Archive for May 31, 2019

Su Corriere Salute oggi in edicola: adolescenti e smartphone, i danni (reali) dell’iperconnessione

A che età regalare il cellulare ai propri figli? Quante ore al giorno farglielo usare? Come capire chi frequentano sui social network e proteggerli dai cyberbulli? Un documento dei pediatri italiani fa il punto sula questione e dipinge un quadro non rasserenante: quella tra gli adolescenti e i loro dispositivi è una vera e propria dipendenza, che provoca danni fisici e psicologici. È uno degli argomenti trattati sul nuovo numero di Corriere Salute, in edicola oggi – gratis – insieme al Corriere della Sera. Nelle due pagine trovate anche un «test» per capire se il ragazzino utilizza in maniera eccessiva lo smartphone e i consigli per i genitori.

Denti bianchissimi

Altri argomenti trattati nell’inserto: farmaci che non si trovano (a causa del cosiddetto «mercato parallelo»), i trattamenti per sbiancare i denti senza intaccare lo smalto, come scegliere la merenda più adatta ai bambini e le agevolazioni fiscali per chi ha un familiare malato. Inoltre Desy Icardi, scrittrice ipovedente, racconta di come, non potendo contare sulla vista, abbia affinato gli altri sensi riuscendo comunque a realizzare i suoi sogni.

Su Corriere Salute giovedì 30 maggio: «Perché certi farmaci spariscono e come fare a trovarli»

Sempre più spesso si sente parlare di farmaci che non si trovano più. Accade per medicinali di uso relativamente comune come per altri di importanza fondamentale per chi li deve prendere. Per alcuni ci sono alternative, per altri no. Una situazione che si ripete da qualche anno per diversi preparati e che costringe i malati a peregrinare di farmacia in farmacia. Ma com’è possibile che accada una cosa del genere? Le ragioni sono diverse. In molti casi all’origine del fenomeno c’è il cosiddetto mercato parallelo, cioè il fatto che alcuni anelli della catena distributiva inviino i farmaci a disposizione all’estero, dove vengono pagati meglio. Non ci sarebbe nulla di illegale in tutto questo, però ci sono delle regole da rispettare e deve essere garantita comunque un’adeguata disponibilità sul territorio nazionale.

Corriere Salute in edicola gratis con il Corriere della Sera giovedì 30 maggio dedica quattro pagine a questo tema, spiegandone i meccanismi, e soprattutto, dando le indicazioni utili sui passi da fare per assicurarsi in farmaci di cui si ha bisogno in caso di loro indisponibilità o carenza (che sono due cose diverse).

Le nuove frontiere (rivoluzionarie) nella cura dei tumori del sangue

Si chiama leucemia, e la sola parola incute timore, e cronica, per indicare il fatto che non guarisce. Si può curare, certo. Ma come tutte le malattie definite croniche, accompagna la persona in modo permanente. La leucemia linfatica cronica non è però un tumore del sangue fra i più temibili e aggressivi: sebbene sia considerata inguaribile, le cose per chi ne soffre stanno per cambiare, visto che una nuova terapia, somministrata per due anni, appare talmente efficace da permettere ai malati di poterla poi interrompere. Di questa e altre importanti novità per i malati con un tumore del sangue si parlerà in evento organizzato al Corriere della Sera giovedì 30 maggio.

32mila italiani si ammalano ogni anno

Progressi nella ricerca, farmaci più efficaci, miglioramenti della qualità delle vita: sono molti i progressi compiuti contro leucemie, linfomi e mieloma. Ogni anno sono circa 32mila gli italiani che si ammalano di un tumore del sangue, che in due terzi dei casi colpisce persone con più di 65 anni. Tra questi si contano circa 3mila nuovi casi annui di leucemia linfatica cronica, tipica degli over 70, che sempre più spesso può essere cronicizzata e trattata senza chemioterapia, con un trattamento che in alcuni casi può venire interrotto dopo due anni. La malattia in fase iniziale non dà particolari disturbi, la maggior parte dei malati arriva a una diagnosi solo “per caso”, facendo un emocromo per motivi diversi. A questa patologia, ai possibili sintomi e ai trattamenti, è dedicato un approfondimento sul nuovo numero di Corriere Salute in edicola giovedì 30 maggio.

