Archive for September 24, 2013

C’è una nuova difesa contro la meningite

Infezioni

C’è una nuova difesa contro la meningite

Aumenta l’arsenale preventivo contro le forme batteriche.
Arriva in Italia il vaccino per il meningococco di tipo B

MILANO – Si abbatte come una tempesta su un bambino piccolo o su un ragazzo fino a un attimo prima perfettamente sani. E nel giro di un giorno o due se li può portare via. Quando la meningite da meningococco, soprattutto quella di tipo B, si manifesta, può essere già troppo tardi, nonostante una massiccia terapia antibiotica. Nei casi in cui l’infezione non si riconosce e non viene trattata tempestivamente, la letalità può raggiungere addirittura il 50 per cento. Chi ha assistito come familiare o come sanitario a una di queste meningiti fulminanti accoglie con sollievo l’approvazione del nuovo vaccino contro il meningococco B, che finalmente supera l’impotenza della medicina contro questo germe così aggressivo (GUARDA). Riconoscere prontamente i sintomi della meningite (infiammazione delle meningi, membrane che avvolgono il cervello e il midollo spinale) non è facile. Quante volte un bambino o un ragazzo ha febbre alta e mal di testa, magari accompagnati da vomito o nausea? Come capire quando bisogna correre in Pronto soccorso?

PREVENIRE – «Purtroppo non abbiamo criteri sicuri – ammette Alberto Villani, responsabile del reparto di Malattie infettive all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, di Roma -. Un segnale d’allarme è l’irrigidimento della parte posteriore del collo, e un segno che la malattia meningococcica sta avanzando è la comparsa di macchie rosse o bluastre sulla pelle. Ma in questi casi è già tardi. Il sospetto non viene tanto per la febbre alta, che può avere molte altre cause, ma soprattutto per il malessere del bambino, che non sembra più lui, è strano, per esempio straparla». Segnali comunque generici, ancora meno utili quando si tratta di bambini molto piccoli, sotto i due anni, quelli in cui l’infezione è più frequente. «L’unico modo per proteggerci in maniera efficace dalle meningiti batteriche (quella da meningococco B è solo una delle forme causate da batteri) è pensarci prima – riprende Villani -, vaccinando i bambini contro tutte le forme per le quali abbiamo a disposizione un vaccino. Ora che è stato approvato anche il vaccino contro il meningococco B abbiamo gli strumenti per prevenirle praticamente tutte».

TRE VACCINI – Le meningiti possono anche essere virali, più frequenti, ma di solito molto meno gravi di quelle batteriche, per cui gli sforzi dei ricercatori si sono concentrati su queste ultime. «Già da qualche anno possiamo contare su tre vaccini contro meningiti batteriche – prosegue Villani -. A cominciare dal vaccino contro l’Haemophilus influenzae di tipo B, grazie al quale le meningiti che un tempo erano le più comuni tra le forme batteriche sono diventate rarissime. Questo successo è dovuto anche al fatto che questo vaccino è incorporato nella stessa iniezione che protegge da tutte le principali malattie dell’infanzia, la cosiddetta “vaccinazione esavalente”, e quindi ha raggiunto livelli di copertura altissimi». Non altrettanto si può dire per ora degli altri due vaccini: quello contro lo Streptococcus pneumoniae (anche detto pneumococco) e quello contro il meningococco C. Questi due vaccini stanno cominciando a controllare le rispettive infezioni, ma non hanno ancora raggiunto il livello di diffusione sperato. Il vaccino anti-pneumococco, peraltro, è utile non solo nei confronti delle meningiti ma anche contro altre infezioni comuni nei bambini (come otiti o bronchiti) o contro malattie gravi, come sepsi e polmoniti, che spesso colpiscono anche gli anziani. Ed è proprio, infatti, quella degli anziani l’altra fascia di età cui si raccomanda la vaccinazione per lo Streptococcus pneumoniae, tanto più preziosa quanto più si diffondono le “resistenze” agli antibiotici.

