Archive for October 29, 2015

Infezioni respiratorie e gastro intestinali da neonati indicano una predisposizione alla celiachia?




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Anche una infezione alle vie respiratorie o gastrointestinale, “giovane” che si presenta cioè nei primi 18 mesi di vita del bambino e ricorrente potrebbe essere un indice di predisposizione alla celiachia. È l’ultima ipotesi diagnostica sollevata da uno studio ampio, condotto dall’Istituto norvegese di Salute Pubblica di Oslo e pubblicato sul The American Journal of Gastroenterology, che aprirebbe nuovi spiragli per scovare l’intolleranza al glutine in maniera precoce e tempestiva.

Lo studio

Sono stati moltissimi – oltre 73 mila – i nati tra il 2000 e il 2009, tenuti sotto osservazione per diversi anni da un gruppo di ricercatori norvegesi, intenzionati a scoprire una possibile correlazione tra l’insorgenza precoce di alcune infezioni delle vie respiratorie e/o gastrointestinali e la manifestazione futura di intolleranza al glutine, una proteina del grano. Una relazione, a detta degli esperti, possibile ma sulle probabilità di sviluppo della celiachia sembrano fare la differenza sia la frequenza di insorgenza sia la tipologia di infezione. «Il nostro studio – hanno dichiarato i ricercatori – ci ha consentito di rilevare in piccoli che avevano avuto almeno o più di 10 episodi di infezioni respiratorie o gastrointestinali nei primi 18 mesi di vita, un rischio di diventare intolleranti al glutine superiore del 30% rispetto ai coetanei che, nello stesso periodo di tempo, si erano ammalati meno o all’incirca 5 volte». Più “sfortunati”, nel gruppo, erano i bebè con problemi respiratori ricorrenti perché sembravano maggiormente predestinati a manifestare la malattia da grandicelli, in rapporto a coloro che erano avvezzi a infezioni gastrointestinali.

Campanello di allarme

I ricercatori tranquillizzano mamme e papà, perché le infezioni neonatali sono solo un campanello di allarme – e non una certezza – di reazione avversa al glutine. «La celiachia – concludono gli esperti – è determinata da una serie di fattori, primo fra tutti la predisposizione genetica, cui si aggiunge una componente ambientale e comportamentale». Ed ora, forse, anche infettiva. La conferma arriverà solo con ulteriori indagini sul ruolo di eventuali agenti esterni: un passo necessario per potere comprendere meglio le cause di sviluppo della malattia e arrivare così a definire, in futuro, strategie di diagnosi precoce e misure di prevenzione.

La frutta a fine pasto riduce i danni causati dalle abbuffate






«Come dessert, sempre frutta fresca». Lo affermava Ancel Keys, lo “scopritore” della dieta mediterranea, nel portare come esempio agli americani, i pasti dell’Italia Meridionale degli anni Cinquanta. E da una recente revisione di una serie di studi precedenti, su Endocrine, Metabolic & Immune Disorders – Drug Targets, arriva un nuovo motivo per mangiarla: la frutta come tale, o sotto forma di succhi, aiuta a contrastare i danni cui l’organismo può andare incontro in seguito al consumo di pasti troppo ricchi.

Buon accompagnamento anche a un panino

Il merito di questa azione va soprattutto ai polifenoli, dotati di attività anti ossidante e anti infiammatoria, e a una azione “regolatoria” della frutta nel suo complesso nei confronti del metabolismo lipidico e della risposta glicemica . «Per capire il significato di queste ricerche — commenta Mauro Serafini, ricercatore del Crea- Centro alimenti e nutrizione e autore di numerosi studi su questo tema — è utile ricordare che l’assunzione di pasti ricchi di grassi, zuccheri e, o calorie causa nell’organismo uno stato di stress (che persiste per 6-8 ore dall’ingestione) dovuto all’aumento dei livelli circolanti di lipidi e di glucosio e allo scatenarsi di una risposta infiammatoria acuta che, se ripetuta nel tempo, può causare uno stato infiammatorio cronico, alla base dell’ obesità e di patologie come l’aterosclerosi e il cancro. Ma mentre questo stress successivo al pasto è noto da tempo, è solo da poco che si è cercano soluzioni pratiche per ridurne gli effetti negativi. La frutta è uno degli alimenti sui quali più si è concentrata l’attenzione. Consumarne quantità adeguate in associazione a pasti ricchi potrebbe ridurre il conseguente stress infiammatorio presumibilmente per l’ interazione fisica, durante la digestione, tra molecole pro-ossidanti infiammatorie e composti bioattivi quali i polifenoli e la vitamina C . Sebbene il suggerimento resti naturalmente quello di evitare pasti troppo ricchi o sbilanciati, quando capita di “esagerare” mangiare vegetali colorati come la frutta». Al di là di questo, la frutta aggiunge al pasto sostanze nutritive e protettive (come la vitamina C che aiuta ad assorbire il ferro, poco disponibile, degli alimenti vegetali), contribuisce a saziare con un apporto calorico moderato ed è un modo facile per integrare un pasto veloce, come il classico panino.

