Menopausa, sintomi da gestire e terapie: sul «Corriere Salute» in edicola gratis giovedì

Pubblichiamo in anteprima una parte dell’articolo in uscita sul nuovo «Corriere Salute» (in edicola gratis giovedì 17 ottobre) dedicato alla menopausa, con consigli sulla terapia ormonale e le terapie alternative.

È un passaggio complicato per tutte, un momento critico a cui si pensa malvolentieri. Perché la menopausa è una fase fisiologica della vita di ogni donna e non certo una malattia, ma si accompagna a grandi cambiamenti che possono lasciare il segno su corpo e mente. Affrontarla bene è indispensabile soprattutto oggi, perché l’aspettativa di vita è aumentata: dopo la fine della fertilità non c’è un rapido declino, ma un lungo «secondo tempo» da vivere appieno. Per riuscirci serve essere informate e consapevoli: ecco perché come tutti gli anni torna la Giornata Mondiale della Menopausa, promossa dalla International Menopause Society (Ims) per sensibilizzare le donne e aiutarle a gestire la transizione nel modo più «dolce» possibile, senza troppe ansie. Che purtroppo le donne provano, soprattutto in merito alla terapia ormonale sostitutiva (Tos): poche settimane fa l’uscita su Lancet di una ricerca che richiamava nuovamente l’attenzione sul rischio di tumore al seno connesso alla Tos protratta per lunghi periodi ha risvegliato le paure delle pazienti, col rischio di un ennesimo fuggi-fuggi dalle cure.

Tumore alla vescica, ecco perché il rischio è più alto per le donne italiane

Sebbene non se ne parli spesso, il carcinoma della vescica è la quinta forma di cancro più frequente in Italia con circa 27.100 nuovi casi diagnosticati nel 2018 nel nostro Paese: 21.500 tra gli uomini e 5.600 tra le donne. Nonostante ad ammalarsi siano soprattutto gli uomini, sono le donne a rischiare di più la vita perché nel sesso femminile la diagnosi arriva troppo spesso in ritardo. A richiamare l’attenzione su questa malattia ancora poco conosciuta e sottostimata e dare una spiegazione delle differenze fra i due sessi sono gli esperti della Società Italiana di Urologia (Siu), in chiusura del congresso nazionale dell’associazione tenutosi in questi giorni a Venezia.

Maschi in pericolo sul lavoro

«Circa un quarto dei casi di tumore della vescica è attribuibile ad esposizioni lavorative in settori dove vengono impiegati soprattutto gli uomini – spiega Walter Artibani, professore di Urologia all’Università di Verona e Segretario generale della Siu -. È noto, infatti, l’aumento di incidenza di carcinoma uroteliale tra gli occupati nelle industrie dei coloranti derivati dall’anilina e delle ammine aromatiche (benzidina, 2-naftilamina), sostanze chimiche generate soprattutto nella produzione di vernici e pigmenti per tessuti, pelle e carta, oltre che nell’industria della gomma e del catrame».

La proposta: finanziare la Sanità aumentando il costo delle sigarette

Torna di attualità il tema dei costi del fumo in questi giorni in cui si discute su come sia possibile reperire i fondi aggiuntivi necessari per sostenere il finanziamento del nostro Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e garantire i valori di tutela della salute e di universalità delle cure sancite dalla nostra Costituzione. Si parla dei costi sanitari e sociali ma anche dei costi veri e propri dei pacchetti di sigarette. Secondo la Banca Mondiale, la più importante strategia da adottare in un programma governativo di controllo del tabagismo riguarda, infatti, gli aumenti del prezzo, tramite aumenti della tassazione, sulle sigarette e sugli altri prodotti di tabacco. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), con la sua «Convenzione Quadro sul Controllo del Tabagismo», raccomanda l’aumento della tassazione o dei prezzi per ridurre la domanda di tabacco.

