Tumore della vescica: in Europa 6.500 casi legati a contaminanti presenti nell’acqua del rubinetto

Italia fra i 9 Paesi con valori elevati

«Il dato rassicurante è che in media nella popolazione europea i livelli di trialometano nell’acqua potabile sono risultati molto al di sotto della soglia massima consentita con 11,7 microgrammi per litro in confronto ai 100 fissati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e ai 30 fissati per alcuni di essi dalla Direttiva CE come limite massimo – commenta Renzo Colombo, vice-presidente della Società Italiana di Urologia Oncologica (SIUrO) e coordinatore dell’Area di Attività Assistenziale Uro-oncologica dell’Unità Operativa di Urologia dell’IRCCS San Raffaele di Milano -. In nove Stati, però, la concentrazione delle sostanze è risultata superiore al valore massimo, tra i quali l’Italia, oltre a Cipro, Estonia, Ungheria, Irlanda, Italia, Polonia, Portogallo, Spagna e Regno Unito. Il risultato dell’indagine appena pubblicata sollecita quindi il rispetto delle normative comunitarie anche attraverso il ricorso a tecnologie più sicure per il trattamento dei trialometani nelle acque contaminate ricorrendo ad esempio alle tecniche in cui i composti volatili vengono estratti dalla fase fluida o ai sistemi filtranti a carboni attivi che possono essere adottati anche per il trattamento le acque di rubinetto delle unità abitative».

Tumori, in Italia sopravvivenza più alta che nel resto d’Europa

Se lo chiedono, almeno una volta, migliaia di connazionali che affrontano una diagnosi di cancro come malati in prima persona o assistendo una persona cara: devo andare all’estero a farmi curare? Non ci saranno più speranze di guarire se vado dal luminare oltre confine? La risposta è scientifica e sta nelle statistiche ufficiali: in Italia i tassi di sopravvivenza a cinque anni dalla scoperta di una neoplasia sono più elevati rispetto alle media europea. A ricordarlo sono gli esperti riuniti a Bari per la presentazione del rapporto «State of Health in the EU: Italy. Country Health Profile 2019». Basta guardare i numeri dei tipi di cancro maggiormente riscontrati nelle persone: per il tumore alla prostata (il più diffuso fra gli uomini) la sopravvivenza nel nostro Paese è del 90% contro una media dell’87% nel resto d’Europa; per quello ai polmoni (terzo più frequente nella popolazione) è del 16% in Italia e del 15% in Ue; per quello al seno (il più comune nelle donne) dell’86% da noi contro l’83% europeo; per il carcinoma colon-rettale (secondo nella diffusione nel nostro Paese) rispettivamente del 64% e 60%. 

Ssn promosso: cure efficaci e tempestive

Il Rapporto di Salute nell’Unione Europea è un’iniziativa biennale che presenta a rappresentanti politici, gruppi di interesse e operatori sanitari, una panoramica a livello dell’Ue dei profili sanitari per Paese, mettendo in evidenza le caratteristiche specifiche di ciascuno Stato membro e le relative sfide che saranno presentate insieme ad una relazione di accompagnamento in cui la Commissione trae conclusioni trasversali. La Regione Puglia ospita oggi a Bari una delle quattro tappe europee di presentazione del Rapporto: le altre saranno ad Atene, Stoccolma ed Helsinki. «Il Sistema sanitario nazionale – si legge nel volume – fornisce di norma cure efficaci e tempestive per i pazienti oncologici» e il nostro Ssn italiano viene promosso per la sua efficienza: «L’Italia – è scritto – registra il secondo tasso più basso di mortalità prevenibile nell’Ue, dopo Cipro».

Sul «Corriere Salute»: il cervello sa rigenerarsi (e noi possiamo aiutarlo)

Pubblichiamo in anteprima una parte dell’articolo di apertura del nuovo «Corriere Salute». Potete leggere il testo integrale sul numero in edicola gratis giovedì 16 gennaio oppure in Pdf sulla Digital Edition del «Corriere della Sera».