90 SIEROTIPI – «Esistono più di 90 sierotipi di pneumococco – ricorda Susanna Esposito, presidente della Società italiana di infettivologia pediatrica -, ma il vaccino protegge contro i 13 sierotipi responsabili del 90 per cento delle meningiti di questo tipo». Sono davvero poche, quindi, quelle contro cui si resta sguarniti. In quanto al vaccino contro il meningococco C, è raccomandato a livello nazionale dal 2012, mentre un altro vaccino che protegge anche da altri ceppi (meningococco A, C, W135 e Y) si usa nei Paesi dove questi sierotipi circolano di più e per i viaggiatori che vi si recano. Tornando al meningococco di tipo B, si può dire che fosse, fino ad ora, “il punto debole” in Italia, in quanto responsabile di più della metà dei casi di infezione batterica, proprio i più violenti: perche contro questo batterio, fino a poco tempo fa, non si riusciva a ottenere un vaccino? Lo spiega Rino Rappuoli, di Novartis Vaccines, il ricercatore che può rivendicare la paternità del nuovo vaccino: «Gli altri vaccini antimeningococcici sono stati prodotti a partire dalla capsula polisaccaridica che riveste questi batteri. Ma questo sistema non funzionava contro il meningococco B, perché la sua capsula contiene elementi presenti anche nell’organismo umano, per cui il sistema immunitario non li riconosce come estranei e li tollera».

NUOVO APPROCCIO – Ci voleva, quindi, un approccio completamente nuovo: la cosiddetta reverse vaccinology, per cui non occorre più coltivare virus e batteri in laboratorio, ma basta conoscere la sequenza genetica del microrganismo per produrre le proteine (antigeni), capaci di indurre la risposta immunitaria. Un sistema, questo, che dovrebbe garantire anche una maggiore sicurezza. «Abbiamo somministrato il nuovo vaccino a 8 mila lattanti e 6 mila ragazzini di 11 anni – riferisce in proposito Gianni Bona, vicepresidente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale – e in tre anni non abbiamo osservato alcun effetto collaterale se non il tipico rialzo febbrile che passa spontaneamente o con il paracetamolo». Eppure, il comitato britannico incaricato di valutare l’opportunità di una vaccinazione a tappeto con il preparato anti-meningococco B ha espresso per ora parere sfavorevole: in tempi di vacche magre, qualunque sia il costo di mercato del nuovo vaccino, il rapporto costo-beneficio non la giustifica. Almeno in Gran Bretagna.

CASI IN ITALIA – Anche in Italia i casi di infezione grave da meningococco B non sarebbero moltissimi: una cinquantina quelli accertati nel 2012. Gli esperti però sono convinti che di fatto siano molti di più, perché il Sistema informatizzato malattie infettive (SIMI), istituito nel 1994 presso l’Istituto Superiore di Sanità, non copre tutto il territorio italiano e si basa su comunicazioni fornite spontaneamente dalle Asl (corredate dall’analisi completa del germe responsabile e del suo sierotipo); dati, quindi, che è costoso e difficile raccogliere, soprattutto in casi di emergenza. «Ma indipendentemente dal numero complessivo di infezioni da meningococco di tipo B, non è accettabile che oggi in Italia anche un solo bambino possa morire per una malattia evitabile grazie a un vaccino – commenta Bona – o che, pur sopravvivendo alla malattia, ne porti i segni per tutta la vita (accade a quasi il 30% di chi supera l’infezione) con gravi disabilità, dalla sordità, alla difficoltà di linguaggio, al ritardo mentale». Nel decidere se introdurre questa vaccinazione nei calendari vaccinali e nei Livelli essenziali di assistenza occorrerà tener conto anche di questi costi sanitari e sociali.

Ticket, nel 2012 ci sono costati 1,4 miliardi

rapporto nazionale sui farmaci dell’aifa

Ticket, nel 2012 ci sono costati 1,4 miliardi

Tra un anno potrebbe scattare l’aumento di 2 miliardi di «compartecipazione alla spesa» prevista dalla Finanziaria

Ticket, sempre ticket. Parola odiosa per il cittadino che richiede al farmacista medicinali rimborsati dal Servizio sanitario pubblico. Lo scorso anno gli italiani hanno pagato 1,4 miliardi di euro, il 12% della spesa farmaceutica convenzionata. Diviso per il numero totale di persone fanno 23,7 euro a testa, il 5,2% in più rispetto all’anno precedente. È uno dei dati contenuti nel rapporto nazionale sui farmaci del 2012 presentato dall’agenzia Aifa, curato dall’Osservatorio nazionale sull’impiego dei medicinali. Il 41% della spesa per i ticket è dovuto a quelli imposti dalle Regioni, il 59% è legato alla differenza di prezzo tra i medicinali a brevetto scaduto e il prezzo di riferimento (in pratica a quando si paga per avere un prodotto più caro rispetto a quello indicato sulla prescrizione purché composto dello stesso principio attivo).