Bronchite e tumori

Sono passati molti anni da quel lontano 11 gennaio 1964 quando veniva reso pubblico il primo rapporto sulla nocività del fumo, preparato dal «Surgeon General’s Advisory Committee on Smoking and Health» americano: per la prima volta si affermava chiaramente che il fumo causa tumori polmonari e che è la più importante causa al mondo di bronchite cronica. Da allora abbiamo scoperto molti altri effetti negativi del tabagismo, ma le multinazionali del tabacco continuano a fare affari e nessun governo al mondo ne ha mia vietato la commercializzazione. L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha stabilito che vi è una chiara evidenza che l’aumento delle accise sulle sigarette (e altri tabacchi) porti ad una riduzione del loro consumo, della prevalenza di fumatori e dell’iniziazione al fumo nei giovani, un aumento della cessazione e del gettito fiscale, e un miglioramento della salute della popolazione (scrivi al forum Malattie respiratorie).

Prostata, questa sconosciuta: solo un over 50 su quattro sa a cosa serve

È uno scenario sconfortante quello che emerge da un’indagine che ha coinvolto oltre 3mila uomini europei, tutti ultra 50enni: solo il 26 per cento degli interpellati è in grado di spiegare a cosa serve la ghiandola prostatica e soltanto il 38 per cento sa cosa sia l’ipertrofia prostatica benigna, una patologia che (in misura più o meno lieve) riguarda praticamente tutti i maschi dai 50 anni in poi. E c’è di peggio: un risicato 17 per cento degli intervistati sa che i sintomi che a un certo punto si manifestano non sono «normali» spie dell’invecchiamento. L’unica speranza? Che gli italiani siano più informati dei loro coetanei britannici, tedeschi e francesi, che sono stati ingaggiati nel sondaggio voluto dalla European Association of Urology e in cui esiti sono stati da poco resi noti. I risultati dell’indagine saranno analizzati dagli esperti durante i lavori del 92esimo congresso della Società Italiana di Urologia (Siu) che prende il via sabato 12 ottobre al Lido di Venezia.

Italiani più propensi a parlarne con la partner

«Non ne sarei così certo – commenta Salvatore Voce, presidente della Siu e direttore della Struttura Complessa di Urologia all’AUSL di Ravenna -. Nella nostra pratica clinica quotidiana anche noi urologi italiani ci troviamo spesso a dover fornire al paziente dei ragguagli anatomici sull’esatta posizione della ghiandola prostatica e a dover spiegare che certi cambiamenti sono avvisaglie di una ben precisa patologia (l’ipertrofia prostatica appunto) e non soltanto cambiamenti dovuti all’età. Anche la quantità di uomini che cercano risposte su Google prima che dal medico è purtroppo comune all’Europa, ma a nostro favore credo sia invece il confronto con le partner: soltanto il 13 per cento degli “stranieri” intervistati dice che ne parlerebbe con la compagna, mentre in Italia spesso sono proprio le donne a spingere il paziente a riferire la propria sintomatologia al medico curante o allo specialista».

Farmaco creato per una sola paziente: Mila, 8 anni, ha la malattia di Batten

Un farmaco creato per una sola persona: è la prima volta e la paziente è una bambina di 8 anni con una sindrome rarissima. Il caso è stato descritto sul New England Journal of Medicine. Il team di medici dell’Ospedale pediatrico di Boston (Stati Uniti) che messo a punto il medicinale lo ha chiamato «milasen» dal nome della malata che lo assumerà: Mila Makovec, che vive con la famiglia a Longmont in Colorado. Mila soffre di un disturbo neurologico in rapida evoluzione, la malattia di Batten: i sintomi sono iniziati quando aveva 3 anni. In poco tempo la bambina è diventata cieca e non era più in grado di sollevare la testa. Per vivere aveva bisogno di un sondino e subiva fino a 30 attacchi di convulsioni al giorno, lunghi anche un paio di minuti (ovvero interminabili).

Un caso «sconcertante»

A dicembre del 2016 la madre, Julia Vitarello, ha finalmente avuto dai medici la diagnosi: Mila, che all’epoca aveva 6 anni, soffre della malattia di Batten, un disturbo neurologico per cui non esiste cura. Il suo è stato definito dai medici un «caso sconcertante»: la patologia è recessiva, dunque un paziente deve ereditare due versioni mutate dello stesso gene per svilupparla. Al contrario Mila ha un solo gene mutato e l’altra copia sembrerebbe normale. A marzo 2017 il dottor Timothy Yu ha scoperto, insieme ai colleghi dell’Ospedale pediatrico di Boston, che il problema del gene che sembrava intatto consiste in un frammento di Dna estraneo che ha influenzato la produzione di un’importante proteina necessaria ai lisosomi, che nelle cellule hanno il ruolo di rimuovere o riciclare la «spazzatura», ovvero le sostanze indesiderate prodotte dai vari processi cellulari.

