Archive for November 29, 2019

Andare in pensione fa male alla salute. Ma è davvero così?

La pensione crea fragilità

«A parte le persone che hanno avuto una vita lavorativa molto usurante, chi è malato, chi ha cominciato in età molto giovane, in generale la pensione crea fragilità e peggiora lo stato di salute» dice Niccolò Marchionni, Ordinario di Geriatria all’Università di Firenze e direttore di Cardiologia generale all’ospedale Careggi. Per i geriatri, l’uscita dal lavoro ha una valenza anche sociale ed etica e ricadute da non sottovalutare: «Andare poi in pensione prima del previsto, come prevede Quota 100, ad un’età di appena 60 anni, quando si è ancora in forze e si sta bene, non fa solo male alla salute, fa male alla società. Andare via prima di poter contare sul reddito che viene dal lavoro, è immorale», denuncia Raffaele Antonelli Incalzi, presidente di Sigg, «specie se pensiamo alla situazione drammatica dell’economia nel Paese».

Tumore allo stomaco, 3.200 pazienti senza rimborso per gli integratori

Venti Regioni, venti destini diversi per i circa 80mila pazienti che non hanno più lo stomaco per colpa di un tumore gastrico: la possibilità di accesso agli alimenti ai fini speciali, spesso indispensabili per questi malati, cambia da una Regione all’altra. Rari gli esempi di Regioni che abbiano pensato a percorsi o iniziative specifiche per l’assistenza dei pazienti. L’Emilia Romagna, per esempio, è l’unica dove è prevista l’erogazione di sensori per il monitoraggio della glicemia ai pazienti senza stomaco: un presidio necessario, perché la glicemia nell’arco della giornata ha sbalzi spesso molto consistenti che possono portare a crisi ipoglicemiche gravi. Così l’Associazione Vivere senza stomaco si può Onlus, in occasione del quarto Convegno Nazionale, chiede che si guardi agli esempi regionali virtuosi e soprattutto che sia accolto l’emendamento alla Legge di Bilancio della Senatrice Paola Boldrini, che prevede un rimborso di 11 milioni per supporti nutrizionali per chi è costretto a vivere senza lo stomaco a causa del cancro.

Attenzione a questi sintomi

Di tumore allo stomaco si ammalano oltre 14mila ogni anno. È il quinto tipo di cancro più frequente nel nostro Paese, ma la sopravvivenza a 5 anni arriva appena al 32 per cento. Colpa soprattutto del fatto che la malattia viene scoperta tardi, quando è già in uno stadio avanzato, perché solo allora inizia a manifestare i primi sintomi. Bisogna fare attenzione a una serie di sintomi che possono essere “vaghi” o spia di problemi non gravi, ma è meglio parlare con un medico in caso di: disturbi persistenti della digestione, inappetenza, difficoltà di deglutizione, perdita di peso, sensazione di pienezza dopo i pasti, senso di nausea e vomito, pirosi (bruciore dietro lo sterno, ndr), presenza di sangue nelle feci o feci nere; stanchezza cronica, che potrebbe essere dovuta ad anemia, causata da un sanguinamento dalla parete dello stomaco. Si può guarire, se il tumore viene individuato agli inizi e asportato chirurgicamente, per cui è importante che a insospettirsi, quando questi segnali persistono per molte settimane, sia soprattutto chi è più a rischio d’ammalarsi: le persone che soffrono di gastrite atrofica (un’infiammazione dello stomaco) o di un’infezione cronica causata dall’Helicobacter pylori, responsabile di ulcera e gastrite.

Bastano due settimane da sedentari per ingrassare (e non solo)

Chi si ferma è perduto: bastano due settimane trascorse senza far movimento per veder peggiorare il profilo metabolico, la composizione corporea e il rapporto grasso/muscolo, perfino la funzionalità cardiovascolare. Lo ha dimostrato uno studio inglese presentato all’ultimo congresso dell’European Association for the Study of Diabetes (EASD), secondo cui anche una sedentarietà breve può minare la salute.

Volontari attivi

La ricerca è stata condotta su un gruppo di volontari giovani e abitualmente attivi, che ogni giorno facevano ben più di diecimila passi ed erano normopeso; prima di fermarsi per due settimane sono stati valutati per la funzionalità respiratoria, la composizione corporea, la funzionalità cardiovascolare. Gli stessi test sono stati ripetuti dopo il periodo di stop forzato, durante il quale i partecipanti hanno aumentato di oltre cento minuti al giorno il tempo passato seduti, riducendo al contempo drasticamente il numero di passi. Dopo due settimane sul divano, i risultati sono stati impietosi: la funzione cardiovascolare, misurata valutando la funzione delle cellule che rivestono i vasi sanguigni, è diminuita dell’1.8 per cento; analogo peggioramento per la funzionalità polmonare e per la composizione corporea, che si è immediatamente sbilanciata a sfavore dei muscoli verso un maggior accumulo di ciccia, soprattutto sul girovita e nel fegato. Diminuisce pure la sensibilità all’insulina, che controlla il metabolismo del glucosio: un elemento che spiana la strada al diabete, perché i tessuti non rispondono più bene all’ormone e il controllo della glicemia può pian piano peggiorare.