L’intervento per la cataratta sempre più spesso viene eseguito a 50 anni




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Quando si parla di cataratta, di solito si pensa a un intervento che prima o poi tutti dobbiamo fare, ma passati i 60 anni. In realtà negli ultimi anni si sta assistendo a un progressivo anticipo dell’operazione di sostituzione del cristallino, quando la sua opacizzazione è agli albori o non si è ancora manifestata. Ma ha senso anticipare i tempi? E se sì in quali casi? Se n’è parlato in occasione del recente Congresso internazionale “Videocatarattarefrattiva 2015”.

Intervento anticipato

«L’intervento di cataratta si può anticipare, ma senza esagerare con la precocità. Quella dei 50 anni potrebbe essere una buona soglia – sostiene Lucio Buratto, direttore scientifico del Centro ambrosiano oftalmico di Milano -. Oggi diversi cinquantenni in cui è in atto un peggioramento visivo, non dovuto alla cataratta, insistono sull’esigenza di non avere ostacoli alla loro visione: vogliono disfarsi di occhiali o lenti a contatto, che magari, dopo decenni di utilizzo, non tollerano più. Di solito si tratta di persone che hanno difficoltà a vedere da lontano oppure da vicino, a causa dell’insorgenza della presbiopia o per altre ragioni. Non hanno una vera patologia, non vedono offuscato o i colori annebbiati, vogliono solo liberarsi dal fastidioso impiccio procurato loro dagli occhiali da vista».

Sindrome del cristallino disfunzionale

Grazie a strumentazioni diagnostiche di avanguardia e a esami oculistici più focalizzati sull’analisi del cristallino naturale dell’occhio, si è evidenziato che molti dei pazienti tra i 50 e i 60 anni, desiderosi di riacquistare una visione ottimale a qualunque costo, presentano in realtà dei cristallini non del tutto trasparenti, ma già con qualche opacizzazione o comunque non perfettamente funzionali. Tanto che si è coniato il termine di “sindrome del cristallino disfunzionale”, per descrivere questa situazione di invecchiamento del cristallino che comincia a presentare le prime opacità, piccole aberrazioni e difficoltà di accomodazione. In pratica non si è ancora nelle fasi della cataratta e la presbiopia forse è appena all’inizio. La sindrome non è dovuta alla presbiopia, ma sicuramente la ingloba tra i suoi sintomi, e la presbiopia la può accentuare, sebbene non sia l’unico elemento di disturbo. Per cui non è corretto parlare solo di presbiopia o solo di cataratta, ma di una patologia diversa che si pone a livello intermedio.

Laser o sostituzione del cristallino

A questo punto sorge spontanea una domanda: perché non intervenire con le tradizionali tecniche di chirurgia refrattiva che utilizzano il laser a eccimeri (per esempio la Lasik) e aspettare a rimuovere il cristallino quando questa lente naturale mostrerà chiari segni di opacizzazione? «In caso di sindrome del cristallino disfunzionale la sostituzione del cristallino è una strategia più efficiente perché, a differenza della procedura laser, risolve il problema della lente e il problema refrattivo in un unico intervento – fa notare Buratto -. Con il trattamento laser infatti si risolve nell’immediato il problema refrattivo, ma si rimanda l’inevitabile opacizzazione del cristallino naturale che arriverà negli anni successivi, facendo tornare in sala operatoria per la cataratta. Con la sostituzione del cristallino a 50 anni o poco dopo, si evita l’insorgenza e quindi l’intervento di cataratta».