COMPARTECIPAZIONE – La situazione potrebbe aggravarsi nel 2014 quando potrebbe scattare l’aumento di 2 miliardi di «compartecipazione alla spesa» per farmaceutica e specialistica prevista dalla Finanziaria del 2011. Una prospettiva che il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che ha partecipato alla presentazione del rapporto, ritiene «non esistente» perché c’è nel prossimo bilancio la copertura di questa quota. In tal senso ha dato più volte rassicurazioni alle Regioni. Una tabella inclusa nel libro dell’Aifa rispecchia le diversità di condizione di «compartecipazione alla spesa» cui sono tenuti i cittadini nelle regioni italiane. Cambiano anche le fasce di pazienti esentati. Tale discrezionalità a livello locale deriva da una legge del 2001 in base alle quali le amministrazioni possono adottare delibere per richiedere a chi entra in farmacia un contributo per ricetta o per confezione. Tale disposizione, prevista come modo di compensare i deficit, è stata applicata nel 2012 quasi ovunque tranne che nelle provincie autonome di Trento, in Valle d’Aosta, Marche e in Sardegna.

FARMACI – Cosa è successo invece lo scorso anno alla spesa dei farmaci? Il consumo è aumentato del 2,3% rispetto al 2011 per un totale di circa 1 miliardo di confezioni. Più pillole, sciroppi o fiale per piccoli e anziani. La metà dei bambini ne hanno preso almeno uno e 9 anziani su 10 hanno ricevuto una prescrizione durante l’anno. L’Osservatorio conferma inoltre le differenze di genere anche nel consumo. Le donne sono le maggiori consumatrici di antitumorali, soprattutto per cancro alla mammella, e anche per quanto riguarda il sistema nervoso centrale sopravanzano del 6% il consumo maschile. La spesa però ha tenuto, è rimasta sotto controllo. Secondo Lorenzin è il risultato di criteri di «appropriatezza e anche nell’immissione in commercio di molecole a brevetto scaduto e di generici. C’è ancora grossa disomogeneità tra le regioni dove bisogna lavorare ancora».

INNOVATIVI – Il maggior consumo di farmaci si registra in Sicilia; in Liguria e Bolzano la spesa minore. Luca Pani, direttore generale di Aifa, prefigura le tendenze dei prossimi anni: «Tra 2013 e 2014 scadranno gli ultimi brevetti e si avranno benefici in termini di risparmio. Però occorre ragionare sul futuro». Ai medicinali non più coperti da brevetto si accostano però quelli innovativi, molto costosi, che gli investimenti dell’industria hanno portato fino al letto del malato. Quelli che possono cambiare la storia di una malattia. È su questi prossimi arrivi che bisogna riflettere.

Ritirati 30mila kit per diabetici fatti in Corea

prodotti dalla infopia e distribuiti dalla svas biosana

Ritirati 30mila kit per diabetici fatti in Corea

Distribuiti per la maggior parte in Liguria: potrebbero non essere precisi per un problema di collegamento alla batteria

Un kit per diabetici della InfopiaUn kit per diabetici della Infopia

Trentamila kit per diabetici sono stati ritirati dal mercato per un problema di fabbricazione. Gli apparecchi per misurare la glicemia, prodotti in Corea del Sud dalla Infopia, potrebbero infatti non essere precisi e affidabili per un problema di collegamento alla batteria. A metterlo nero su bianco è la Svas Biosana, ditta di Somma Vesuviana che li distribuisce in Italia e che sta provvedendo al ritiro. Sono sette lotti contestati. «Dall’inizio di agosto – spiega il responsabile commerciale della Svas Biosana, Enrico Esposito – ne abbiamo ritirati circa 15mila. Entro il 15 ottobre pensiamo di riuscire a ritirarli tutti». L’azienda sta provvedendo alla sostituzione: «Questa settimana sono in arrivo altri 10mila pezzi».

