Colesterolo alto, a rischiare infarto e ictus sono soprattutto gli under 45

Il commento dell’esperto

«Questo studio ha un grosso impatto, in quanto sottolinea l’importanza del dosaggio del colesterolo (e nello specifico del colesterolo NON-HDL) in prevenzione primaria, soprattutto in soggetti giovani (<45 anni di età)» commenta Giulio Melisurgo, cardiologo al San Raffaele di Milano . «Identificare soggetti giovani con aumentati livelli di colesteralo “cattivo” rappresenta ormai inequivocabilmente un campanello di allarme che deve spingere ad eseguire approfondimenti per determinare il livello di aterosclerosi a livello delle arterie. Attualmente questo può essere valutato in maniera non invasiva a livello carotideo, mediante ecoDoppler vascolare, o a livello coronarico, mediante TAC coronarica. In base all’esito di tali esami verrà identificato il trattamento più appropriato: si parte dal consiglio di modificazioni dello stile di vita incrementando l’attività fisica aerobica e correggendo abitudini alimentari sbagliate, fino alla prescrizione, se necessario, di natraceutici e farmaci ipolipemizzanti».

Che cosa sono i Nets, tumori neuro-endocrini «silenziosi»

Sono rari e «silenziosi», perché solo in due casi su 10 danno sintomi specifici. Con conseguenze che possono essere gravi, perché per due terzi dei pazienti colpiti dai tumori neuroendocrini i ritardi nella diagnosi arrivano fino a sette anni. In Italia, ogni 12 mesi, sono stimati circa 2.700 casi di queste neoplasie, classificate come rare perché interessano meno di sei persone ogni 100mila abitanti. Il nostro Paese è al vertice in Europa per numero di centri certificati dalla Società Europea dei tumori neuroendocrini: sono ben otto in Italia gli ospedali riconosciuti come competenti e uno dei criteri indispensabili per ottenere il riconoscimento è la soglia minima di casi da trattare ogni anno, pari a 80.

Interessano soprattutto il tratto gastro-entero-pancreatico ai polmoni

A queste patologie eterogenee e difficili da individuare e gestire è stato dedicato un incontro nei giorni scorsi a Milano. «I tumori neuroendocrini (anche noti come NET, Neuro-endocrine Tumors) possono insorgere in numerosi organi: nel 60 per cento dei casi, si sviluppano a livello del tratto gastro-entero-pancreatico, dove la componente cellulare neuroendocrina è più diffusa, interessando l’intero tratto dall’esofago al retto, incluso il pancreas – spiega Massimo Falconi, presidente di Itanet (Associazione Italiana per i Tumori Neuroendocrini) e direttore del Centro del Pancreas dell’IRCCS Ospedale San Raffaele -. La seconda sede più frequente è rappresentata dal tratto broncopolmonare (25 per cento dei casi)».

Colangiocarcinoma, tumore subdolo che è in aumento (anche fra i giovani)

Prima di iniziare una cura vanno verificate mutazioni genetiche

«Oggi conosciamo le mutazioni geniche che guidano la crescita dei colangiocarcinomi – spiega Davide Melisi, professore Associato di Oncologia all’Università di Verona -. In particolare, circa il 50 per cento dei colangiocarcinomi intraepatici ha almeno una mutazione rilevante per la terapia in quanto costituiscono il target di farmaci a bersaglio molecolare. Le mutazioni che sono indispensabili, ormai da ricercare alla diagnosi, sono quelle del recettore del Fibroblast Growth Factor, detto anche FGFR-2 (presenti in circa il 15 per cento dei pazienti) e le mutazioni di un gene che codifica per una proteina coinvolta nel metabolismo che si chiama IDH-1 (circa il 20 per cento dei casi)». Individuare le alterazioni alla base della malattia, quindi, è fondamentale per poter scegliere la terapia più adeguata. «Prima di iniziare una chemioterapia standard bisogna appurare se nel presente sono presenti mutazioni per le quali esistono già farmaci sperimentali – continua Melisi -. Abbiamo assistito in un lasso di tempo molto breve a un vero e proprio cambiamento di paradigma nel trattamento dei pazienti affetti da questa neoplasia: da un quadro molto limitato di regimi solo chemioterapici si è passati a realizzare farmaci a bersaglio che si sono dimostrati utili nella terapia del colangiocarcinoma localmente avanzato e metastatico resistente alla chemioterapia. Stiamo inoltre testando questa classe di farmaci anche come trattamento di prima linea, ovvero come strategia subito dopo la diagnosi». 