È senz’altro l’esempio più spettacolare della straordinaria plasticità del cervello e della sua capacità di adattarsi e compensare i danni a cui può andare incontro: l’emisferectomia, l’asportazione neurochirurgica di un emisfero cerebrale, metà del cervello. Impensabile per l’altro organo simbolo del corpo umano, il cuore. Invece l’asportazione di metà cervello non solo è compatibile con la vita, ma dà il via nella metà restante a un processo spontaneo di profonda ristrutturazione interna che consente di recuperare gran parte di quelle funzioni che erano svolte dalla metà mancante. L’emisferectomia viene effettuata per gravi disturbi, come certe forme di epilessia intrattabile che scatenano centinaia di attacchi al giorno e che sarebbero incompatibili con la vita ed è sovente praticata in età molto precoce, in modo da contrastare il disturbo prima che arrechi ulteriori danni, ma anche perché il cervello infantile può meglio mettere in campo tutte le potenzialità di recupero permessa dalla plasticità cerebrale.

Cina, mappato il genoma del virus «Condivideremo i dati con l’Oms»

Una quarantina di contagi e un morto: in Cina, e non solo, desta preoccupazione il focolaio di polmonite virale che si è scatenato a dicembre a Wuhan, la più popolosa città della Cina orientale. Il responsabile è un virus della stessa famiglia di quello che provoca la Sars (severe acute respiratory syndrome), malattia che tra il 2002 e il 2003 ha ucciso più di 700 persone tra Cina e Hong Kong. Gli scienziati cinesi però hanno fatto un grosso passo avanti, completando la mappa genetica del nuovo esemplare della famiglia dei coronavirus (il nome è dovuto alla forma a corona): la notizia è stata pubblicata sul sito della rivista Science, che ha intervistato Xu Jianguo, direttore del Laboratorio nazionale cinese per la prevenzione e il controllo delle malattie infettive.

Le informazioni all’Oms

I frammenti del virus dai quali è stata estratta la sequenza genetica sono stati prelevati da 15 persone con i sintomi della misteriosa forma di polmonite. Sulla base dei dati preliminari, ha spiegato Xu, il nuovo virus è simile a un ceppo noto veicolato dai pipistrelli, mentre sarebbe diverso dal coronavirus responsabile delle due gravi infezioni che finora hanno colpito l’uomo, ossia la Sars e la Mers (Middle East respiratory syndrome). La Commissione Sanitaria Nazionale cinese ha annunciato che, per tutelare la sicurezza della salute a livello globale, condividerà con l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) le informazioni sulla sequenza genomica del virus rilevato nei casi di polmonite virale. La richiesta era stata fatta dalla stessa Oms il 9 gennaio. Quella dei coronavirus è una famiglia molto numerosa, alla quale appartengono ceppi in grado di colpire l’uomo e altri che circolano negli animali (per esempio cammelli, gatti e pipistrelli). Secondo i Centers for Disease Control and Prevention statunitensi, il virus si sarebbe sviluppato nei mercati di pesce e animali.

Mesotelioma, arrivano le linee guida per curare al meglio tutti i malati

Raro, ma ancora spesso letale, il mesotelioma pleurico maligno resta un «big killer» molto difficile da curare. Durante i lavori del congresso della European Respiratory Society (ERS) gli specialisti della maggiore società scientifiche internazionali, riuniti recentemente a Madrid, hanno però presentato le nuove linee guida su questa patologia, che nella pratica clinica forniscono gli strumenti necessari a tutti i medici per poter trattare al meglio e in modo omogeneo i pazienti, utilizzando l’esperienza dei ricercatori più competenti al mondo.