SOSTITUITI – Perlopiù i dispositivi sono stati distribuiti in Liguria, «ma una piccola parte, circa 5mila kit, anche in Emilia Romagna e Sicilia», precisa Esposito. Solo alla Asl 3 genovese ne devono essere sostituiti circa 7mila. «Una volta preso atto della comunicazione della Svas Biosana – spiega il direttore sanitario della Asl 3 genovese, Ida Grossi – abbiamo provveduto a informare i pazienti e naturalmente dato la possibilità di cambiare l’apparecchiatura». Il ritiro è a buon punto e dovrebbe concludersi nelle prossime settimane. «C’è da dire – precisa il direttore sanitario – che non era arrivata alcuna segnalazione da parte dei pazienti per il cattivo funzionamento degli apparecchi. Segnalazioni sono arrivate invece da due diabetologi che hanno fatto controlli più rigorosi sui dispositivi».

TAGLI LINEARI – Per Assobiomedica, l’Associazione di Confindustria che rappresenta le imprese produttrici di dispositivi medici, «episodi come questo sono destinati a breve a diventare la regola, non l’eccezione, grazie ai tagli lineari introdotti con la spending review e alle gare a ribasso volute con la centralizzazione e la massificazione degli acquisti. Acquistare con la logica del prezzo più basso non è mai un criterio di salvaguardia della sicurezza e della salute dei pazienti. Ed è successo infatti che i prodotti acquistati solo perché poco costosi sono stati ritirati con un costo che sarà doppio per le aziende sanitarie». «Questi sono i primi effetti tangibili – aggiunge Stefano Rimondi, presidente di Assobiomedica – dei tagli lineari adottati negli ultimi anni che non faranno che abbassare la qualità del servizio sanitario, costringendo i cittadini a essere curati con dispositivi mediocri, magari provenienti da Paesi extraeuropei favoriti dal basso costo del lavoro e dagli insufficienti controlli».

Tutti i rischi della fecondazione a tre

STUDIO inglese

Tutti i rischi della fecondazione a tre

Una tecnica sperimentata per combattere le malattie mitocondriali potrebbe rivelarsi poco salutare per i nascituri

MILANO – Entro il 2015 in Gran Bretagna potrebbero essere concepiti bambini in provetta, geneticamente modificati, e con tre genitori. Ma la tecnica, che ha già sollevato moltissimi dubbi di natura bioetica, ora viene messa in discussione da uno studio britannico che sostiene che il nascituro potrebbe avere nel corso della sua vita problemi di apprendimento, di carattere e di fertilità.

«MITOCHONDRIA REPLACEMENT» – Per brevità si fa riferimento alla fecondazione a tre o a tre genitori di un bambino, ma la tecnica in questione ha un nome ben preciso, mitochondria replacement o MR, ed è destinata a far discutere per le sue implicazioni etiche e cliniche. Ora uno studio della University of Sheffield in collaborazione con altri atenei punta il dito contro i possibili rischi per la salute dei nascituri.

MALATTIE MITOCONDRIALI - Le patologie mitocondriali sono un gruppo di malattie ereditarie provocate dall’alterazione del funzionamento dei mitocondri (gli organelli cellulari deputati a fornire alle cellule l’energia necessaria alle loro funzioni vitali). Nei neonati queste malattie possono manifestarsi sotto forma di una grave anemia o di disfunzioni cardiache, renali o pancreatiche. Nel corso dell’infanzia possono provocare il rallentamento o l’arresto della crescita, sordità e cecità. Le malattie mitocondriali possono venire trasmesse al bambino soltanto dalla madre, poiché al momento della fecondazione il nascituro riceve tutta la sua dotazione mitocondriale dall’ovocita materno. Ed è proprio per contrastare questa specifica categoria di patologie che da tempo viene sperimentata la tecnica cosiddetta a tre genitori. Questa prevede che il nucleo dell’ovulo fecondato della madre venga trasferito a quello non fecondato della donatrice, precedentemente privato del nucleo. In questo modo si avrà un neonato con il 99,8 per cento di Dna dei genitori e con uno 0,2 per cento della donatrice e soprattutto libero dalle patologie mitocondriali.