Andare in pensione fa male alla salute. Ma è davvero così?

La pensione crea fragilità

«A parte le persone che hanno avuto una vita lavorativa molto usurante, chi è malato, chi ha cominciato in età molto giovane, in generale la pensione crea fragilità e peggiora lo stato di salute» dice Niccolò Marchionni, Ordinario di Geriatria all’Università di Firenze e direttore di Cardiologia generale all’ospedale Careggi. Per i geriatri, l’uscita dal lavoro ha una valenza anche sociale ed etica e ricadute da non sottovalutare: «Andare poi in pensione prima del previsto, come prevede Quota 100, ad un’età di appena 60 anni, quando si è ancora in forze e si sta bene, non fa solo male alla salute, fa male alla società. Andare via prima di poter contare sul reddito che viene dal lavoro, è immorale», denuncia Raffaele Antonelli Incalzi, presidente di Sigg, «specie se pensiamo alla situazione drammatica dell’economia nel Paese».

Tumore allo stomaco, 3.200 pazienti senza rimborso per gli integratori

Venti Regioni, venti destini diversi per i circa 80mila pazienti che non hanno più lo stomaco per colpa di un tumore gastrico: la possibilità di accesso agli alimenti ai fini speciali, spesso indispensabili per questi malati, cambia da una Regione all’altra. Rari gli esempi di Regioni che abbiano pensato a percorsi o iniziative specifiche per l’assistenza dei pazienti. L’Emilia Romagna, per esempio, è l’unica dove è prevista l’erogazione di sensori per il monitoraggio della glicemia ai pazienti senza stomaco: un presidio necessario, perché la glicemia nell’arco della giornata ha sbalzi spesso molto consistenti che possono portare a crisi ipoglicemiche gravi. Così l’Associazione Vivere senza stomaco si può Onlus, in occasione del quarto Convegno Nazionale, chiede che si guardi agli esempi regionali virtuosi e soprattutto che sia accolto l’emendamento alla Legge di Bilancio della Senatrice Paola Boldrini, che prevede un rimborso di 11 milioni per supporti nutrizionali per chi è costretto a vivere senza lo stomaco a causa del cancro.

Attenzione a questi sintomi

Di tumore allo stomaco si ammalano oltre 14mila ogni anno. È il quinto tipo di cancro più frequente nel nostro Paese, ma la sopravvivenza a 5 anni arriva appena al 32 per cento. Colpa soprattutto del fatto che la malattia viene scoperta tardi, quando è già in uno stadio avanzato, perché solo allora inizia a manifestare i primi sintomi. Bisogna fare attenzione a una serie di sintomi che possono essere “vaghi” o spia di problemi non gravi, ma è meglio parlare con un medico in caso di: disturbi persistenti della digestione, inappetenza, difficoltà di deglutizione, perdita di peso, sensazione di pienezza dopo i pasti, senso di nausea e vomito, pirosi (bruciore dietro lo sterno, ndr), presenza di sangue nelle feci o feci nere; stanchezza cronica, che potrebbe essere dovuta ad anemia, causata da un sanguinamento dalla parete dello stomaco. Si può guarire, se il tumore viene individuato agli inizi e asportato chirurgicamente, per cui è importante che a insospettirsi, quando questi segnali persistono per molte settimane, sia soprattutto chi è più a rischio d’ammalarsi: le persone che soffrono di gastrite atrofica (un’infiammazione dello stomaco) o di un’infezione cronica causata dall’Helicobacter pylori, responsabile di ulcera e gastrite.

Bastano due settimane da sedentari per ingrassare (e non solo)

Chi si ferma è perduto: bastano due settimane trascorse senza far movimento per veder peggiorare il profilo metabolico, la composizione corporea e il rapporto grasso/muscolo, perfino la funzionalità cardiovascolare. Lo ha dimostrato uno studio inglese presentato all’ultimo congresso dell’European Association for the Study of Diabetes (EASD), secondo cui anche una sedentarietà breve può minare la salute.