Dall’aviaria alla mucca pazza I dati sugli allarmi(smi) e l’Italia

Hanno retto, invece, polli e affini. «Il pollame è la carne anticrisi — sottolinea Sanfrancesco —. In periodi di ristrettezze gli italiani si sono rivolti a fonti di proteine valide ma più economiche e hanno acquisito “confidenza” con le carni avicole perché si è diffusa la consapevolezza che siano carni bianche favorevoli per la salute, “familiari” perché vanno bene a tutte le età, per i bambini come per gli anziani. Di pari passo con la domanda è cresciuta la produzione, tanto che oggi l’Italia è totalmente autosufficiente, anzi produce più di quanto si consumi, circa il 103 % rispetto alla domanda». E margini di miglioramento pare non manchino. «Oggi mangiamo circa 19 kg a testa all’anno di carni avicole, comunque meno della media europea che è sui 23 kg pro capite, — sottolinea Lara Sanfrancesco — ma abbiamo anche i cosiddetti chicken lovers, circa 17 milioni di italiani che scelgono pollame più di tre volte a settimana». Il settore avicolo — spiegano gli esperti — è forte grazie a una filiera «integrata», dalla formulazione dei mangimi fino alla distribuzione: poche imprese, ciascuna con una rete stabile di allevatori.

Ex fumatori, «candeline virtuali» per festeggiare il loro successo




La mappa digitale europea con le candeline virtuali degli ex fumatoriLa mappa digitale europea con le candeline virtuali degli ex fumatori
La mappa digitale europea con le candeline virtuali degli ex fumatori

Conto alla rovescia

Nel conto alla rovescia che separa dal 30 ottobre 2015, gli ex fumatori e tutti gli appartenenti alla comunità di iCoach potranno festeggiare i loro successi accendendo una scintilla sulla mappa digitale d’Europa. Potranno anche utilizzare la mappa per invogliare tutti i loro cari a imitarli a smettere di fumare. La mappa finale d’Europa con tutte le scintille sarà svelata a Bruxelles il 30 ottobre dal Commissario Europeo per la Salute e la Sicurezza Alimentare Vytenis Andriukaitis: «Essendo un cardiologo ho potuto constatare personalmente i terribili effetti dell’uso del tabacco – dice il Commissario -. Ho anche perso due dei miei fratelli a causa di malattie fumo correlate. Non dimenticherò mai la sofferenze che hanno dovuto patire». «Il tabacco è responsabile di circa 700 mila morti evitabili ogni anno nell’Unione Europea – aggiunge Vytenis Andriukaitis -. Una politica rigorosa di controllo dell’utilizzo del tabacco, supportato da iniziative per accrescere la consapevolezza, come “Gli Ex Fumatori sono Irresistibili”, sono vitali per migliorare la salute pubblica nell’Unione Europea. Smettere di fumare è un successo di cui essere orgogliosi, un risultato che può cambiare la vita. Celebreremo il 30 ottobre migliaia di ex fumatori che splendono in tutta Europa. Mi congratulo con tutti loro, sono un’ispirazione per tutti coloro che stanno combattendo per smettere».


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Ecco i metodi più collaudati per smettere di fumare

Tutti i danni del fumo, dai tumori all?impotenza


I benefici

L’edizione 2015 di iCoach (piattaforma digitale disponibile sia online sia come applicazione mobile per i dispositivi Apple e Android, disponibile nelle 23 lingue dei 28 paesi membri UE) lanciata a febbraio ha già contato 26.296 nuove registrazioni. A partire dal 2011, il 36% degli utenti iCoach hanno dichiarato di aver smesso di fumare entro tre mesi da quando hanno iniziato ad utilizzare la app. Degli oltre 12milioni di fumatori in Italia (25,3% uomini e 19% donne), 26.517 si sono registrati su iCoach, dal lancio della campagna fino al 31 dicembre 2014, e il 33% di loro ha smesso di fumare dopo tre mesi. Grazie a nuove funzioni e con l’implementazione di quelle preesistenti, il tool online e mobile aiuterà un numero ancora più alto di fumatori incalliti a dire addio alle sigarette. Il vizio del fumo è costato alla società europea circa 544 miliardi di Euro nel 2009, nella sola Italia si parla di circa 7,5 miliardi di Euro spesi dalla Sanità nazionale per curare malattie fumo-correlate (in Italia, circa 70 mila persone muoiono ogni anno per malattie fumo correlate).

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Da 20 minuti a 20 anni: come cambia il corpo quando si smette di fumare

Un percorso lungo 20 anni


Più impegno da parte degli operatori

Il professor Giacomo Mangiaracina, docente alla facoltà di Medicina e Psicologia, Università Sapienza di Roma, presidente dell’Agenzia Nazionale per la Prevenzione e direttore responsabile della Rivista Tabaccologia sottolinea: «Nel corso della mia vita professionale ho aiutato più di trentamila fumatori a smettere creando metodologie, promuovendo la ricerca e formando operatori. Se tutti gli operatori della salute si impegnassero nell’aiutare i pazienti fumatori a liberarsi dalla dipendenza dal tabacco, avremmo realizzato il migliore Obiettivo Salute del secolo. Il tabacco è l’unico prodotto di libero commercio che uccide i due terzi dei suoi consumatori con 10-12 anni di anticipo. Da questa follia sociale dobbiamo uscire e ogni sforzo di Governi e organizzazioni è indispensabile per raggiungere il migliore obiettivo possibile, fino al Tobacco Endgame, l’eliminazione di questa piaga dall’Europa e dal mondo».

