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Un corpo «usa e getta» che si auto-ripara solo finché può riprodursi

Teorie dell’invecchiamento

Un corpo «usa e getta» che si auto-ripara
solo finché può riprodursi

Le più recenti ipotesi sulla decadenza senile. La salute delle cellule riproduttive è il principale obiettivo

MILANO – La domanda circolava già prima che Darwin elaborasse la sua teoria sull’evoluzione e ancora oggi non ha trovato una risposta univoca. La domanda è: perché invecchiamo? Se rivolta alla gente comune, probabilmente, porterebbe alla seguente risposta: noi e gli animali invecchiamo e moriamo perché altrimenti il mondo sarebbe troppo pieno di gente e non ci sarebbe spazio per tutti. Qualcuno potrebbe anche spingersi a ipotizzare l’esistenza di un programma genetico che ci fa invecchiare e morire proprio con l’obiettivo di creare spazio alle generazioni future (GUARDA).

IN NATURA – Ma ecco che cosa obietta Tom Kirkwood, rettore all’Institute for Aging and Health alla Newcastle University, a chi pensa che l’invecchiamento sia un processo inevitabile per la sopravvivenza della specie. «Se fosse vero – dice Kirkwood – si dovrebbe osservare una situazione analoga in natura. Ma non è così. Se andate in campagna a cercare vecchi conigli o topi o passeri non li trovate. Il mondo è un posto molto pericoloso in cui vivere e ci sono tantissime situazioni che possono provocare la morte degli animali: carestie, incidenti, infezioni, freddo. La natura, cioè, dimostra che non c’è bisogno di un programma di invecchiamento per far spazio ai giovani. La seconda ragione è la logica dell’evoluzione attraverso la selezione naturale. Darwin ci ha detto che non ha senso essere programmati per invecchiare: tutto nella nostra biologia è pensato per tenerci in vita. Perché dovrebbe esistere un programma che ci uccide?». Tom Kirkwood ha elaborato, fin dagli anni Settanta, la teoria del disposable soma, del corpo usa e getta, che è oggi una delle più popolari.

IPOTESI – Le teorie sull’invecchiamento sono tantissime già nel 1990 Zhores Medvedev, genetista al National Institute for Medical Research di Londra, in un’importante review ne aveva censite almeno trecento: difficili persino da classificare perché alcune di queste possono integrarsi. La più tradizionale di tutte (di epoca pre-darwiniana) dice che gli esseri viventi invecchiano così come ogni cosa gradualmente si consuma e diventa inutilizzabile. Poi sono arrivate, tanto per fare un piccolo elenco, le teorie genetiche che non fanno riferimento soltanto a un programma intrinseco del Dna, capace di far invecchiare le cellule e di conseguenza l’organismo, ma anche al concetto dell’accumulo di mutazioni nei geni, provocate da fattori diversi (anche ambientali come per esempio i radicali liberi) che determinano danni cellulari. Ancora: le teorie che attribuiscono il deterioramento cellulare all’accumulo di «rifiuti tossici» (per esempio, la resistenza all’insulina, nei diabetici di tipo 2, determina la raccolta di sostanze tossiche nelle cellule). E infine la teoria che in inglese si chiama wear and tear (cioè danni provocati da usura) e si basa sull’idea che l’invecchiamento è l’effetto collaterale del lavoro fisiologico delle cellule. A questa si collega la teoria dell’autoimmunità, secondo la quale, con l’età, il sistema immunitario perde efficienza, reagisce anche contro le proteine del proprio organismo provocando fenomeni di autoimmunità ed è meno pronto a difendersi da infezioni e tumori.

SELEZIONE – All’interno di questa galassia di ipotesi per spiegare la senescenza (e parliamo qui di teorie biologiche, perché ci sono anche quelle psicologiche) si collocano anche quelle evolutive (che si integrano bene con le ipotesi genetiche) che vogliono affrontare il problema del perché la selezione naturale (che dovrebbe far prevalere le caratteristiche positive di un individuo) non ha eliminato i processi di invecchiamento e di morte. A questo quesito rispondono, in maniera opposta, due diversi gruppi di teorie: le teorie non adattive, secondo le quali la selezione naturale non è riuscita a contrastare il degenerare dell’organismo nel tempo per vari motivi, e quelle adattive per cui invecchiamento e morte sono, invece, stati selezionati di proposito dall’evoluzione perché comportano un vantaggio per la specie. Una delle prime teorie adattive è stata formulata da Giacinto Libertini ed è la cosiddetta teoria della selezione della parentela: si basa sul concetto che l’evoluzione favorisce chi aumenta le probabilità di sopravvivenza dei propri geni e non considera soltanto l’individuo in cui il gene agisce, ma anche le copie presenti in altri individui imparentati. Fra le teorie non adattive più comuni c’è quella dell’accumulo di mutazioni nocive che si presentano negli stadi avanzati della vita animale. La selezione naturale, infatti, elimina tutte le mutazioni che hanno effetto negativo durante il periodo riproduttivo dell’animale, ma non si cura di eliminare quelle dannose che compaiono tardivamente perché a quel punto l’animale ha già terminato la riproduzione.

ENERGIE – E poi c’è la teoria del «corpo usa e getta» di Kirkwood. Spiega il genetista inglese: «Gli animali in natura non vivono molto a lungo e per rimanere vitali e in buona salute devono investire energie. Lo stesso vale per tutti gli esseri viventi: in ogni secondo della loro vita c’è qualcosa che va storto e il motivo per cui sopravvivono è perché possono riparare tutti i danni cui vanno incontro. Il che richiede, appunto, un sacco di energie. Quante? Tante quante servono per mantenere un organismo in buona forma per il periodo in cui si presume possa vivere. Prendiamo un topo selvatico: è molto probabile che muoia prima di compiere un anno di vita. È importante quindi che sia «programmato» per stare in salute durante questo lasso di tempo. È questo che ho chiamato teoria del disposable soma (in analogia alla pratica industriale di non investire molto nella durevolezza degli oggetti che verranno usati per un periodo di tempo limitato). Noi invecchiamo perché, da un punto di vista evolutivo, sarebbe stato troppo dispendioso programmare un corpo immortale.

RIPRODUZIONE – Secondo Kirkwood la ragione dell’invecchiamento sta nel fatto che le nostre energie per la riparazione dell’organismo sono state programmate per farci sopravvivere in salute un certo periodo di tempo (ritiene che nell’uomo il soma sia predisposto per mantenersi in perfetta efficienza per circa 40 anni), poi si esauriscono. E se i danni non sono più riparati si va incontro alla senescenza e alla morte. La teoria del «corpo usa e getta» è strettamente legata alla riproduzione. Tom Kirkwood ipotizza che una delle ragione per cui, nella maggior parte degli animali, non si sono evoluti sistemi di mantenimento in grado di assicurare l’immortalità è che, così facendo, si sarebbe sprecata dell’energia che può essere invece sfruttata per la riproduzione. Le cellule somatiche, cioè le cellule del corpo che non svolgono una funzione riproduttiva, diventano più facilmente logorabili; le cellule riproduttive invece devono essere mantenute in perfetta efficienza. E così si invecchia.