Cronobiologia: quali sono i momenti giusti per il corpo, sul «Corriere Salute» in edicola gratis oggi

Pubblichiamo in anteprima una parte dell’articolo in uscita sul nuovo «Corriere Salute» (in edicola gratis oggi, giovedì 10 ottobre) dedicato alla nuova scienza della cronobiologia che ci insegna quali sono i momenti giusti per ogni attività, perché ogni funzione del nostro organismo segue un suo ciclo di vitalità e riposo. Inserirsi in questo processo significa rispettare l’equilibrio. E sfruttare in pieno le potenzialità.

Volete allenarvi per buttare giù la pancetta? Meglio fare una corsa o una camminata a passo svelto prima di colazione, brucerete più grassi. Cercate di battere il vostro record personale nella maratona? Provateci nel pomeriggio, è possibile che riusciate a limare i tempi di un po’. Allenarsi al mattino o alla sera non è la stessa cosa e la tempistica con cui si sceglie di fare esercizio fisico conta parecchio. Ma decidere il momento giusto per lo sport non è l’unico caso in cui guardare l’orologio sarebbe opportuno: ogni cellula o tessuto del nostro organismo ha i suoi tempi, ogni funzione del corpo un momento di minimo e uno di massimo durante l’arco delle 24 ore. E conoscere «che ora è» per l’intestino o i muscoli, il sistema immunitario o il cuore sarebbe parecchio utile per vivere più «in sincrono» e guadagnarci pure in salute, come spiega Roberto Manfredini, cronobiologo dell’università di Ferrara e autore di “Un tempo per ogni cosa” (Piemme).

Le (grandi) difficoltà dei malati reumatici sul «Corriere Salute» in edicola gratis giovedì

Pubblichiamo in anteprima una parte dell’articolo in uscita sul nuovo «Corriere Salute» (in edicola gratis giovedì 10 ottobre) dedicato alla condizione di chi soffre di malattie reumatiche: le difficoltà che i malati incontrano dai 5 mesi per una visita ai ticket costosi ai pochi centri specializzati a disposizione sul territorio.

«Per la visita si attende sempre fino a 150 giorni, dicono che mancano gli specialisti». «Nonostante avessi il codice di priorità per gli esami, ho dovuto farli molto lontano da casa poiché erano disponibili dopo sei mesi». «Non ci sono posti col Servizio sanitario, ma a pagamento si trova in brevissimo tempo». «Devo percorrere cento chilometri per andare nella città dove c’è il centro di reumatologia». Sono le «voci» dei pazienti reumatici. Tante volte solo sussurrate. Più spesso destinate a cadere nel vuoto. A raccoglierle ci ha provato l’indagine «Vivere con una malattia reumatica» realizzata da Apmarr-Associazione nazionale persone con malattie reumatologiche e rare e WeResearch su un campione di 1.020 pazienti affetti da queste patologie (come artrosi, artriti, fibromialgia, connettiviti, vasculiti e tante altre), che sarà presentata al Senato il 10 ottobre in occasione della Giornata mondiale delle malattie reumatiche.

Nobel Medicina agli americani Kaelin e Semenza e all’inglese Ratcliffe

Un meccanismo complesso e fondamentale per la vita sulla Terra: è quello che ha permesso agli americani William Kaelin e Gregg Semenza e al britannico Peter Ratcliffe di vedersi assegnato il premio Nobel per la Medicina del 2019. I loro studi si sono concentrati sul modo in cui le cellule (non solo umane) si adattano alla disponibilità di ossigeno presente nell’ambiente. Un fattore di importanza cruciale per la salute delle cellule stesse. «I tre premiati hanno stabilito le basi per la nostra comprensione di come i livelli di ossigeno influenzino il metabolismo cellulare e la funzione fisiologica – ha spiegato la giuria del Nobel -. Le loro scoperte hanno spianato la strada a nuove promettenti strategie per combattere l’anemia, il cancro e molte altre malattie». L’annuncio del Karolinska Institutet di Stoccolma, in Svezia, è stato dato in diretta internet. Il riconoscimento ammonta a 9 milioni di corone svedesi, circa 830mila euro.