RISCHI IMPREVEDIBILI – I problemi – secondo i ricercatori delle Università di Sheffield, del Sussex e dell’australiana Monash – potrebbero sorgere se vi fosse una scarsa compatibilità tra il Dna mitocondriale della donatrice e quello dei genitori. In base a esperimenti condotti sul moscerino della frutta, gli scienziati anglo-australiani sostengono che una cattiva combinazione genetica dei due Dna potrebbe portare a problemi di comportamento, di apprendimento e di fertilità nel corso dello sviluppo del bambino. «Non stiamo facendo le barricate contro questa tecnica – ha dichiarato Klaus Reinhardt dell’Università di Sheffield -, non è nelle nostre intenzioni, poiché pensiamo sarebbe fantastico trovare una cura. Abbiamo semplicemente indicato un paio di punti che riteniamo meritino attenta osservazione. Sarebbe troppo semplicistico parlarne come se si trattasse di cambiare le pile a una macchina fotografica».

UN FUTURO PROSSIMO – Di recente la Human Fertilisation and Embryology Authority (HFEA) inglese, che regola le tecniche di fecondazione, ha richiesto l’istituzione di una commissione per verificare la sicurezza della MR. La Gran Bretagna è una delle nazioni leader in questo campo ed entro quest’anno è prevista l’emissione di linee guida per l’applicazione della procedura caso per caso, mentre entro due anni si auspica di rendere fruibile la terapia negli ospedali. In un recente comunicato la HFEA ha sottolineato che «gli esperti da noi convocati per verificare la sicurezza e l’efficacia della MR ha valutato attentamente l’interazione tra Dna nucleare e mitocondriale e ha concluso che in base ai dati raccolti non vi è alcun motivo di preoccupazione. In ogni settore della medicina passare dalla sperimentazione alla pratica clinica comporta sempre un certo grado di incertezza».

Per dimagrire basta mezzora di esercizio fisico

STUDIO DELL’UNIVERSITÀ DI COPENHAGEN

Per dimagrire basta mezzora di esercizio fisico

Secondo uno studio danese un esercizio moderato fa dimagrire di più. Oltre a dare un maggior benessere, persino psicologico

MILANO – Uno studio danese rivela che si perde più peso facendo attività fisica per solo mezzora al giorno piuttosto che sottoponendosi a un esercizio prolungato e stressante. Sorprendentemente i ricercatori scandinavi hanno osservato infatti che chi si attiene ai trenta minuti di attività quotidiana ha un calo del peso superiore di circa un terzo rispetto a chi si esercita per il doppio del tempo. La spiegazione? Trenta minuti lasciano maggiori energie e motivazioni, mentre un allenamento pesante rischia di lasciare semplicemente svuotati.

I DATI – Lo studio, promosso dall’università di Copenhagen e pubblicato sullo Scandinavian Journal of Public Health, ha coinvolto 60 uomini danesi moderatamente sovrappeso, ma in buone condizioni di salute, dividendoli successivamente in due gruppi e monitorandoli per 13 settimane. Un primo gruppo svolgeva un’attività fisica di circa mezz’ora tutti i giorni distribuita tra jogging e cyclette, mentre il secondo gruppo si allenava allo stesso modo per circa un’ora. A conclusione della sperimentazione i ricercatori hanno notato che i primi, nonostante l’esercizio ben più morbido, erano dimagriti di 3,6 chili contro i 2,7 persi dagli “sfegatati”. Come fa notare Astrid Jespersen, che ha guidato la ricerca, questo studio è importante culturalmente perché potrebbe riuscire a convincere anche i meno sportivi sull’utilità dello sport, agganciando anche i più pigri. È curioso infatti il lato psicologico del test, che ha evidenziato una propensione a vivere in modo più sano ed equilibrato da parte del gruppo più morigerato nell’esercizio: mentre i primi dopo la mezz’ora di jogging avevano voglia di fare le scale a piedi e di portare il cane a fare una passeggiata extra, i secondi giacevano invece sul divano senza forze né buone intenzioni e questo probabilmente spiega il perché un’attività di trenta minuti porti a un maggior benessere rispetto a uno sforzo doppio.