Linee guida: quali esami e quali terapie servono nei vari stadi

Il mesotelioma è una neoplasia particolarmente aggressiva che colpisce il mesotelio, una membrana fibrosa che riveste vari organi e strutture tra cui i polmoni e la parte interna della gabbia toracica (pleura), il cuore (pericardio), l’intestino (peritoneo) e i testicoli. «Fino ad ora non esistevano delle linee di condotta comuni sul mesotelioma pleurico, valide per tutti gli specialisti europei – spiega Giuseppe Cardillo, primario di Chirurgia Toracica al San Camillo Forlanini di Roma, che è fra i coordinatori dei lavori e ha presentato le linee guida al congresso ERS in Spagna -. Per mettere a punto queste indicazioni è servito lo sforzo congiunto di 30 ricercatori (suddivisi fra pneumologi, oncologi, chirurgi toracici, radioterapisti e patologi), che hanno analizzato gli studi condotti in letteratura e, seguendo specifici criteri scientifici, hanno tirato le somme di cosa è meglio fare per chi si ammala di questo tumore. Il risultato sono queste raccomandazioni, che indicano quali esami e terapie sono più indicati nei vari stadi della malattia».

Dopo Natale vietato sprecare: come «riciclare» gli avanzi in sicurezza

Dove mettere i cibi e come scongelarli

Dal momento della pianificazione del menu a quello dell’acquisto, fino alla gestione degli avanzi, sono tanti gli accorgimenti che aiutano a evitare sprechi. Puntare più sulla qualità che sulla quantità, comprare solo quanto è necessario, tener conto che le dosi da prevedere per ciascun commensale dipendono anche dal numero delle portate previste, sono solo alcuni esempi. Tuttavia, un aspetto fondamentale riguarda la sicurezza, perché il contenimento degli sprechi non può prescindere dalla importanza di evitare rischi. Quali sono, quindi, gli accorgimenti più importanti da adottare? «Il primo consiglio — chiarisce Mosè Giaretta, esperto di sicurezza alimentare dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie — riguarda l’importanza di dosare bene i cibi che per caratteristiche e composizione costituiscono un terreno favorevole alla crescita di patogeni che potrebbero causare tossinfezioni alimentari. Ci riferiamo in particolare a quei prodotti freschi che devono essere conservati in frigorifero, come latte, formaggi, uova, carne, pesce, salse e creme a base di uova crude o latticini». «Un altro aspetto da non sottovalutare — aggiunge Giarretta — è il tempo di permanenza fuori dal frigorifero. Evitiamo di lasciare questi prodotti a temperatura ambiente troppo a lungo, altrimenti favoriamo la proliferazione microbica. Congelare gli avanzi è uno dei modi migliori per bloccare lo sviluppo dei batteri. Per farlo in modo corretto, prepariamo porzioni piccole e usiamo contenitori alimentari in vetro plastica o sacchetti freezer, non carta e cartone. Quando riutilizziamo gli avanzi refrigerati o scongelati, è importante riscaldarli in modo uniforme almeno a 75°C per qualche minuto. Così si abbattono i patogeni eventualmente presenti».

Mettere il «cibo sano» fra i dolcetti: è un buon trucco per farlo scegliere

Approcci diversi

«Con un confronto uno a uno, quasi tutti hanno optato per la golosità — riferisce il coordinatore dell’indagine, il neurologo e psicologo Scott Huettel dell’americana Duke University —. Abbiamo però ripetuto il test “abbinando” gli alimenti: in un caso abbiamo proposto l’accoppiata salmone o biscotti; nell’altro i biscotti o un dolcetto. I volontari hanno dovuto scegliere fra queste due coppie sapendo però che avrebbero potuto mangiare solo uno dei due cibi proposti nell’abbinamento e di avere perciò il 50 per cento di probabilità, una volta deciso, di ricevere o l’uno o l’altro cibo che ne faceva parte». Quindi, chi propendeva per la coppia di dolcetti era certo che ne avrebbe mangiato almeno uno, chi optava per quella in cui c’era anche il salmone poteva ricevere quello e dire addio alla leccornia. Ebbene, nonostante il rischio di dover mangiare un alimento meno stuzzicante, la maggioranza dei partecipanti (il doppio rispetto a chi ha fatto la scelta opposta) ha optato per l’accoppiata in cui c’era il salmone.