Strategie anti colesterolo: per ridurlo conta anche l’ora in cui si mangia

Se si parla di dieta e colesterolo di solito si pensa ai cibi da evitare, raramente a quelli con un ruolo positivo e quasi mai ai tempi di consumo. Eppure anche questi contano. Lo conferma uno studio condotto a Taiwan e recentemente pubblicato on line su Nutrition, Metabolism & Cardiovascular Diseases. In questa ricerca sono stati valutati i consumi alimentari e i livelli di lipidi nel sangue di oltre 1200 adulti. I ricercatori hanno calcolato che spostando il consumo di 100 chilocalorie dalla tarda serata all’ora di pranzo, il colesterolo Ldl (quello «cattivo») risultava più basso, sia pure non di molto. Ma se le 100 chilocalorie provenivano esclusivamente da grassi, la riduzione del colesterolo diventava più significativa.

Le conferme

«Questo studio viene ad aggiungersi a osservazioni precedenti» commenta Massimo Federici, direttore del Centro Aterosclerosi del Policlinico Tor Vergata a Roma «del resto la produzione di colesterolo tende ad aumentare di notte e, sempre nelle stesse ore e si è anche osservato, su modelli animali, che l’ assorbimento del colesterolo dagli alimenti risulta maggiore». Anche per quanto riguarda la dieta ci sono, oltre alla conferma delle indicazioni di sempre, elementi di novità, che arrivano dall’American College of Cardiology e dall’American Heart Association. Restano uguali gli alimenti da privilegiare: verdura, frutta, cereali integrali, legumi, fonti proteiche salutari (latte e derivati a basso contenuto di grassi, pollame con pochi grassi, pesce e frutta secca oleosa). Fra i cibi da limitare primi fra tutti: dolci, bibite zuccherate e carni rosse.

Cosa succede al tuo corpo quando salti i pasti

Vi siete svegliati troppo tardi per fare colazione o avevate una riunione proprio all’ora di pranzo? Dopo il lavoro siete andati direttamente in palestra e poi siete arrivati a casa talmente stanchi da andare dritti a letto? O forse state provando a perdere peso? In tutti i casi, la reazione del corpo alla mancanza di un pasto (che gli esperti chiamano «digiuno intermittente» quando è programmato) dipende molto da età, salute, regime alimentare e abitudine all’esercizio fisico.

I benefici e le precauzioni

Sul nuovo Corriere Salute in edicola gratis giovedì con il Corriere della Sera, capiamo che cosa può succedere in questi casi al nostro corpo con l’aiuto di Stefano Erzegovesi, nutrizionista e psichiatra, responsabile del Centro dei disturbi alimentari dell’Ospedale San Raffaele di Milano. L’esperto ci parla del gonfiore, della perdita di peso e del cervello più reattivo, ma anche della stanchezza e del nervosismo che possono subentrare. In più un focus su come cambia il metabolismo senza mangiare, sulle ultime ricerche in tema di digiuno e longevità e un excursus sulla pratica nelle filosofie e religioni.

Non ci si ammala di cancro per caso o per sfortuna, nuova conferma

Non ci si ammala di cancro per caso o per sfortuna: lo confermano i risultati dello studio di un gruppo di scienziati dell’Istituto europeo di oncologia, appena pubblicato sulla rivista scientifica Nature Genetics e finanziato dallo European Research Council (ERC).

Le mutazioni sono prevedibili

I ricercatori, guidati da Piergiuseppe Pelicci, Direttore della Ricerca Ieo e professore di Patologia generale all’Università di Milano, e Gaetano Ivan Dellino, ricercatore Ieo e di Patologia generale dell’Università di Milano, in collaborazione con il gruppo diretto da Mario Nicodemi, professore all’Università di Napoli Federico II, hanno scoperto che una delle alterazioni geniche più frequenti e importanti per lo sviluppo del cancro, le «traslocazioni cromosomiche», non avvengono casualmente nel genoma, ma sono prevedibili e sono provocate dall’ambiente esterno alla cellula.