ALTRI STUDI - Del resto altre ricerche ultimamente sono andate nella stessa direzione, elogiando la ginnastica moderata, ma continua a scapito delle sessioni stancanti e troppo lunghe. Una recente ricerca della Norwegian University of Science and Technology di Trondheim per esempio suggeriva un esercizio ancora più breve, a patto chiaramente che fosse costante e intenso, individuando in soli 12 minuti giornalieri la ricetta dell’esercizio fisico perfetto. Un’ulteriore ricerca americana individuava una sorta di utilità marginale decrescente dell’esercizio fisico, sostenendo che ogni minuto in più serve un po’ meno. A conclusione della ricerca si può dire che l’orientamento degli specialisti è ormai verso la moderazione: addio all’aerobica anni Ottanta che non a caso è costata anche più di un infarto a chi la praticava con i ritmi forsennati di un tempo. Oggi è il tempo della moderazione, al motto di “meglio poco e sempre, che troppo ogni tanto”. E soprattutto si conferma quanto avevano già intuito gli antichi romani, che con il loro mens sana in corpore sano avevano sintetizzato al meglio tutte le possibili considerazioni successive, scoprendo molto tempo prima che corpo e mente non sono due entità differenti, ma si influenzano e sono importanti entrambe.

Tumori di bocca e gola, attenti a quei segnali Prima App (gratuita) per chi ha perso la voce

L’INIZIATIVA

Tumori di bocca e gola, attenti a quei segnali
Prima App (gratuita) per chi ha perso la voce

Una manciata di sintomi che, se persistenti per più di tre settimane, devono mettere in allarme

App: la mia voceApp: la mia voce

MILANO – Male alla gola, raucedine persistente, bruciore alla lingua, deglutizione faticosa o dolorosa, ulcere o placche rosse o bianche in bocca: se avete uno di questi sintomi da tre o più settimane è bene che andiate dal medico. E’ questo il messaggio centrale della Prima settimana europea della sensibilizzazione sui tumori della testa e del collo che sono il sesto tipo di cancro più comune in Europa e che ogni anno in Italia colpiscono circa 12mila persone. «Il problema è che di questi tumori (che interessano soprattutto cavità orale, faringe e laringe) si parla poco, ma sono in aumento, soprattutto fra le donne – sottolinea Lisa Licitra, responsabile dell’Oncologia medica Tumori Testa e Collo all’Istituto tumori di Milano -. E poiché si conoscono poco ancora troppo spesso si arriva alla diagnosi in ritardo: il 60 per cento delle persone con un tumore della testa e del collo scopre la malattia quando è ormai localmente avanzata (e di questi il 60 per cento morirà per la malattia entro cinque anni). Mentre per i pazienti diagnosticati nelle prime fasi della malattia il tasso di sopravvivenza è dell’80-90 per cento».

ANDARE DAL MEDICO SALVA LA VITA - Prestare attenzione a una manciata di possibili campanelli d’allarme (a cui vanno aggiunti noduli al collo, naso chiuso da un lato o sanguinamento nasale) e non trascurarli, sottolineano gli esperti di tutta Europa, è fondamentale per due motivi: prima di tutto può salvarci la vita, perché se la neoplasia è in stadio iniziale le possibilità che i trattamenti siano efficaci sono maggiori; e, in secondo luogo, andare subito da un medico che scopra il tumore ai primi stadi può essere importante per poter ricevere cure meno invasive, che lascino meno «segni», sia estetici che per la qualità di vita. Altro punto cardine della campagna è rendere noti i fattori che espongono a un maggiore pericolo di ammalarsi: fumo, alcol e HPV (quel Papillomavirus che è responsabile anche dei tumori dell’utero). «I fumatori hanno un rischio più elevato di tumore della testa e del collo – chiarisce Mario Bussi, primario dell’Unità di otorinolaringoiatria del San Raffaele -, così come chi fa uso eccessivo di alcolici. Inoltre l’incidenza di cancro alla gola è in aumento a causa di alcuni sottotipi del virus HPV».