Chiara soffre di esostosi multipla: «Così ho superato il limite d’età»

Ha 19 anni appena compiuti e soffre di esostosi multipla ereditaria, malattia rara degenerativa che colpisce l’apparato ostearticolare. Da quando è nata, è stata operata ben 23 volte. «Nel mio corpo – racconta Chiara Racanelli – crescono più masse di cartilagine del normale e si sviluppano protuberanze (esostosi) che bloccano la crescita delle ossa e strozzano i nervi, per cui devo operarmi spesso, anche d’urgenza, per ristabilire le funzioni articolari o liberare i nervi». In Puglia, dove risiede, non ci sono centri specializzati per il trattamento chirurgico della patologia, quindi è costretta a viaggiare per curarsi a Milano, in uno dei pochissimi ospedali italiani dove eseguono questo tipo di intervento.

La petizione

A livello nazionale non esiste una legge che sancisca il diritto al rimborso dei costi extra-sanitari per i malati rari obbligati a spostarsi fuori Regione per ricevere le cure necessarie, non potendo usufruirne nella propria; quindi, spetta alle Regioni stabilire con propri provvedimenti se e come prevedere rimborsi. Fino a pochi giorni fa, una legge del 2005 della Regione Puglia prevedeva il rimborso dei costi sostenuti per viaggi, vitto e alloggio solo per i malati rari fino a 18 anni. L’estate scorsa, Chiara ha promosso una petizione su Change.org, che ha raccolto circa 180mila firme, per chiedere alle istituzioni locali di estendere questo diritto a tutti i malati rari. Grazie alla sua battaglia, pochi giorni fa la Regione ha abolito il limite di età, «anche se non è stato facile giungere a questo traguardo e ci sono dettagli tecnici ancora da chiarire con le istituzioni» dice Chiara, che aggiunge: «Non ho scelto di curarmi fuori Regione ma sono obbligata a farlo; crescendo, mi sono resa conto che comporta dei costi non indifferenti per la mia famiglia, come per tante altre. Per questo, mi ero ripromessa di lanciare una petizione subito dopo l’esame di maturità: purtroppo, la malattia non sparisce quando diventi maggiorenne, ma ti accompagna per tutta la vita. E il diritto alla salute dei malati rari non ha una scadenza».

Gli anziani possono disidratarsi anche in inverno (ed è un rischio)

Non fa caldo, anzi, e di certo non si suda. Disidratarsi sembra impossibile in inverno, eppure agli anziani capita eccome: secondo dati diffusi dalla Società Italiana di Nutrizione Clinica e Metabolismo (www.sinuc.it) il 20-30 per cento degli over 65 è cronicamente disidratato.

Mancanza di sete

Uno dei motivi principali è la mancanza della sete, uno stimolo che tende a decrescere con l’età e che impone quindi di ricordarsi di bere. Inoltre negli anni i reni tendono a perdere la capacità e l’efficienza a trattenere l’acqua, mentre il volume urinario aumenta se c’è un diabete non diagnosticato o non controllato, come spesso capita agli anziani; come se non bastasse invecchiando si perde anche tessuto muscolare, uno dei tessuti corporei più ricchi di acqua (circa un ultrasessantenne su tre ha una perdita muscolare grave, secondo le stime più recenti). Per di più gli anziani con ipertrofia prostatica o incontinenza urinaria cercano di bere il meno possibile, per limitare al massimo il disagio di dover andare al bagno molto spesso; chi infine soffre di disturbi neurodegenerativi ha un alto rischio di non bere a sufficienza e come sottolinea Maurizio Muscaritoli, presidente SINuC, «la disidratazione va riconosciuta presto e bene, perché basta che arrivi al 2 per cento del peso corporeo per dare disturbi cognitivi come confusione, disorientamento, perdita di forza, coordinazione e delle funzioni cognitive in generale. Con conseguenze che possono essere gravi e vanno da cadute a traumi, da danni a reni e muscoli a un maggior rischio di contrarre infezioni».

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