L’eccellenza nella ricerca sulla salute femminile: se ne parla a Milano






«L’eccellenza nella ricerca sulla salute della donna»: è il titolo del convegno organizzato dall’Osservatorio Onda in programma venerdì 30 ottobre dalle ore 11 alle 13 al Conference Centre di Expo a Milano. Sarà presente, oltre a ricercatrici e scienziate, anche la presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato, Emilia De Biasi. Donne che, attraverso la propria produzione scientifica, si sono conquistate una posizione alta nella “hit parade” nella scienza (impact factor). Adriana Albini parlerà di ricerca oncologica e prevenzione nell’era della medicina personalizzata: si aprono strade prima impensate sulla strada di una medicina sempre più ritagliata sul paziente e non su modelli astratti di assistenza. Eva Negri illustrerà le differenze di genere nel tabagismo e le malattie associate, Maria Benedetta Donati centrerà il suo intervento sulla dieta mediterranea e la salute della donna, mentre Patrizia Presbitero illustrerà la ricerca in cardiologia. Anche l’immunoterapia dei tumori e il legame tra infiammazione e tumori saranno al centro del dibattito con due relazioni di Licia Rivoltini e Paola Allavena. Il convegno sarà anche l’occasione per presentare un libro con gli atti del convegno.

La presenza femminile nella ricerca

«I dati nazionali più recenti (Istituto di ricerca sulla popolazione e le politiche sociali del Consiglio nazionale delle ricerche, Irpps-Cnr) evidenziano come in Italia la presenza femminile nella ricerca, in particolare in posizioni di rilievo e nelle sedi decisionali, sia ancora bassa – spiega la presidente di Onda, Francesca Merzagora -: se all’inizio della professione si registra una sostanziale parità tra i due sessi (il 48% dei ricercatori sono donne e il 52% uomini), avanzando nella carriera l’ago della bilancia si sposta nettamente a vantaggio dei ricercatori maschi che salgono al 76% del totale, mentre le ricercatrici restano solo al 24%. Se poi si considerano i dati relativi alle posizioni apicali, sono meno del 17% le donne che rivesto il ruolo di direttori di Istituti di ricerca e di Dipartimento. Abbiamo dunque voluto dedicare uno spazio speciale a queste donne di scienza che, con grande dedizione e determinazione, hanno sfidato il difficile mondo della ricerca, dando un contributo significativo nell’avanzamento delle conoscenze in tanti e diversi ambiti».

Casa sollievo pediatrico Il nuovo progetto di Vidas





Una nuova Casa, a Milano, sorgerà accanto all’hospice Casa Vidas e offrirà cure e sollievo a bambini e adolescenti che soffrono di malattie inguaribili in fase avanzata e ai loro familiari. La Casa sollievo pediatrico è l’ultima tappa del percorso Vidas dopo 33 anni di assistenza completa e gratuita garantita a oltre 30mila malati terminali. «Erano in prevalenza anziani – ricorda la Fondatrice Giovanna Cavazzoni – poi anche persone di mezza età e nel tempo siamo stati chiamati nelle case a curare i più giovani. Questo fino a circa un anno fa, quando si è deciso di strutturare un servizio interamente dedicato a bambini, adolescenti e alle loro famiglie, con pediatri e specialisti». Il nuovo progetto risponde a un bisogno reale che trova riscontro in un unico dato: in Lombardia sono circa 1.200 all’anno i minori che necessitano di cure palliative. Sottolinea Ferruccio de Bortoli, presidente dell’Associazione Vidas: «Abbiamo avviato questo progetto perché non potevamo essere insensibili a una domanda reale di assistenza, purtroppo non episodica. La filosofia di Vidas si traduce ogni giorno nell’attenzione terapeuticamente avanzata e umanamente partecipe a tutti coloro che ne fanno richiesta, a tutte le famiglie toccate da malattie gravi e inguaribili dei loro congiunti, spesso minori. Pensare ai bambini è stato naturale e doveroso».

