Archive for May 3, 2020

Coronavirus, dai geloni all’orticaria: Covid-19 fa male anche alla pelle

Covid-19 può far male anche alla pelle. Un nuovo studio appena pubblicato sul British Journal of Medicine ha messo in luce come il nuovo coronavirus può avere conseguenze anche sulla pelle, in alcuni casi anche senza altri sintomi concomitanti. La ricerca è stata condotta in Spagna su 375 pazienti. Tutti i dermatologi spagnoli sono stati incaricati dall’Accademia spagnola di dermatologia di esaminare pazienti che nelle ultime due settimane avevano manifestato eruzioni cutanee inspiegabili tra coloro che erano positivi o sospettavano di aver contratto il virus. I dermatologi hanno visionato le immagini dei vari pazienti, individuando cinque diverse manifestazioni cutanee.

Le cinque patologie dermatologiche

Nel 19% dei casi sono state descritte lesioni rosso-viola simili ageloni, che in genere si manifestano in inverno. Lo studio evidenzia che questo problema dura in media 12,7 giorni, è legato a forme più lievi del virus ed è più comune tra pazienti più giovani. Nel 9% dei casi sono state rilevate eruzioni vescicolari , (che sono un po’ più specifiche di Covi) spesso pruriginose, principalmente sul tronco (ma si possono estender anche al resto del corpo). Questo tipo di eruzione cutanea è stata osservata soprattutto in pazienti di mezza età che hanno sofferto del virus con una gravità intermedia ed è durata in media 10,4 giorni. Nel 19% dei casi si sono verificate lesioni da orticaria, con aree della pelle di colore bianco-rosa e una durata dei sintomi di 6,8 giorni. Nel 47% dei pazienti più gravi sono state riscontrate eruzioni maculo-papulari intorno ai follicoli piliferi. Nel 6% dei casi si sono verificate lesioni vasculitiche causate dalla compromissione della circolazione dei vasi sanguigni (più frequente nei pazienti anziani). «Lo studio spagnolo è molto completo perché descrive nel dettaglio le manifestazioni cutanee legate a Covid – commenta Sebastiano Recalcati, dermatologo all’ospedale Alessandro Manzoni di Lecco – anche se ha un limite importante: solo il 50-60% dei pazienti studiati era risultato positivo al tampone, gli altri avevano una diagnosi clinica di sospetto Covid-19. Del resto in Spagna, come è successo in Italia, si facevano tamponi solo a chi manifestava sintomi importanti». Proprio Recalcati, coinvolto in prima linea su questa emergenza aveva pubblicato il primo articolo scientifico legato alle manifestazioni cutanee legate a COCID-19 sul prestigioso Journal of European Academy of Dermatology and Venereology, descrivendo già a marzo le manifestazioni cutanee dei pazienti Covid-positivi presenti nel 20% dei pazienti: rash eritematosi, orticaria, lesioni vescicolari.

Stitichezza e lassativi, rispettare le dosi ed evitare di abituarsi

Rispettare le dosi

Gli stimolanti, con principi attivi isolati da erbe come senna, cascara o rabarbaro, «irritano» le pareti dell’intestino aumentando la peristalsi e inducendolo così a svuotarsi abbastanza rapidamente: vanno usati con cautela e sporadicamente, per pochi giorni, perché ad alte dosi potrebbero danneggiare il sistema nervoso enterico, la complessa rete di nervi che circonda l’intestino. Uno stimolo continuo infatti porta alla riduzione della funzionalità normale, in altre parole se ci si abitua ai lassativi irritanti poi l’intestino non riesce più a fare il suo lavoro neanche se si trova in condizioni ottimali, con feci voluminose e morbide. Più sicuri i lassativi osmotici, che richiamano acqua nell’intestino e sono a base di composti come il polietilenglicole, i sali di magnesio, il sorbitolo o il lattulosio: tutt’al più possono aumentare il senso di gonfiore o dare diarrea, effetto collaterale che non si può mai escludere. Vanno comunque presi alle dosi e nei tempi consigliati: c’è chi assume anche dieci o venti volte la quantità opportuna, invece se il lassativo non funziona bisogna cambiare approccio e non prenderne di più, anche se è difficilmente tossico. Sono sicuri, se presi in modo corretto, anche gli emollienti come l’olio di vaselina o la glicerina, che lubrificano le feci aiutandone il transito, e quelli di massa come i semi di lino, lo psillio, l’agar-agar, la crusca, la cellulosa. «Agiscono aumentando la massa fecale, che quindi stende meglio il colon e stimola la peristalsi», dice Alvaro. «Si possono introdurre anche attraverso gli alimenti che li contengono; tra i cibi che sono naturalmente lassativi grazie a fibre che fanno molta massa troviamo i kiwi, il mango, le prugne. È una buona abitudine che favorisce l’evacuazione anche bere acque ricche di solfato di magnesio al mattino appena svegli, per l’effetto idratante delle feci indotto dal magnesio».

Coronavirus: in Usa tampone anche con campione da saliva

Un nuovo modo di fare i tamponi potrebbe essere più veloce ed efficace: prelevare la saliva anziché un campione nasale o dalla gola.


Possibile alternativa

Uno studio dell’Università di Yale (non ancora pubblicato)

ha testato i campion i di saliva e li ha definiti “un’alternativa interessante”: un test minimamente invasivo, meno rischioso per gli operatori sanitari (si può raccogliere il campione autonomamente, come per le urine) e sembra anche molto sensibile. Nel test effettuato dagli studiosi la saliva ha prodotto una maggiore sensibilità di rilevazione nel corso dell’infezione. In un caso, il tampone di un operatore sanitario è risultato negativo per due giorni prima di diventare positivo il terzo, invece la saliva aveva da subito rilevato il virus. In una ricerca separata, il team dell’Università di Yale ha detto che la saliva avrebbe potuto rilevare il virus in persone solo lievemente malate, mentre un tampone rinofaringeo non avrebbe potuto.