Volontari attivi

La ricerca è stata condotta su un gruppo di volontari giovani e abitualmente attivi, che ogni giorno facevano ben più di diecimila passi ed erano normopeso; prima di fermarsi per due settimane sono stati valutati per la funzionalità respiratoria, la composizione corporea, la funzionalità cardiovascolare. Gli stessi test sono stati ripetuti dopo il periodo di stop forzato, durante il quale i partecipanti hanno aumentato di oltre cento minuti al giorno il tempo passato seduti, riducendo al contempo drasticamente il numero di passi. Dopo due settimane sul divano, i risultati sono stati impietosi: la funzione cardiovascolare, misurata valutando la funzione delle cellule che rivestono i vasi sanguigni, è diminuita dell’1.8 per cento; analogo peggioramento per la funzionalità polmonare e per la composizione corporea, che si è immediatamente sbilanciata a sfavore dei muscoli verso un maggior accumulo di ciccia, soprattutto sul girovita e nel fegato. Diminuisce pure la sensibilità all’insulina, che controlla il metabolismo del glucosio: un elemento che spiana la strada al diabete, perché i tessuti non rispondono più bene all’ormone e il controllo della glicemia può pian piano peggiorare.

«WonderLAD», la casa che permette ai piccoli malati di restare bambini

È diritto di ogni bambino potere godere appieno della propria età. Anche – anzi, soprattutto – se si trova a combattere con una grave malattia. Una circostanza eccezionale, a volte violenta, che lo astrae dalla sua vita di ogni giorno, in particolare dalla dimensione del gioco e della creatività proprie del suo essere bambino, di cui invece avrebbe particolare bisogno per affrontare dolore, solitudine, incertezza, isolamento. Per di più in un ambiente estraneo come l’ospedale. In nome di questo diritto fondamentale dei bambini, due visionari come Cinzia Favara, psicoterapeuta e arteterapeuta, e il marito Emilio Randazzo, «architetto-terapeuta», come lui stesso si definisce scherzosamente, hanno messo in moto un progetto all’avanguardia per ribaltare gli elementi di una situazione negativa extra-ordinaria come è appunto la malattia oncologica pediatrica.

Tecnologie all’avanguardia

Forti ciascuno della propria professione e, insieme, dell’esperienza più che ventennale della loro LAD Onlus, operativa presso il reparto di Oncologia Pediatrica del Policlinico di Catania, Cinzia ed Emilio hanno pensato quindi a una grande «casa» dove i bambini malati non ospedalizzati possano vivere esperienze positivamente eccezionali durante la malattia. Per combatterla non solo con le medicine, ma anche con lo stupore e la meraviglia, magari scoprendo potenzialità, passioni e persino talenti. Non a caso hanno scelto di chiamarla WonderLAD e di costruirla con materiali e tecnologie all’avanguardia nel campo della bio-architettura, «per ottenere – come spiega Emilio, direttore di LAD – comfort, salubrità degli ambienti e prestazioni energetiche di massimo livello, sublimando lo scopo sociale dell’architettura». Che si mette così al servizio dei piccoli ospiti della struttura, rendendo WonderLAD «un luogo di opportunità e scoperta attraverso l’arte e la creatività, che – come spiega Cinzia, presidente di LAD – permettono ai piccoli pazienti di restare in contatto con le parti sane e belle della loro identità di bambini».

Tumore polmone, come cambia la vita dei pazienti con mutazioni genetiche

Tanti sono i cambiamenti nella diagnosi e terapia del tumore polmonare avvenuti negli ultimi anni. ALK, EGFR E ROS1 sembrano sigle incomprensibili, che hanno invece un valore decisivo per i malati: sono infatti i nomi dei geni che hanno un ruolo determinante in questa malattia e proprio in presenza di queste “sigle” si possono oggi utilizzare nuovi farmaci, che hanno aperto speranze, fino a pochi anni fa non immaginabili. Per identificare i bisogni di malati e loro familiari e per poter supportare progettualità che colmino le necessità individuate, WALCE, Women Against Lung Cancer in Europe (Donne Contro il Tumore del Polmone in Europa) promuove l’evento Be MUT-ual Days, due giornate di interscambio, formazione e informazione che si terranno a Roma il 25 e 26 novembre. «Il carcinoma polmonare resta ancora oggi il cancro che provoca più decessi, ma diverse nuove cure (anche combinate alla classica chemioterapia) allungano la sopravvivenza dei pazienti con una neoplasia in stadio avanzato – dice Silvia Novello – presidente di WALCE, Women Against Lung Cancer in Europe (Donne Contro il Tumore del Polmone in Europa) -. Facciamo progressi, ma è difficile “stare al passo” con tutte le novità, difficile comprenderne il significato e l’applicabilità delle innovazioni diagnostiche e terapeutiche nella singola malattia, nel singolo paziente. Per questo WALCE a novembre, mese di sensibilizzazione per il tumore polmonare, coglie l’occasione per concentrare e avviare molte attività». 

