passare più tempo a casa: la minore interazione con gli altri di questo periodo ha portato tanti a una scarsa attenzione alla qualità, alla preparazione e al consumo regolare dei pasti, perciò è arrivato il momento di rimediare. Osserva Stefania Maggi, geriatra epidemiologa del Cnr di Padova: «Le dispense di alcuni anziani si sono riempite di scorte spesso eccessive di cibi conservati, che vanno a scapito del consumo regolare di frutta e verdura fresca. Occorre invece tornare a una dieta sanae varia di stampo mediterraneo, perché l’alimentazione influenza molto l’efficienza del sistema immunitario e quindi anche il rischio di ammalarsi, la risposta alle infezioni e la loro gravità, Covid-19 incluso: la dieta modifica l’espressione di geni legati alla risposta immune, influisce sulla composizione del microbiota intestinale che è legato a doppio filo all’attività del sistema immunitario, modula lo stress ossidativo e influenza la risposta infiammatoria indotta da un’eventuale infezione virale. In particolare serve un adeguato apporto di ferro, zinco e vitamine A, D, E, B6 e B12 ma attraverso i cibi, non sotto forma di integratori». Sì quindi alla dieta mediterranea con cinque porzioni di vegetali al giorno, pesce e carne bianca due volte a settimana, carne rossa una volta soltanto e latticini o uova tutti i giorni. Non devono mancare poi l’olio d’oliva, quattro cucchiai al giorno, e le erbe aromatiche per ridurre l’impiego di sale e salse di condimento.

Le proteine

Il nutriente più critico? «Le proteine, perché la sedentarietà forzata può avere un effetto negativo sulla muscolatura», risponde Maggi. «L’ideale è scegliere prodotti freschi e locali, altrettanto importante non credere alle bufale per cui singoli componenti della dieta, erbe o intrugli vari combatterebbero il virus e salverebbero dall’infezione: l’unica ricetta valida è la dieta mediterranea e deve essere garantita anche e soprattutto agli anziani più vulnerabili, a rischio di isolamento e quindi di malnutrizione. Questi soggetti vanno individuati e se necessario va fornita loro un’assistenza regolare, dal quotidiano approvvigionamento di cibi freschi e salutari alla consegna di pasti pronti». Il monitoraggio dei più fragili, che si tratti di fronteggiare Covid-19 o le ondate di calore estivo, si conferma perciò come la strategia migliore per la sicurezza e la qualità di vita degli anziani.

Sul Corriere Salute: fibra e lattobacilli al posto degli antidepressivi?

Pubblichiamo in anteprima una parte di un articolo del nuovo «Corriere Salute». Potete leggere il testo integrale sul numero in edicola gratis giovedì 28 maggio oppure in Pdf sulla Digital Edition del «Corriere della Sera».

E se la fibra o i lattobacilli fossero destinati in un non lontano futuro a sostituire gli antidepressivi? L’ipotesi può sembrare bizzarra, ma leggendo l’ultimo libro di Stefano Erzegovesi, primario del Centro per i disturbi alimentari del San Raffele di Milano, sembra piuttosto concreta. Basti pensare al titolo: La dieta della mente felice. Insomma la salute del nostro microbiota (l’insieme di microorganismi che convivono con l’organismo umano senza danneggiarlo e si trovano in larga parte nell’intestino) potrebbe influenzare il nostro benessere psicologico, oltre ad aumentare le capacità del sistema immunitario e, in generale, a contribuire alla nostra salute.

La salute degli occhi dipende (anche) da quello che mettiamo in tavola

Una dieta sana fa bene anche alla vista e tiene alla larga una delle malattie oculari che più fanno paura, soprattutto con l’andare degli anni: il rischio di degenerazione maculare senile infatti diminuisce se si segue un’alimentazione mediterranea o di stampo orientale, mentre diventa considerevolmente più elevato se si indulge nella dieta all’occidentale ricca di grassi e fast food. Lo ha dimostrato una ricerca pubblicata su Clinical and Experimental Ophtalmology, in cui sono stati rivalutati tutti i più autorevoli studi sul tema cercando di capire se e come l’alimentazione possa incidere sulla probabilità di una patologia che purtroppo è oggi la prima causa di cecità nel mondo, soprattutto nei Paesi sviluppati, dove rende conto di ben il 41 per cento dei casi.

La malattia

La degenerazione maculare è rara prima dei 55 anni, ma diventa frequente oltre i 75: con l’età le cellule della retina possono infatti essere danneggiate e morire, soprattutto nella parte centrale chiamata macula, comportando alterazioni tali da compromettere la visione centrale. Le immagini appaiono distorte, si perde la visione dei dettagli, i colori diventano meno brillanti e anche se non si arriva alla cecità totale si tratta comunque di una malattia molto invalidante, dalle cause ancora poco note: pare tuttavia che esistano fattori genetici predisponenti e che ne aumentino la probabilità elementi come il sesso maschile, il fumo e l’eccesso di alcol, patologie come il diabete o l’ipertensione, l’esposizione prolungata a fonti di luce molto intensa e anche, appunto, una dieta sbagliata.