Archive for May 11, 2020

Coronavirus, test sierologici a fini statistici: c’è l’ok del governo per farli partire su larga scala

Via libera del Cdm al decreto-legge che introduce «misure urgenti in relazione alla realizzazione di una indagine di sieroprevalenza». Il testo, considerata la necessità di disporre con urgenza di studi epidemiologici e statistiche affidabili e complete sullo stato immunitario della popolazione, prevede l’autorizzazione al trattamento dei dati personali relativi alla salute e al corredo genetico, per fini statistici e di studi scientifici». È quanto si legge nella nota del Consiglio dei ministri.

A che cosa serve

L’indagine sarà condotta congiuntamente dai competenti uffici del ministero della Salute e dall’Istituto nazionale di statistica. In pratica, si tratta di condurre su larga scala i test sierologici (quelli che misurano la presenza di anticorpi) per capire quanti italiani hanno contratto il virus, la reale letalità della malattia, la diffusione geografica e la diffusione nelle diverse fasce di età. Le indicazioni sono utili per pianificare quando, come e quanto allentare le misure restrittive e come muoversi.

Coronavirus, impatto sulla vita familiare per sette operatori sanitari su dieci

Moltissimi hanno perso la vita a causa del virus, tutti sono apparsi come eroi: pronti a sacrificare sè stessi per salvare gli altri, disponibili a turni massacranti, obbligati a scelte catastrofche nei momenti più drammatici dell’epidemia nel Nord Italia. I più sfortunati hanno dovuto fare i conti con il lato peggiore degli esseri umani, che li ha visti additare come «untori» e ospiti sgraditi nelle proprie case da condomini inqualificabili. Medici, infermieri e tutto il personale sanitario in questi ultimi tre mesi hanno vissuto un’esperienza durissima, estrema, a cui nessuno di loro era stato addestrato e poteva essere pronto. Quanto è alto il prezzo che pagano a livello psicologico, fisico e nella loro vita familiare? Prova a dare una prima risposta l’indagine condotta dall’associazione Women For Oncology Italy su circa 600 professionisti: sette su dieci raccontano di aver avuto ripercussioni nelle relazioni affettive più strette.

Molte le donne in prima linea

«Questa è la prima survey sul disagio sociale degli operatori sanitari promossa in corso di pandemia da Covid-19 che fotografa una realtà che fa riflettere in merito alle difficoltà anche pratiche che ci troviamo quotidianamente ad affrontare – dice Rossana Berardi, vice Presidente di Women for Oncology Italy e direttore della Clinica Oncologica agli Ospedali Riuniti di Ancona (Università Politecnica delle Marche) –. L’emergenza coronavirus sta cambiando non solo le nostre abitudini come professionisti, ma anche come genitori e caregiver. Molti operatori che stanno lavorando in prima linea sono donne e madri, costrette ad allontanarsi dai loro figli o a non poter più accudire i genitori anziani. Le donne in ospedale affrontano una difficoltà in più perchè normalmente sono loro a prendersi cura della salute e del benessere di tutto il nucleo familiare. Siamo preoccupati e costretti a isolarci, con tutte le conseguenze psicologiche che questo comporta». La preoccupazione più forte è contrarre il virus, non solo per il timore di mettere a repentaglio la propria vita, ma anche per la paura di contagiare i familiari. «Per questo, molti di noi hanno scelto di allontanarsi dal proprio nucleo familiare per mettere in sicurezza i propri affetti ed evitare che possano essere a loro volta soggetti all’infezione, consapevoli che la distanza di oltre un metro, oggi, è un atto di amore».

«Le epidemie generano timori diversi rispetto a terrorismo e terremoti»

E poi? Dopo le mascherine, gli scaffali vuoti del supermercato, gli eventi rimandati che cosa succede? Quando l’ondata del contagio si ritirerà quali segni resteranno nella nostra psiche di questi giorni di ordinaria emergenza? «Finita la fase dell’allarme e dei comportamenti governati dalla parte più irrazionale — il cervello limbico — si tornerà a ragionare in modo più razionale» dice Valentina Di Mattei, psicologa clinica e docente all’Università Vita e Salute San Raffaele di Milano.

Quanto può durare la fase di allarme nella nostra testa?
«Dipende dall’andamento degli eventi, ma la prima fase di reazione istintiva, intensa, quella che porta a fare le scorte alimentari senza che ci sia una ragione o a chiamare i numeri di soccorso anche senza una vera necessità è destinata ad esaurirsi in poche settimane».