Gelosia, quando il tormento diventa una malattia e rischia di rovinare le proprie relazioni

Per gli scienziati è un’emozione primaria. Per Shakespeare «un mostro con gli occhi verdi». E per tutte le persone che la vivono (o la subiscono) un tormento di cui farebbero volentieri a meno. Poche espressioni dell’animo umano sono state indagate come la gelosia, groviglio di pulsioni e sentimenti alla base di reazioni anche violente. Il saggio dello psichiatra americano Robert L. Leahy ne ipotizza la soluzione fin dal titolo: La cura della gelosia (Erickson ed.), e indaga cause ed effetti di quella che definisce un’emozione tragica, perché contiene un mix potenzialmente esplosivo di «amore intenso e paura intensa» che spingono ad azioni che a loro volta generano sensi di colpa, vergogna e alla fine anche qualche dubbio sulla propria sanità mentale. Difficile ammetterlo, ma chi non sperimenta tutta questa gamma di sensazioni dopo aver ceduto all’impulso di spiare il cellulare del partner, controllarne l’estratto conto o seguirlo per strada? I dizionari spiegano la gelosia con il «timore, il sospetto o la certezza di perdere la persona che si ama». Effetto collaterale inevitabile dell’amore, attiva nella nostra testa un meccanismo che Leahy spiega con la metafora della «mente gelosa»: una specie di pilota automatico prende il comando e dirotta i nostri pensieri e azioni. Se il percorso causa-effetto è semplice, più complesso è rispondere alla domanda: qual è il punto in cui il sentimento si trasforma in malattia?


Gelosia, quando il tormento diventa una malattia e rischia di rovinare le proprie relazioni

Questioni di dosi

«Nell’elenco delle patologie psichiatriche non rientra la gelosia» riconosce Donatella Marazziti, docente a contratto del Dipartimento di psichiatria dell’Università di Pisa. «Ma quando eccede nell’intensità e nella persistenza da fenomeno normale diventa patologico, e si nasconde dentro “contenitori” che possono essere stati d’ansia o persino psicosi». Questione di dosi, insomma, perché se è del tutto normale avvertire una fitta quando percepiamo come minaccioso qualcosa o qualcuno, c’è da farsi qualche domanda se questa sensazione diventa un pensiero ossessivo e magari neanche giustificato dalle circostanze. Il difficile, anche per chi di mestiere indaga la mente, è interpretare i sintomi. «La sofferenza è sempre un segnale da non sottovalutare» spiega Marazziti, che ai meccanismi biologici dei disturbi dell’umore, d’ansia e dell’innamoramento ha dedicato molti studi. «Spesso le azioni dettate dalla gelosia si confondono con quelle legate ai disturbi dell’umore, agli stati depressivi o al comportamento ossessivo-compulsivo. Se si manifesta come delirio, rientra nelle psicosi».

Camminare a passo spedito allunga la vita di oltre 10 anni

Chi cammina a passo spedito vivrebbe più a lungo rispetto a chi invece ha un’andatura più lenta, a prescindere dal peso. A stabilire per la prima volta una correlazione fra la velocità della falcata e l’aspettativa di vita è stato uno studio condotto dai ricercatori dell’Istituto Nazionale per la Ricerca sulla Salute (NIHR) del Leicester Biomedical Research Center (una partnership fra gli ospedali di Leicester, l’Univerità di Leicester e la Loughborough University) e pubblicato sulla rivista Mayo Clinic Proceedings. Analizzando i dati di 474.919 persone con un’età media di 52 anni contenuti nella Biobanca britannica fra il 2006 e il 2016, è emerso che le donne che camminano a passo veloce hanno un’aspettativa di vita di 86,7-87,8 anni, mentre gli uomini di 85,2-86,8 anni; valori che scendono – rispettivamente – a 72,4 anni per le donne e a 64,8 anni per gli uomini se l’andatura rallenta. I risultati valgono anche nel caso in cui le persone siano gravemente in sovrappeso oppure obese.

Prendo troppi farmaci per il mal di testa? Il test per scoprirlo

Chi soffre di emicrania sviluppa una dipendenza dai farmaci due volte maggiore rispetto a chi fa uso di alcool, amfetamine, marjuana e cocaina. Il dato arriva da uno studio dei ricercatori dell’Università di Oslo diretti da Michael Bjørn Russell, che ne riferirà in un prossimo congresso in Italia .

Il test

Su Corriere Salute si potrà trovare un test che, in sole cinque domande, potrà confermare oppure smentire il sospetto di essere caduti nella dipendenza e quindi di essere esposti alla cosiddetta Moh (Medication overuse headache), l’emicrania da abuso/eccesso di farmaci, che scatena un vero e proprio circolo vizioso. Il test andrà, nel caso, sottoposto al medico di famiglia che potrà decidere come se e come intervenire direttamente o avviare il paziente a uno specialista o a un centro cefalee, dove, nei casi in cui necessario, si potrò procedere a una vera e propria disintossicazione.

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