Fondamentale per la vita

In particolare il lavoro di Kaelin (Dana Farber Cancer Institute, Harvard Medical School – Usa), Ratcliffe (University of Oxford, Francis Crick Institute – Regno Unito) e Semenza (John Hopkins University School of Medicine – Usa) ha portato alla scoperta dell’esistenza di un «sensore per l’ossigeno» all’interno di ogni cellula e alla scoperta del meccanismo con cui le cellule rispondono alle variazioni di questo elemento chimico così importante per gli esseri viventi. Si tratta di una ricerca di base che però ha profonde implicazioni per la comprensione e il trattamento di numerose patologie: dalle malattie cardiovascolari all’anemia, fino al diabete e al cancro. L’ossigeno è indispensabile per la vita delle cellule perché consente loro di ottenere dal cibo l’energia di cui hanno bisogno. Lo dimostrano i casi di ictus o infarto, in cui l’assenza di ossigeno nel cervello e nel cuore provoca danni a volte irreversibili o la morte.

Tumori: inizia l’era dei farmaci «agnostici» (non conta più l’organo malato, ma la mutazione genetica)

Studio di un oncologo nel prossimo futuro: il medico deve comunicare al paziente una diagnosi di cancro. «Signora Rossi, lei ha un tumore con mutazione del geni XYZ». «Dottor Verdi, i suoi esami indicano la presenza di una neoplasia con alterazione genetica ABC». L’organo interessato? Non è più l’informazione principale da considerare quando si pensa alla cura.Una vera e propria rivoluzione, con ampi risvolti positivi per i malati, alla quale gli addetti ai lavori si stando preparando, come dimostrano moltissimi studi presentati durante il convegno annuale della European Society of Medical Oncology (Esmo), appena concluso a Barcellona.

Inizia l’era dei «farmaci agnostici»

La parola chiave della nuova era che sta per iniziare è «agnostici», che deriva dal greco antico «senza sapere». Il che non significa, naturalmente, che i medici non sappiano contro quali tumori utilizzarle o per quali pazienti possano essere efficaci. «Al contrario, sono una nuova conquista della medicina personalizzata, perché hanno un bersaglio super-preciso da colpire – spiega Giuseppe Curigliano, direttore della divisione per lo sviluppo di Nuovi farmaci e Terapie innovative dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano -. Si tratta infatti di farmaci non disegnati a priori per un determinato tipo di malattia. Non sono, insomma, stati studiati e testati per la loro efficacia su uno specifico tipo di cancro (colon, seno, polmone e via dicendo), ma vanno a colpire selettivamente alcune mutazioni genetiche, che possono essere responsabili di diverse neoplasie, in diversi organi. Un modello diverso da quello istologico (basato sull’esame al microscopio dei tessuti organici che presentano anomalie) che fino ad ora ha governato la ricerca clinica, le decisioni regolatorie e la partica oncologica».

Su «Corriere Salute»: come aiutare i bambini a superare la paura del buio

Pubblichiamo in anteprima una parte dell’articolo di apertura del nuovo «Corriere Salute». Potete leggere l’articolo integrale sul numero in edicola gratis giovedì 3 ottobre oppure in Pdf sulla Digital Edition del «Corriere della Sera».

Giulio ha 5 anni, è un bambino tranquillo ma ogni sera, quando arriva l’ora di andare a dormire, comincia a piangere: implora la mamma di non lasciarlo, poi si tranquillizza, però impiega molto tempo ad addormentarsi. Alice ha più o meno la stessa età e non ha mai trascorso una notte intera da sola: si addormenta come un angioletto però, a una certa ora, invade il letto di mamma e papà e non c’è verso di convincerla a tornare in camera sua. Per molti genitori il momento della nanna è un vero e proprio braccio di ferro con il proprio figlio. «Tutti i bambini hanno delle paure e quella per il buio è una delle più comuni – rassicura Antonella Costantino, direttore di Neuropsichiatria infantile e dell’adolescenza del Policlinico di Milano -. In realtà, avere paura è molto utile: è la reazione che l’organismo mette in atto per proteggersi da cose e situazioni che potrebbero essere pericolose. Imparare a riconoscerla ed essere in grado di analizzarla è uno dei compiti evolutivi di ogni bambino».

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