«WonderLAD», la casa che permette ai piccoli malati di restare bambini

È diritto di ogni bambino potere godere appieno della propria età. Anche – anzi, soprattutto – se si trova a combattere con una grave malattia. Una circostanza eccezionale, a volte violenta, che lo astrae dalla sua vita di ogni giorno, in particolare dalla dimensione del gioco e della creatività proprie del suo essere bambino, di cui invece avrebbe particolare bisogno per affrontare dolore, solitudine, incertezza, isolamento. Per di più in un ambiente estraneo come l’ospedale. In nome di questo diritto fondamentale dei bambini, due visionari come Cinzia Favara, psicoterapeuta e arteterapeuta, e il marito Emilio Randazzo, «architetto-terapeuta», come lui stesso si definisce scherzosamente, hanno messo in moto un progetto all’avanguardia per ribaltare gli elementi di una situazione negativa extra-ordinaria come è appunto la malattia oncologica pediatrica.

Tecnologie all’avanguardia

Forti ciascuno della propria professione e, insieme, dell’esperienza più che ventennale della loro LAD Onlus, operativa presso il reparto di Oncologia Pediatrica del Policlinico di Catania, Cinzia ed Emilio hanno pensato quindi a una grande «casa» dove i bambini malati non ospedalizzati possano vivere esperienze positivamente eccezionali durante la malattia. Per combatterla non solo con le medicine, ma anche con lo stupore e la meraviglia, magari scoprendo potenzialità, passioni e persino talenti. Non a caso hanno scelto di chiamarla WonderLAD e di costruirla con materiali e tecnologie all’avanguardia nel campo della bio-architettura, «per ottenere – come spiega Emilio, direttore di LAD – comfort, salubrità degli ambienti e prestazioni energetiche di massimo livello, sublimando lo scopo sociale dell’architettura». Che si mette così al servizio dei piccoli ospiti della struttura, rendendo WonderLAD «un luogo di opportunità e scoperta attraverso l’arte e la creatività, che – come spiega Cinzia, presidente di LAD – permettono ai piccoli pazienti di restare in contatto con le parti sane e belle della loro identità di bambini».

Tumore polmone, come cambia la vita dei pazienti con mutazioni genetiche

Tanti sono i cambiamenti nella diagnosi e terapia del tumore polmonare avvenuti negli ultimi anni. ALK, EGFR E ROS1 sembrano sigle incomprensibili, che hanno invece un valore decisivo per i malati: sono infatti i nomi dei geni che hanno un ruolo determinante in questa malattia e proprio in presenza di queste “sigle” si possono oggi utilizzare nuovi farmaci, che hanno aperto speranze, fino a pochi anni fa non immaginabili. Per identificare i bisogni di malati e loro familiari e per poter supportare progettualità che colmino le necessità individuate, WALCE, Women Against Lung Cancer in Europe (Donne Contro il Tumore del Polmone in Europa) promuove l’evento Be MUT-ual Days, due giornate di interscambio, formazione e informazione che si terranno a Roma il 25 e 26 novembre. «Il carcinoma polmonare resta ancora oggi il cancro che provoca più decessi, ma diverse nuove cure (anche combinate alla classica chemioterapia) allungano la sopravvivenza dei pazienti con una neoplasia in stadio avanzato – dice Silvia Novello – presidente di WALCE, Women Against Lung Cancer in Europe (Donne Contro il Tumore del Polmone in Europa) -. Facciamo progressi, ma è difficile “stare al passo” con tutte le novità, difficile comprenderne il significato e l’applicabilità delle innovazioni diagnostiche e terapeutiche nella singola malattia, nel singolo paziente. Per questo WALCE a novembre, mese di sensibilizzazione per il tumore polmonare, coglie l’occasione per concentrare e avviare molte attività». 

Il tumore più letale: a 5 anni vivo solo il 16% dei malati

Nel 2019 sono state stimate 42.500 nuove diagnosi di tumore del polmone (29.500 negli uomini e 13mila nelle donne): è la seconda neoplasia più frequente negli uomini e la terza nelle donne. In oltre l’80 per cento dei casi la malattia si sviluppa in tabagisti o ex fumatori: in pratica, senza tabacco, il temibile e letale carcinoma polmonare diventerebbe una malattia rara. «Invece rappresenta ancora oggi la prima causa di morte per cancro – ricorda Domenico Galetta, vicepresidente WALCE e oncologo dell’Istituto Oncologico Giovanni Paolo II di Bari -. Purtroppo a cinque anni dalla diagnosi è vivo solo il 16 per cento dei pazienti, anche perché in più di sette casi su dieci viene scoperto tardi, quando è più difficile da curare e ha già dato metastasi, perché nei suoi stadi iniziali spesso non dà sintomi». Per comprendere le necessità specifiche dei malati e di chi li assiste, WALCE ha organizzato la due-giorni di confronto romana: l’intento è anche dare informazioni e fare formazione su test molecolari e trattamenti innovativi e favorire la creazione di un network fra le persone, affinché possano condividere le proprie esperienze e i propri bisogni comuni. 