VISITE GRATIS – Per sensibilizzare il pubblico, sono molte le iniziative organizzate durante la settimana (23-27 settembre 2013). Oggi, martedì 24 settembre, gli esperti dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano offriranno visite e consulenze gratuite sui tumori della testa e del collo a Milano in piazza Cordusio dove sosterà un autobus allestito come un vero e proprio ambulatorio medico ambulante. Presso l’autobus sarà possibile effettuare una vera e propria visita, come in ospedale, completa di endoscopia per la diagnosi precoce dei tumori. L’iniziativa, promossa in collaborazione con l’Associazione Italiana di Oncologia Cervico–Cefalica, farà poi tappa a Genova e Torino. Inoltre, l’Ospedale San Raffaele di Milano organizza un open day, mercoledì 25 settembre, durante il quale gli otorinolaringoiatri accoglieranno (previa prenotazione al numero 02-26436580, posti limitati) le persone per una visita specialistica gratuita.

App: la mia voceApp: la mia voce

UNA APP PER DARE VOCE AI MALATI CHE NON L’HANNO – Sempre in occasione della Settimana, è stata presentata a Milano «La mia voce», la prima applicazione al mondo di comunicazione assistita per tablet e smartphone pensata appositamente per i pazienti colpiti da tumore della testa e del collo. «Spesso i pazienti con queste neoplasie restano senza voce, temporaneamente durante le cure o come conseguenza dei trattamenti con cui dovranno convivere per sempre – dice Maurizio Magnani, presidente delle associazioni di pazienti Fialpo e Ailar. Non poter parlare, o farlo a fatica, crea disagio enorme e in questo caso la tecnologia si è rivelata estremamente preziosa, perché permette ai malati di esprimersi in maniera rapida e chiara, solo facendo un paio di click sul cellulare». L’app, realizzata da Merck Serono e sviluppata insieme a un gruppo di pazienti per capirne le necessità, è messa a disposizione gratuitamente e scaricabile dagli store Apple (App Store) e Android (Google Play). In pratica consiste in oltre 130 icone e di frasi pre-registrate (con voce maschile e femminile, per ora in italiano, ma si attendono le traduzioni in caso di viaggi all’estero), studiate per le esigenze più comuni: dalle frasi tipiche di una conversazione a tavola, agli stati d’animo, agli Sos che possono essere utili per strada («Non ho voce, non mi sento bene, mi chiama un taxi per favore?» recita un icona con il taxi) o in ospedale («Posso avere un antidolorifico, per favore?», ad esempio). E’ poi possibile creare nuove icone personalizzate e inserire testi, che vengono riprodotti da un sintetizzatore vocale.

Un’asta per la clinica pediatrica De Marchi

mercoledì 25 settembre dalle 19.30 a palazzo crespi

Un’asta per la clinica pediatrica De Marchi

In vendita anche un manoscritto di Benigni, la moleskine di Saviano, la bacchetta di Abbado, un pallone di Del Piero

Sarà Fabio Fazio il battitore d’eccezione di «Se ci sei, batti un colpo!», la prima asta di beneficenza a favore della Onlus Amici del bambino malato, in programma mercoledì 25 settembre alle 19.30 nella sede della casa d’aste Artcurial (Palazzo Crespi), in corso Venezia 22 a Milano.

L'agenda di SavianoL’agenda di Saviano

DA BENIGNI AD ABBADO – «Raccogliere gli oggetti da presentare in asta per questo progetto in favore dei bambini – ha detto Fabio Fazio – è stata un’avventura straordinaria. Ringrazio con profonda gratitudine tutti gli amici che hanno creduto in questo progetto, consentendoci di radunare un’eccezionale raccolta di pezzi unici, di grande valore e carichi di contenuto simbolico: un manoscritto meraviglioso di Roberto Benigni, una pagina della “Voce della Luna” donata da Nicola Piovani, la moleskine di Roberto Saviano con suoi appunti». Ma non solo. «Jovanotti ha inviato un libro e alcune magliette, Del Piero un pallone, Luciana Littizzetto un particolarissimo paio di scarpe con tacco a mole antonelliana». E poi il gilet di Renzo Arbore, la bacchetta di Claudio Abbado ha diretto l’orchestra, il 45 giri “Gioca Joeur” di Claudio Cecchetto firmato, biglietti per concerti e partite.

