Archive for May 14, 2020

Cinque buoni motivi per cui i malati di tumore non dovrebbero interrompere le loro cure

Dall’inizio dell’epidemia di Covid-19 circa due malati di tumore su dieci non sono andati in ospedale a effettuare i trattamenti prescritti per paura del contagio del virus. I pazienti oncologici, già normalmente messi a dura prova da tutti i timori e le ansie provocati da una diagnosi di cancro, hanno vissuto questo periodo con un angoscioso dilemma in più degli altri: scegliere tra non presentarsi in ospedale per le cure, rischiando di far progredire il tumore, o continuare le terapie antitumorali, rischiando di contrarre l’infezione da coronavirus, che per loro è particolarmente pericolosa. Fin dall’inizio dell’emergenza, infatti, gli specialisti si sono raccomandati che pazienti oncologici e familiari facessero particolare attenzione nel proteggersi dal virus che, a fronte del loro sistema immunitario già indebolito da una neoplasia, può essere molto più aggressivo e letale. Tanto che, stando ai dati dell’Istituto superiore di sanità, il 17% delle persone decedute a seguito di complicanze di Covid sono pazienti oncologici.  «In parte siamo stati noi medici a posticipare ogni cura che non fosse estremamente urgente per poter riservare posti letto e terapie intensive ai malati di coronavirus ed evitare i pericoli del contagio a tutti gli altri pazienti — spiega Stefano Cascinu, ordinario e primario di Oncologia Medica all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano —. Ora però è il momento di riprendere trattamenti, visite ed esami oncologici, in sicurezza e senza indugiare. Per almeno cinque ottimi motivi».

Ci sono più probabilità di morire di cancro che di Covid

«A conti fatti, il bilancio fra rischio della malattia-cancro e rischio del contagio è per almeno tre quarti dei pazienti spostato verso il primo — spiega Cascinu —. Pensiamo alle terapie adiuvanti, cioè farmaci o radioterapia prescritti dopo l’atto terapeutico principale, in genere la chirurgia, per eliminare eventuali residui di malattia e limitare il pericolo di una recidiva: ritardare l’inizio di due o tre mesi o sospenderlo fa perdere quasi tutti i vantaggi della terapia stessa. Nelle fasi avanzate della malattia, poi, l’interruzione di due mesi di trattamento significa che metà dei pazienti (e questo vale per quasi tutti i tipi di cancro) andrà in progressione in quell’arco di tempo e difficilmente poi la malattia sarà controllabile».

Coronavirus, come un solo cantante ha contagiato un intero coro

Era il 10 marzo scorso quando a Mount Vernon, nello stato di Washington, un gruppo di cantanti si incontrò per esercitarsi nel coro della chiesa, come facevano tutti i martedì sera. Il coro è composto da 122 persone, ma quella sera se ne presentarono la metà, compreso un corista che da giorni non si sentiva bene, aveva brividi e sintomi simil influenzali. Quella persona è poi risultata positiva al coronavirus e due giorni dopo quell’incontro altri sei membri del coro erano a letto con la febbre. Alla fine su 61 persone presenti ben 53 si sono ammalate di Covid-19 e due di loro sono morte. L’età media dei coristi era 69 anni.