Il piano anti Hiv: «Più informazione a scuola, test sanitari per chi ha più di 13 anni»

Dalla proposta, imminente, del viceministro della Salute Pierpaolo Sileri sulla promozione dell’uso dei profilattici nelle scuole superiori per contrastare la diffusione dell’Hiv all’applauditissima lectio magistralis sul «permesso di invecchiare» del filosofo Massimo Cacciari e del neuroscienziato Gianvito Martino. E ancora: lezioni su come soccorrere gli infartuati ed esercizi di «yoga dolce» per donne in attesa. È quanto si è visto ieri alla giornata conclusiva del «Tempo della Salute», meeting su medicina e benessere organizzato dal Corriere della Sera al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano. Oltre cinque mila in totale i visitatori che, da sabato, al Tempo della Salute, hanno assistito a 25 convegni con 70 ospiti, partecipato a 13 corsi pratici e effettuato 1800 esami sanitari tra cui quelli riguardanti glicemia, hiv ed «apnea del sonno».

Svapo o non svapo? I dubbi sulle nuove alternative al fumo di sigaretta

Le sigarette elettroniche, seguite da una varietà di altri dispositivi, sono state salutate come una buona alternativa alla sigaretta tradizionale, rispetto alla quale comportano diversi rischi in meno. Alcuni studi, tuttavia, indicano che, al contrario, potrebbero essere la porta d’ingresso all’abitudine al fumo «vero». Di recente, inoltre, sono stati segnalati negli Stati Uniti casi di una ancora misteriosa malattia polmonare associata agli strumenti per «svapare». Cosa c’è di vero? Cosa è stato scientificamente dimostrato sul fumo vecchio e nuovo? Sigarette elettroniche e dispositivi per il tabacco riscaldato sono meno nocivi delle sigarette tradizionali? Quali sono gli strumenti efficaci per chi vuole smettere? Quale appeal hanno le e-cig sui ragazzini e sulle persone che non hanno mai fumato?

L’evento

A tutte queste domande daranno una risposta gli esperti coinvolti nell’incontro in programma al «Tempo della Salute», alle 10 di domenica 10 novembre (ingresso gratuito fino esaurimento dei posti), al Museo della Scienza di Milano, organizzato in collaborazione con Fondazione Umberto Veronesi. Parteciperanno Roberto Boffi, medico pneumologo, responsabile della Pneumologia e del Centro antifumo dell’IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, Silvano Gallus, capo del Laboratorio di Epidemiologia degli Stili di Vita dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, Mike Maric, medico, docente all’Università di Pavia e campione mondiale di apnea 2004, Fiorenza Vallino, fondatrice e storico direttore del magazine Io Donna. Modera Donatella Barus, direttore Magazine Fondazione Umberto Veronesi.

Sul nuovo «Corriere Salute»: prostata Quello che gli uomini non dicono

Pubblichiamo in anteprima una parte dell’articolo di apertura del nuovo «Corriere Salute». Potete leggere il testo integrale sul numero in edicola gratis giovedì 7 novembre oppure in Pdf sulla Digital Edition del «Corriere della Sera». Si parla anche del «Tempo della Salute» con il programma e gli ospiti dei due giorni di incontri, dibattiti, tavole rotonde al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano il 9 e il 10 novembre.

Convincere gli uomini a fare una visita urologica resta un’impresa titanica. Nonostante le molte sollecitazioni da parte della comunità medica il messaggio fatica a passare: la maggior parte dei maschi non vuole farsi vedere da un medico, se non in presenza di sintomi allarmanti o di un problema che perdura da molto tempo, peggiora ed è ormai diventato insostenibile. «Così spesso si condannano a convivere con disturbi che potrebbero essere alleviati e arrivano a curarsi quando la situazione è compromessa e la terapia dev’essere più invasiva — sottolinea Luca Carmignani, presidente di Fondazione Siu (Società italiana urologia), che si è impegnata a fianco di Fondazione Umberto Veronesi nel progetto dedicato alla Salute al Maschile (Sam) nato nel 2015 per sensibilizzare gli uomini di tutte le età a prendersi cura della propria salute —. Lo abbiamo appurato anche durante il tour appena concluso, che ha girato 13 città italiane per sensibilizzare il pubblico maschile di tutte le età sull’importanza della prevenzione. Gli interessati, soprattutto se giovani, venivano trascinati dalle compagne a parlare con i medici che erano a disposizione gratuitamente. Ad occuparsi del loro benessere, insomma, sono ancora spesso le donne».

Tumore della laringe, si può curare senza perdere la voce?

Mio papà ha ricevuto da pochi giorni la diagnosi di tumore della laringe. Per fortuna ci hanno detto che è in fase iniziale, perché siamo andati subito dal medico visto che la voce era diventata roca e bassa e non tornava normale. Siamo molto preoccupati per le cure: papà potrà continuare a parlare e mangiare normalmente?

Risponde Mohssen Ansarin, direttore del Programma Testa-Collo e Divisione di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico Facciale dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano