Archive for October 16, 2016

Cibo, ne sprechiamo ancora troppo (ma mangiamo prodotti scaduti)

I virtuosi della dieta «verde»

Infine, sempre in occasione della Giornata dell’alimentazione, anche l’Eurostat ha diffuso un dato relativo alle abitudini a tavola degli italiani. Ebbene, il nostro Paese, all’interno dell’Unione Europea, è uno di quelli in cui si mangia più frutta e verdura. Più di un terzo degli europei sopra i 15 anni (34,4%), infatti, non mangia nemmeno un vegetale al giorno. In Italia a evitare gli alimenti verdi è il 23% della popolazione; ci precedono Belgio (16,1%), Portogallo (20,7%) e Regno Unito (21,3%). All’opposto si trovano Romania (65,1%) e Bulgaria (58,6%), dove più della metà della popolazione non consuma frutta e verdura. Se invece si considerano i Paesi in cui si consumano almeno 5 porzioni al giorno di vegetali, l’Italia è solo tredicesima (11,9%), contro una media Ue del 14,1%. I primi della classe sono Regno Unito (33,1%) e Danimarca (25,9%). In alcuni Paesi, come la Gran Bretagna, a determinare un consumo maggiore di tali alimenti è il livello di istruzione, con differenze significative sino a 16 punti percentuali tra i laureati e chi non ha titoli di studio. In Italia non c’è invece una differenza molto marcata (4,2%).

Prostata: sono ancora troppi i tumori non «pericolosi» che vengono curati

Tumori che non avrebbero dato mai segno della loro presenza

Troppo spesso accade, infatti, che davanti a tumori poco aggressivi si proceda con trattamenti “eccessivi”, che hanno poi ripercussioni negative sulla qualità di vita degli uomini. A fotografare la realtà è uno studio italiano (primo nel suo genere) pubblicato sullo European Journal of Cancer, che ha analizzato i dati relativi a 4.635 casi di carcinoma prostatico, mettendo a confronto due distinti periodi di tempo (1996-1999 e 2005-2007). «Questa indagine – spiega Annalisa Trama, epidemiologa Int, prima autrice della ricerca – ha messo in evidenza che nel corso degli anni sono aumentate le diagnosi di carcinomi prostatici di classe di rischio bassa (ovvero indolenti, “buoni”, non pericolosi): il che significa che proprio per la diffusione del Psa sono stati individuati più tumori che non avrebbero dato mai segno della loro presenza, né tantomeno causato la morte del paziente. Dai dati emerge anche che è cresciuto il numero degli interventi chirurgici e, in misura minore, di trattamenti radioterapici: quindi molti di quei malati che non rischiavano nulla sono invece stati sottoposti a cure inappropriate, e alle loro conseguenze indesiderate. Infine, appare chiaro che migliora la sopravvivenza, oggi 9 pazienti su 10 superano la malattia. Con buoni risultati, in un prolungamento di sopravvivenza, anche nei pazienti a rischio più alto e con metastasi. E diminuiscono i casi di uomini che si presentano alla diagnosi già con un tumore in fase avanzata, segno che la diagnosi precoce con il Psa funziona».

Amanti dell’aglio: quali cibi mangiare contro l’effetto «alito cattivo»

Il commento dell’esperta

«Negli studi precedenti si era già osservato che il consumo di certi frutti e ortaggi (fra cui mele, prugne, albicocche, ciliegie ma anche lattuga, cicoria, foglie di menta, basilico, prezzemolo) era in grado di ridurre l’effetto “alito cattivo” – chiarisce Carla Favaro, nutrizionista -, ipotizzando un coinvolgimento di polifenoli, presenti in questi vegetali, e alcuni enzimi, in particolare la polifenolossidasi. In questo specifico (e piccolo) esperimento, gli scienziati hanno provato a sperimentare cibi diversi, crudi e cotti, per cercare di approfondire il ruolo dei polifenoli e degli enzimi. Fra i cibi testati si è visto che mela, lattuga e foglie di menta erano le più efficaci. Questi alimenti contengono sia i polifenoli sia la polifenolossidasi, che, insieme con una serie di reazioni, porterebbero a ridurre i livelli dei composti volatili dell’aglio. Anche la mela cotta, lo sciroppo di menta e la lattuga cotta riducevano la presenza dei gas odorosi, però in misura minore: questo potrebbe essere almeno in parte spiegato dalla disattivazione degli enzimi quando l’alimento viene cotto».

Nel mondo 600 milioni di obesi Metà degli italiani è sovrappeso

In Italia uno su due è grasso

Le cose non vanno meglio in Italia, dove il 46,4% degli adulti ha dei chili di troppo e, di questi, il 10,2 % è obeso. Numeri in continua crescita e aumentati di circa 3 punti percentuali dal 2001 al 2014. Il problema riguarda più gli uomini che le donne, soprattutto se in difficoltà economiche e con basso livello di istruzione. Va detto che ci sono delle differenze territoriali, come mostra il Rapporto “Osservasalute” del 2015. Le regioni meridionali presentano la prevalenza più alta di obesi (Molise 14,6%, Abruzzo 13,1%, Puglia 11,9%), rispetto alle regioni settentrionali. Quanto al sovrappeso, si registrano punte del 41,5% in Campania 41,5%, 39,6% in Calabria e 39,4% in Puglia. Al Nord c’è invece la quota più elevata di persone che praticano sport in modo continuativo, in particolare nelle province di Bolzano (38,7%) e Trento (30,7%), in Valle d’Aosta (30,2%) e Lombardia (28,5%). I meno sportivi sono i residenti di Campania (17,9%), Basilicata (21,7%), Calabria (23,3%) e Sicilia (23,4%).

La longevità ha un limite: 115 anni (ma qualcuno ipotizza 125)

Scenario futuro

Complice la scienza, la medicina, la genetica e l’organizzazione della società si crede da tempo che la vita sia destinata ad allungarsi sempre più, magari a un tasso di crescita più debole rispetto al passato, ma sempre e comunque ad allungarsi. E del resto così ci ha abituati la scienza negli ultimi lustri. Tanto che qualcuno ha anche immaginato un ipotetico futuro francamente un po’ inquietante e ci si chiede se veramente sia auspicabile un allungamento della vita (o forse sarebbe meglio dire della vecchiaia) oltre ogni limite. Ci piacerebbe vedere in giro (o magari farne parte) un esercito di over 200? Non preoccupiamoci, tanto non accadrà. Nonostante la scienza, nonostante la genetica, il benessere, la ricerca, la felicità, la dieta e tante altre cose esiste un limite umano invalicabile secondo l’ultimo studio sull’aspettativa di vita. 

Perché gli uomini non hanno la cellulite? L’avete chiesto a Google, vi rispondiamo noi

Perché gli uomini non hanno la cellulite? Quante volte se lo saranno chieste le donne, magari anche magre, che devono fare i conti con la fastidiosa buccia d’arancia? È vero, gli uomini raramente lamentano il problema della cellulite o, se vogliamo ricorrere al vocabolo medico-scientifico, dobbiamo parlare di idrolipessia, ovvero la tendenza a trattenere liquidi. Ma attenzione, in verità neppure gli uomini sono immuni al tanto odiato inestetismo, soltanto che invece di posizionarsi su glutei e gambe si concentra sulla pancetta.

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