La missione: il ricovero «di abilitazione»

« La struttura residenziale avrà la funzione di accogliere minori con una patologia inguaribile in fase evolutiva» spiega Giada Lonati, direttrice sociosanitaria Vidas , « e avrà diverse funzioni. Innanzitutto quella di accogliere i ragazzi in ogni fascia di età per dare sollievo alle famiglie, affinché possano dedicarsi anche agli altri figli o a recuperare energie, considerando che questi piccoli possono aver bisogno di cura 24 ore al giorno per tutta la vita. Inoltre sarà anche uno spazio in cui faremo ricoveri cosiddetti di “abilitazione”».
Che cosa significa? «Le patologie che accoglieremo saranno solo in minima parte oncologiche in fase avanzata, prevalentemente si tratterà di malattie rare evolutive, alcune conseguenza per esempio di severi traumi da parto» chiarisce Giada Lonati. «Si tratta di bambini che già al momento della diagnosi hanno bisogno di cure palliative e spesso la loro sopravvivenza è legata a strumenti tecnologici. L’abilitazione consisterà nel tentativo di assistere il passaggio da un ambiente molto medicalizzato come l’ospedale a uno meno medicalizzato ma con elevata assistenza, in cui ci sarà bisogno che i genitori diventino capaci di assistere i bambini a casa. Vorremmo quindi creare una sorta di zona cuscinetto per far capire ai familiari che si può tornare a una anormalità, sebbene cambiata. L’altra cosa che faremo è accompagnare nella fase finale della vita quei ragazzi che non potranno trascorrere questa fase a casa» .

In equipe e in rete

« Ci occuperemo a tutto tondo del minore, da zero a 18 anni, con elevata attenzione alla differenza di queste fasi nella vita con tipi di assistenza diverse in un ambiente molto modulabile» puntualizza la direttrice sanitaria Vidas. « Ci occuperemo anche de nucleo perimetrale alla famiglia (educatori, insegnanti) con l’idea di promuovere una cultura della vita fino alla fine de lla cura. Lavoreremo in equipe e provvederemo anche a un ciclo diurno con un intento riabilitativo e con un supporto sociale e psicologico, dando molto spazio agli aspetti ricreativi e ludici. Infine cercheremo di integrarci fortemente con il domicilio e infatti siamo già partiti con alcune equipe di cure palliative pediatriche per fare in modo che i bambini e i genitori possano stare il più possibile a casa, facendo rete con gli ospedali e gli altri enti invianti in modo che non ci sia mai la percezione di abbandono».
La risposta ai bisogni dei minori sofferenti, in un sistema integrato di cure palliative in età pediatrica, si articolerà, quindi su tre percorsi assistenziali. A domicilio, spazio ideale di cura per il bambino e la famiglia, grazie all’intervento di équipe pediatriche specialistiche; nella Casa sollievo pediatrico dove i bambini potranno essere seguiti sia in day hospital pediatrico con ambulatori, studi medici, palestra, una piccola piscina e spazi per attività di svago e gioco (tra le attività proposte musicoterapia e teatro), sia nel reparto degenza: sei grandi camere per l’ospitalità del minore e di un familiare dedicate ai casi più complessi ove, ad esempio, non vi sia una casa adeguata alle cure domiciliari o una famiglia preparata a tale impegno.

Il centro di ricerca

La struttura ospiterà anche il Centro Ricerca Scientifica su patologie e terapie relative all’età pediatrica. Inoltre al Centro Studi e Formazione Vidas, operativo dal 1999, si affiancherà l’Unità Discipline Umanistiche che si occuperà di diffondere approfondite conoscenza sull’universo del sapere umano.

I tempi di realizzazione

Due anni sarà il tempo necessario alla costruzione del nuovo edificio, dalla primavera del 2016 al 2018, che sarà contiguo all’hospice Casa Vidas. Si svilupperà su sei piani, per un totale di 6400mq. «Dopo 18 mesi di valutazione e riflessioni – ricorda Mario Usellini, presidente della Fondazione Vidas – il 24 marzo 2015 abbiamo presentato al Sindaco di Milano il progetto di costruzione della Casa sollievo pediatrico destinata a ridurre il deficit assistenziale a bambini e adolescenti inguaribili e alle loro famiglie. Nel presentare il progetto, Vidas ha avanzato la richiesta di poter ricevere in dono il terreno, attualmente in comodato d’uso gratuito per 45 anni. La richiesta è motivata dal fatto che per la costruzione è previsto un investimento di 15 milioni di euro e la proprietà del terreno potrà facilitare il ricorso parziale al finanziamento dell’opera». Attualmente in Italia, fatta eccezione per alcuni modelli isolati, non esiste un sistema strutturato in grado di garantire il diritto alle cure palliative anche per il minore.

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