Il tumore più letale: a 5 anni vivo solo il 16% dei malati

Nel 2019 sono state stimate 42.500 nuove diagnosi di tumore del polmone (29.500 negli uomini e 13mila nelle donne): è la seconda neoplasia più frequente negli uomini e la terza nelle donne. In oltre l’80 per cento dei casi la malattia si sviluppa in tabagisti o ex fumatori: in pratica, senza tabacco, il temibile e letale carcinoma polmonare diventerebbe una malattia rara. «Invece rappresenta ancora oggi la prima causa di morte per cancro – ricorda Domenico Galetta, vicepresidente WALCE e oncologo dell’Istituto Oncologico Giovanni Paolo II di Bari -. Purtroppo a cinque anni dalla diagnosi è vivo solo il 16 per cento dei pazienti, anche perché in più di sette casi su dieci viene scoperto tardi, quando è più difficile da curare e ha già dato metastasi, perché nei suoi stadi iniziali spesso non dà sintomi». Per comprendere le necessità specifiche dei malati e di chi li assiste, WALCE ha organizzato la due-giorni di confronto romana: l’intento è anche dare informazioni e fare formazione su test molecolari e trattamenti innovativi e favorire la creazione di un network fra le persone, affinché possano condividere le proprie esperienze e i propri bisogni comuni. 

Il piano anti Hiv: «Più informazione a scuola, test sanitari per chi ha più di 13 anni»

Dalla proposta, imminente, del viceministro della Salute Pierpaolo Sileri sulla promozione dell’uso dei profilattici nelle scuole superiori per contrastare la diffusione dell’Hiv all’applauditissima lectio magistralis sul «permesso di invecchiare» del filosofo Massimo Cacciari e del neuroscienziato Gianvito Martino. E ancora: lezioni su come soccorrere gli infartuati ed esercizi di «yoga dolce» per donne in attesa. È quanto si è visto ieri alla giornata conclusiva del «Tempo della Salute», meeting su medicina e benessere organizzato dal Corriere della Sera al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano. Oltre cinque mila in totale i visitatori che, da sabato, al Tempo della Salute, hanno assistito a 25 convegni con 70 ospiti, partecipato a 13 corsi pratici e effettuato 1800 esami sanitari tra cui quelli riguardanti glicemia, hiv ed «apnea del sonno».

Svapo o non svapo? I dubbi sulle nuove alternative al fumo di sigaretta

Le sigarette elettroniche, seguite da una varietà di altri dispositivi, sono state salutate come una buona alternativa alla sigaretta tradizionale, rispetto alla quale comportano diversi rischi in meno. Alcuni studi, tuttavia, indicano che, al contrario, potrebbero essere la porta d’ingresso all’abitudine al fumo «vero». Di recente, inoltre, sono stati segnalati negli Stati Uniti casi di una ancora misteriosa malattia polmonare associata agli strumenti per «svapare». Cosa c’è di vero? Cosa è stato scientificamente dimostrato sul fumo vecchio e nuovo? Sigarette elettroniche e dispositivi per il tabacco riscaldato sono meno nocivi delle sigarette tradizionali? Quali sono gli strumenti efficaci per chi vuole smettere? Quale appeal hanno le e-cig sui ragazzini e sulle persone che non hanno mai fumato?

L’evento

A tutte queste domande daranno una risposta gli esperti coinvolti nell’incontro in programma al «Tempo della Salute», alle 10 di domenica 10 novembre (ingresso gratuito fino esaurimento dei posti), al Museo della Scienza di Milano, organizzato in collaborazione con Fondazione Umberto Veronesi. Parteciperanno Roberto Boffi, medico pneumologo, responsabile della Pneumologia e del Centro antifumo dell’IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, Silvano Gallus, capo del Laboratorio di Epidemiologia degli Stili di Vita dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, Mike Maric, medico, docente all’Università di Pavia e campione mondiale di apnea 2004, Fiorenza Vallino, fondatrice e storico direttore del magazine Io Donna. Modera Donatella Barus, direttore Magazine Fondazione Umberto Veronesi.

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