Il 45 giri di CecchettoIl 45 giri di Cecchetto

RACCOLTA FONDI – «Ora ci aspetta un’altra prova – ha aggiunto Fazio -: la conclusione di questo grande lavoro corale e sono certo di poter contare su un pubblico numeroso e sulla generosità dei partecipanti all’asta per poter consegnare agli Amici del bambino malato Onlus un esempio concreto di generosa solidarietà». Durante l’asta benefica, saranno battuti oltre 40 oggetti unici e originali. «L’obiettivo che vogliamo raggiungere con questa iniziativa – spiega Susanna Esposito, presidente di Abm Onlus – è quello di raccogliere i fondi necessari per l’adeguamento delle apparecchiature, ormai insufficienti e tecnologicamente superate, per il reparto di Pediatria ad alta intensità della clinica De Marchi, la struttura pediatrica più grande di Milano in cui sono ricoverati ogni anno circa 3mila bambini». Per info sul programma della serata, gli oggetti battuti, e le modalità di partecipazione: www.amicidelbambinomalato.it o tel. 335/1361850. Si comincia alle 19.30 con l’aperitivo, segue l’asta alle 20.15 e la serata si conclude con una cena a buffet.

Donne incinta esposte a 43 sostanze tossiche

allarme dei ginecologi americani

Donne incinta esposte a 43 sostanze tossiche

Attenzione ai pesticidi e al mercurio: in gravidanza meglio evitare carne di squalo, il pesce spada, lo sgombro

Dal mercurio ai pesticidi: sono almeno 43 le sostanze potenzialmente pericolose per l’organismo a cui sono esposte quotidianamente le donne in dolce attesa. È l’allarme dell’American College of Obstetricians and Gynecologists che rilancia in un report i rischi dell’inquinamento ambientale da sostanze chimiche. Un pericolo – secondo gli esperti – che potrebbe danneggiare la salute riproduttiva e potenzialmente raggiungere attraverso l’alimentazione della mamma anche il feto. La ricerca suggerisce ai medici un maggiore impegno verso le autorità affinché si «impegnino di più per politiche ambientali più severe necessarie a identificare e ridurre l’esposizione dell’organismo a sostanze chimiche che si rivelano molto rischiose», precisano gli specialisti.

MERCURIO – Inoltre i ginecologi e ostetrici americani sollecitano i medici che effettuano la prima visita prenatale a chiedere alla futura mamma se è stata a contatto con sostanze chimiche. Da tempo gli specialisti sono tenuti a insegnare alle donne a evitare oggetti o prodotti in cui sono presenti le sostanze che sono considerate più pericolose durante la gravidanza. Tra i pericoli evidenziati dal report c’è l’inquinamento da mercurio, sostanza che si accumula in alcuni pesci e che può danneggiare il cervello in via di sviluppo del nascituro. O l’esposizione prenatale a certi pesticidi che può aumentare il rischio di cancro infantile. Ma i rischi non riguardano solo la fase della gravidanza: l’esposizione ai pesticidi negli uomini adulti è stata collegata a problemi di sterilità.

FRUTTA E VERDURA – Secondo Jeanne Conry, presidente dell’American College of Obstetricians and Gynecologists «il consiglio per il consumatore è quello di seguire il buon senso, quindi scegliere frutta e verdura fresche rispetto ad alimenti che hanno subito una trasformazione industriale, ricordandosi sempre di lavarle accuratamente. Le donne incinta e i bambini piccoli dovrebbero mangiare certi frutti di mare per ottenere i benefici nutrizionali, ma è meglio fare molta attenzione alla loro provenienza perché è alto il rischio di una contaminazione da mercurio. Quindi – suggerisce Conry – vanno evitati carne di squalo, il pesce spada, lo sgombro. Mentre hanno bassi livelli di mercurio i gamberetti, il tonno in scatola, il salmone e il pesce gatto».