Archive for May 16, 2020

Coronavirus, dove ci si ammala di più? Ecco come riconoscere i rischi ed evitarli

Molti cominciano a tirare un sospiro di sollievo, ma francamente non capisco perché. La curva epidemiologica presenta una linea ascendente prevedibile e, una volta raggiunto il picco, una linea discendente che può essere ugualmente calcolata. Dalla comparsa della pandemia in Cina e in Italia, abbiamo raccolto dati sufficienti a dimostrare che la fase discendente della curva si esaurisce molto lentamente, con una mortalità che si protrae nell’arco di mesi. Immaginando di aver raggiunto il picco a 70.000 morti negli Stati Uniti, è probabile che andranno perse altre 70.000 vite umane nel giro delle prossime sei settimane: questo è quanto accade se vengono mantenute le misure di quarantena. Tuttavia, man mano che i singoli stati americani tornano alla normalità, offrendo al virus nuove occasioni di diffusione, può succedere di tutto. Capisco le ragioni che spingono i governi al rilancio dell’economia, ma come già detto, se non rispettiamo il modello biologico, l’economia non potrà risollevarsi. Alcuni stati hanno registrato un calo notevole nel numero dei nuovi contagi. Ma al 3 maggio questi numeri risultano ancora in aumento nella maggior parte degli stati, eppure si procede alla riapertura. Nell’andamento della pandemia in America, se escludiamo i dati provenienti da New York e guardiamo al resto degli Usa, si nota che il numero giornaliero dei casi è in crescita. In conclusione: l’unico motivo per cui i nuovi casi nell’insieme degli Stati Uniti sembrano aver toccato il picco in questo momento, è perché il contagio a New York, dopo aver raggiunto cifre altissime, da qualche giorno comincia a dar segno di contrazione.

Fonte: Database del New York Times, dai bollettini sanitari locali e statali, dati al 3 maggioFonte: Database del New York Times, dai bollettini sanitari locali e statali, dati al 3 maggio
Fonte: Database del New York Times, dai bollettini sanitari locali e statali, dati al 3 maggio

Tumori, così si può (e si deve) recuperare il tempo perduto a causa del coronavirus

Ogni giorno in Italia circa mille persone scoprono di avere un tumore. In tutto sono tre milioni e mezzo i connazionali che vivono con una pregressa diagnosi di cancro, più o meno il cinque per cento della popolazione. A loro, ai familiari e caregiver è dedicata la Giornata nazionale del malato oncologico, che la Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (Favo) celebra ogni anno nella terza settimana di maggio.«Per la prima volta da quando è stata istituita 14 anni fa, le oltre 500 associazioni diffuse su tutto il territorio nazionale che costituiscono la Favo non potranno riunirsi insieme a Roma – dice Francesco De Lorenzo, presidente della Federazione -. Purtroppo, quest’anno l’epidemia di Covid-19 ha reso impossibile celebrarla nelle forme che da sempre la caratterizzano. Ma abbiamo ritenuto importante non far passare sotto silenzio la tempesta che si è abbattuta in questi mesi sui malati di cancro, visto che secondo i dati dell’Isitituto Superiore di Sanità ben il 16% dei decessi registrati durante l’ermergenza SARS-COV-2 ha riguardato persone con una diagnosi di cancro. Così Favo ha deciso d’impostare la 15esima Giornata 2020, celebrata in modo virtuale domenica 17 maggio, principalmente sulla disseminazione di un Documento programmatico sull’oncologia, promosso da noi e realizzato in collaborazione con le principali società scientifiche che rappresentano medici oncologi (Aiom), chirurghi (Sico), radioterapisti oncologi (Airo), infermieri (Fnopi) e psico-oncologi (Sipo) per superare l’emergenza Coronavirus e favorire il ritorno immediato alla normalità delle cure».


Il documento programmatico: una guida concreta per la fase 2

Nel Documento i pazienti e le società scientifiche si uniscono nella richiesta alle Istituzioni interventi urgenti

, «perché i tumori non sono meno gravi del Covid-19 e ulteriori ritardi nella programmazione dell’assistenza rischiano di compromettere le possibilità di sopravvivenza di migliaia di malati oncologici – sottolinea Elisabetta Iannelli, segretario nazionale Favo e vicepresidente dell’Associazione Italiana Malati di Cancro (Aimac). Per questo, con Aiom, Airo, Sico, Sipo e Fnopi (Europa Donna Italia e IncontraDonna hanno aderito in rappresentanza di numerose altre associazioni di volontariato), abbiamo stilato un Documento programmatico che vuol essere una guida concreta affrontare la cosiddetta fase 2 e che tocca diversi punti cruciali: potenziamento della telemedicina, delle cure territoriali e dell’assistenza domiciliare, incremento del numero di interventi chirurgici, aggiornamento del parco tecnologico nazionale degli apparecchi di radioterapia, riattivazione urgente di tutti i programmi di screening, eliminazione degli ostacoli burocratici per ottenere le tutele sociali ed effettiva realizzazione delle Reti oncologiche regionali, con investimenti importanti nella medicina di precisione». Sul sito di Favo è disponibile sia la versione integrale del Documento sia alcuni interventi video dei rappresentanti delle società scientifiche e organizzazioni coinvolte: di Francesco De Lorenzo, del presidente di Aiom Giordano Beretta, del presidente di Airo Vittorio Donato, del presidente di Sico Alessandro Gronchi, del presidente di Sipo Marco Bellani e del portavoce di Fnopi Tonino Aceti.

Coronavirus, parlando si possono generare goccioline che restano nell’aria fino a 14 minuti

La prima fonte di contagio del nuovo coronavirus è il contatto diretto e prolungato con una persona che emette goccioline (i cosiddetti droplets, superiori al millimetro) con tosse e starnuti. Ma questo non è l’unico modo in cui i malati possono contagiare chi sta loro accanto. Anche mentre si parla si emettono migliaia di goccioline che possono rimanere sospese nell’aria tra gli 8 e i 14 minuti, come spiega un nuovo studio appena pubblicato su Pnas.

Il nodo degli ambienti chiusi

Proprio questa ricerca potrebbe spiegare come persone con sintomi lievi o addirittura asintomatiche possono infettare gli altri, soprattutto in spazi ristretti e chiusi come uffici, case di cura, abitazioni, ristoranti, negozi. Come già capitato in precedenti studi simili anche in questo caso la ricerca è stata fatta in condizioni sperimentali di laboratorio. Per capire la quantità di virus necessario per trasmettere l’infezione da una persona all’altra sarebbe necessario ripetere gli esperimenti in condizioni di realtà. Ad ogni modo i risultati ottenuti rafforzano l’idea dell’utilità di indossare le mascherine e mantenere il distanziamento sociale per ridurre la diffusione di Sars-CoV-2, in particolare negli ambienti chiusi.